MESSAGGIO PER UN’AQUILA CHE SI CREDE UN POLLO(2)

(2)

Saprò esservi d’aiuto in questo ritiro?

 

Pensate che aiuterò qualcuno? No! Oh, no, no, no, no, no! Non aspettatevi che sia d’aiuto a qualcuno. E nemmeno mi aspetto di danneggiare le persone. Se ne uscirete Danneggiati, sarà responsabilità vostra. Davvero!

Credete forse che la gente vi aiuti? Non è così.

Nel corso di una terapia di gruppo che stavo guidando, una donna, responsabile di un istituto, mi disse:<< Non mi sento sostenuta dalla mia direttrice>>.

Io le chiesi: <<Cosa intende dire?>>.

E lei rispose: <<Ecco, la mia direttrice, non si fa mai viva all’istituto di cui sono responsabile. Non viene mai. non mi dice mai parole di apprezzamento>>.

Io le dissi: <<Va bene, facciamo un esercizietto. Facciamo finta che io conosca la tua direttrice. Anzi, facciamo finta che io sappia esattamente quel che pensa di te. Dunque, io ti dico (facendo finta di essere la superiora): ‘Sai, Mary, la ragione per cui non vengo mai da te è il fatto che il tuo è l’unico istituto di tutta la provincia  che funzioni a dovere. Non ci sono problemi,. So che sei responsabile tu, e dunque va tutto bene’. Allora, adesso come ti senti?>>.

Lei rispose: <<Benissimo>>.

E io: <<Bene: adesso ti dispiacerebbe uscire dalla stanza per un paio di minuti? Fa parte dell’esercizio>>.

La donna uscì fuori. Mentre era fuori, dissi agli altri componenti del gruppo: <<Io sono ancora la direttrice, ok? Mary è la peggiore direttrice di istituto con cui mi sia trovata ad avere a che fare nella storia della provincia di cui sono responsabile. In effetti, il vero motivo per cui non vado  al suo istituto è che non sopporto di vedere quello che combina. E’ davvero terribile. Ma se le dico la verità, l’unico effetto sarà che quelle povere alunne soffriranno ancora di più. Nel giro di un anno o due, la sostituiremo: stiamo preparando una persona a questo fine. Nel frattempo, ho pensato di dirle alcune  cose carine per tenerla buona. Cosa ne pensate?>>

Tutti risposero: <<Be’, era l’unica cosa che potevi fare, in una situazione del genere>>.

Poi feci rientrare Mary e le chiesi se si sentiva ancora benissimo.

<<Certo>>, rispose lei.

Povera Mary! Pensava di essere apprezzata quando non lo era per nulla. Il fatto è che nella maggior parte dei casi siamo noi stessi a costruire nella nostra mente quel che sentiamo e pensiamo, compresa la convinzione di essere aiutatati da altre persone.

Pensate di aiutare le persone perché ne siete innamorate? Ebbene, devo darvi una notizia. Non si è mai innamorati di qualcuno. Si è soltanto innamorati dell’idea che ci si è fatti di una data persona, un’idea preconcetta e dettata dalla speranza. Non è così che ci si disamora? E la vostra idea che cambia, giusto?

Come hai potuto deludermi, dopo che io avevi riposto tanta fiducia in te?>> Dite a qualcuno.

Davvero avete riposto tanta fiducia in quella persona? No, non l’avete mai fatto. Piantatela! Questa convinzione deriva semplicemente dal lavaggio che la società esercita su di voi. Non si ripone mai fiducia nella gente. L’unica cosa di cui ci si fida è il proprio giudizio riguardo a quella data persona. E dunque, di cosa vi lamentate? Il fatto è che a nessuno piace ammettere che il proprio giudizio era sbagliato.  L’ammetterlo non è certo particolarmente lusinghiero,  e allora si preferisce dire: <<Come hai potuto deludermi>>.

E dunque rieccoci al punto: le persone non vogliono crescere davvero, non vogliono cambiare, non vogliono essere felici. Come mi ha saggiamente detto qualcuno una volta: <<Non tentare di renderli felici: ti metterai nei pasticci. Non tentare di insegnare a cantare a un maiale: il risultato è che tu perdi tempo e il maiale si irrita>>.

C’è una storiella che racconta di un uomo d’affari che entra in un bar, si siede e vede che il suo vicino di tavolo ha una banana nell’orecchio – una banana nell’orecchio! E l’uomo pensa: <<Chissà, forse dovrei farglielo notare. Anzi, no: non sono affari miei>>.

Ma quel pensiero continua a tormentarlo. E così, dopo aver bevuto un paio di bicchieri, dice al suo vicino: <<Mi scusi…hem guardi che ha una banana nell’orecchio>>.

E il vicino: <<Come?>>.

L’uomo d’affari ripete: <<Ha una banana nell’orecchio>>.

Di nuovo il vicino dice: <<Come ha detto scusi?>>

<<Ha una banana nell’orecchio!>> Grida l’uomo d’affari.

<<Parli più forte>> risponde il vicino. <<Ho una banana nell’orecchio!>>.

Dunque, è inutile. <<Rinuncia, rinuncia, rinuncia>> mi dico. Dì quel che devi dire e vattene. Se ne approfitteranno, bene, altrimenti pazienza!

 

Il giusto tipo di egoismo

La prima cosa che voglio capiate, se davvero intendete svegliarvi, è che non volete svegliarvi. Il primo passo verso il risveglio è essere sufficientemente sinceri da ammettere di fronte a se stessi che non è piacevole.

Voi non volete essere felici. Che ne dite di sottoporvi ad un piccolo test? Proviamo: ci vorrà un minuto esatto. Potete chiudere gli occhi mentre lo fate, oppure potete tenerli aperti: non ha grande importanza. Pensate a qualcuno che amate molto, qualcuno a cui siete vicini, qualcuno che vi è prezioso, e provate a dire a quella persona, nella vostra mente: <<Preferisco la felicità a te>> Osservate quel che accade. <<Preferisco la felicita la felicità a te. Se dovessi scegliere, non avrei dubbi: sceglierei la felicità.>> Quanti di voi si sono sentiti egoisti, pronunciando questa frase? Molti, a quanto pare. Capite fino a che punto siamo stati sottoposti a un lavaggio del cervello?

Il risultato è che ci costringono a chiederci: <<Come ho potuto essere tanto egoista?>>. Ma pensate un attino a chi è veramente egoista. Immaginatevi che qualcuno venga a dire a voi: <<Come hai potuto essere tanto egoista da anteporre la tua felicità a me?>>. Non vi verrebbe forse da rispondere: <<Scusa tanto, ma come puoi tu essere tanto egoista da pretendere che anteponga te alla mia felicità?>>.

Una donna mi disse una volta che, quando lei era bambina, un suo cugino gesuita aveva organizzato un ritiro  nella  chiesa gesuita di Milwaukee. Egli apriva ogni incontro con le parole: <<La prova dell’amore è il sacrificio; la misura dell’amore è l’altruismo>>.

Splendido! Le chiesi: <<Vorresti che io ti amassi al costo della mia felicità?>>.

<<Si>> rispose lei.

Non è una situazione deliziosa? Non sarebbe meraviglioso?

Lei amerebbe me a costo della sua felicità, io amerei lei a costo della mia felicità. E così avremmo due persone infelici, ma viva l’amore.

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