Messaggio per un’aquila che si crede un pollo COME GIUNGE LA FELICITA’ (Anthony D. M. 18 pag. 64)

Come giunge la felicità

 

Prendete coscienza di voi stessi. osservatevi. E’ per questo che prima ho detto che l’autosservazione è una cosa tanto straordinaria e meravigliosa. Dopo un po’ non è necessario alcuno sforzo, perchè man mano che le illusioni si sbriciolano si iniziano a conoscere delle cose che non possono essere descritte. Si chiama felicità. Tutto cambia e ci si abbandona alla consapevolezza.

Una storia racconta di un discepolo che è andato dal suo maestro e gli ha domandato: <<Mi puoi dire una parola di saggezza? Mi puoi suggerire qualcosa che mi guidi per tutta la vita?>>.

Era la giornata del silenzio per quel maestro, così prese un foglio e scrisse: <<Consapevolezza>>.

Quando il discepolo vide la parola, disse: <<E’ troppo sintetico. Non puoi ampliarlo un po’>>.

Il maestro prese il foglio e scrisse; <<Consapevolezza, consapevolezza, consapevolezza>>.

Il discepolo replicò: <<Va bene, ma cosa significa?>>.

Il maestro riprese il foglio e scrisse; <<Consapevolezza, consapevolezza, consapevolezza significa… consapevolezza>>.

Ecco cosa vuol dire osservare se stessi. Nessuno può mostrarvi come fare, perché vi darebbe una tecnica, vi programmerebbe. Ma osservatevi, quando parlate con qualcuno, ne siete consapevoli o vi state semplicemente identificando? Quando vi siete arrabbiati con qualcuno, ne eravate consci o vi stavate semplicemente identificando con la vostra ira? Più tardi, quando ne avete avuto il tempo, avete studiato la vostra esperienza, tentando di capirla? Da dove è venuta? Cosa ha portato? Non conosco alcuna strada che porti alla consapevolezza. Solo quello che si comprende può essere cambiato. Ciò che non si capisce, o di cui si è inconsapevoli, viene represso. Non si cambia. Ma quando lo si capisce, si cambia.

Qualche volta invece viene chiesto: <<Questa crescita in consapevolezza è una cosa graduale o piuttosto un cambiamento repentino?>>. Esistono alcune persone fortunate che hanno una sorte di colpo di fulmine. Semplicemente, diventano consapevoli. Altre vi si avvicinano lentamente, gradualmente, piano piano. Iniziano a capire alcune cose. Le illusioni cadono, le fantasie vengono eliminate, strato dopo strato, e queste persone iniziano a venire a contatto con i fatti.

Non esiste una regola assoluta.

C’è una famosa storiella su un leone che s’imbatte in un gregge e con sua grande sorpresa trova un leone tra le pecore. Si trattava di un leone cresciuto nel gregge da quando era  un cucciolo. Belava come una pecora e si muoveva come una pecora. Il leone si diresse dritto verso di lui, e quando il leone-pecora si trovò di fronte il leone vero, si mise a tremare come un fuscello

.

Il leone gli disse: <<Cosa fai in mezzo a queste pecore?>>

Il leone-pecora gli rispose: <<Sono una pecora>>.

E l’altro: <<Oh, no che non lo sei. Adesso vieni con me>>.

Portò il leone-pecora fino a uno specchio d’acqua e disse: <<Guarda!>>.

Quando il leone-pecora vide il proprio riflesso nell’acqua emise un potente ruggito. In quel momento si trasformò, e non fu mai più lo stesso.

Se avete fortuna e gli dèi sono propizi, o se siete dotati di grazia divina (usate pure qualsiasi espressione teologica vi piaccia), potrete capire improvvisamente chi è l'”io”, e allora non sarete più gli stessi, mai più. Niente potrà più toccarvi e nessuno potrà più farvi del male.

Non avrete paura di nulla e di nessuno. Non è straordinario? Vivrete come re, come regine. Ecco cosa significa vivere come un sovrano. Non c’entra niente con la possibilità di apparire sul giornale o con il possedere un sacco di soldi.

Quelle sono tutte sciocchezze. Non si ha paura di nessuno perché si è più che soddisfatti di non essere nessuno. Non ve ne frega niente del successo o del fallimento. Non hanno alcun significato. L’onore, il disonore, non hanno alcun significato! E anche se vi rendete ridicoli, non ve ne importa niente. Non è forse una condizione stupenda?

Alcuni raggiungono quest’obiettivo passo dopo passo, scrupolosamente, attraverso
mesi e settimane di autocoscienza. Ma una cosa posso assicurarvi: non conosco neanche una persona che abbia dedicato del tempo alla consapevolezza e che non abbia notato
dei cambiamenti nel giro di qualche settimana. Cambia la qualità della vita, e dunque le persone non devono più credermi sulla parola. Lo vedono; sono diverse, reagiscono in modo diverso. Anzi, reagiscono meno e agiscono di più. Capiscono cose che non hanno mai capito prima.

Si ha più energia, si è più vivaci. La gente pensa che, senza desideri, si sia come dei pezzi
di legno senza vita. In realtà, si perde solo la tensione. Liberatevi della paura di fallire, della preoccupazione di riuscire, e sarete voi stessi. Rilassatevi. Non guidereste, come
state facendo ora, con il piede sul freno. Ecco cosa accadrebbe.
C’è un bellissimo detto di Tranxu, grande saggio cinese, che mi sono preso la briga di imparare a memoria. Dice: «Quando l’arciere tira senza ambire a un premio particolare, ha tutte le sue capacità; quando tira per vincere una fibbia d’ottone, è già nervoso; quando tira per un trofeo dorato, diventa cieco, vede due bersagli, e perde la testa. Le sue capacità non sono andate perdute, ma il premio lo turba. Per lui è importante! Pensa più a vincere che a tirare, e il bisogno di vincere gli toglie la sua abilità». Non vi sembra l’immagine della maggior parte delle persone? Quando non si vive in funzione di qualcosa, si conserva tutta la propria capacità, la propria energia, e si è rilassati, perché non importa che si vinca o si perda.

Ma un’esistenza (umana), per voi, è possibile. La vita è tutta qui. Non può che
derivare dalla consapevolezza. E nella consapevolezza capirete che l’onore non significa nulla. É una convenzione sociale, ecco tutto. Ecco perché i mistici e i profeti non se ne curavano neanche un po’. L’onore e la disgrazia per loro non significavano nulla. Vivevano in un altro mondo, il mondo delle persone che si erano destate. Il successo e il fallimento non significavano nulla per loro. Il loro punto di vista era: «Io sono un asino, tu sei un asino, e dunque qual è il problema?».

Qualcuno ha detto una volta: «Le tre cose più difficili per un essere umano non sono attributi fisici o capacità intellettuali. Sono queste: primo, restituire amore in cambio d’odio; secondo, coinvolgere gli esclusi; terzo, ammettere di avere torto».

Ma queste sono le cose più facili del mondo se non ci si è identificati con il “me”. Si possono dire cose come: «Ho torto! Se mi conosceste meglio, vi accorgereste di quanto spesso io sbagli. Cosa vi aspettate da un asino?» Ma se io non mi sono identificato con questi aspetti del “me”, non potete farmi del male. All’inizio, entrerà in gioco l’antico condizionamento, e sarete depressi e ansiosi. Sarete addolorati, piangerete, e così via. «Prima dell’illuminazione, ero depresso; dopo l’illuminazione, continuo a essere depresso». Ma c’è una differenza: non mi identifico più con la depressione. Sapete quanto è grande la differenza?

Uscite da voi stessi e guardate quella depressione, e non vi identificate con essa. Non fate nulla per mandarla via: siete disposti ad andare avanti con la vostra vita, mentre penetra attraverso di voi e scompare. Se non sapete cosa significa ciò, avete davvero qualcosa da desiderare? E l’ansia? Eccola che arriva, ma non siete turbati. Che strano! Siete ansiosi ma non turbati.

Non è un paradosso? E siete disposti a lasciar entrare questa nube, perché più la si fugge più le si dà potere. Siete disposti a osservarla mentre passa. Potete essere felici, nella vostra ansia. Non è una follia? Potete essere felici nella vostra depressione. Ma non si può avere una concezione sbagliata di felicità. Pensavate che la felicità fosse emozione, che fosse elettrizzante? É proprio questo a causare la depressione. Non ve l’ha mai detto nessuno? Va bene, siete elettrizzati, ma state soltanto preparando la strada alla prossima depressione. Siete elettrizzati ma individuate l’ansia dietro l’emozione: come posso farla durare? Quella non è felicità, è assuefazione.

Mi chiedo quanti siano, in realtà, i non-assuefatti che stanno leggendo questo libro. Se corrispondete al gruppo di lettori medi, siete pochi, senz’altro. Non guardate dall’alto in basso alle persone assuefatte all’alcol o alla droga: forse siete assuefatti anche voi quanto loro. La prima volta che ho potuto scorgere uno sprazzo di questo nuovo mondo, è stato terrificante. Ho capito cosa significava essere soli, senza un posto dove appoggiare la testa, lasciando liberi tutti ed essendo liberi noi stessi, senza essere speciale per nessuno e amando tutti – perché l’amore è questo. L’amore splende sul bene come sul male, fa cadere la pioggia sui santi come sui peccatori.

É possibile che la rosa dica: «Concederò la mia fragranza ai buoni che mi annuseranno, ma la tratterò se ad annusarmi saranno dei malvagi?» O è possibile che la lampada dica: «Darò la mia luce ai buoni che si trovano in questa stanza, ma la sottrarrò ai malvagi?». O è possibile che un albero dica: «Farò ombra ai buoni che sosteranno sotto di me, ma la toglierò ai malvagi»? Queste sono immagini di cosa sia realmente l’amore.

L’amore è sempre stato lì, e ci guardava in faccia dalle Scritture, ma noi non ci siamo mai presi la briga di vederlo perché eravamo troppo preoccupati di quello che la nostra cultura chiama amore, con le sue canzoni e i suoi poemi – ma quello non è affatto amore, è il suo opposto. Quello è desiderio, controllo, possessività. É manipolazione, paura, ansia – non è amore.

Ci è stato detto che la felicità è una pelle liscia, un luogo di villeggiatura. Non è niente di tutto questo, ma noi tutti abbiamo strani modi di far dipendere la nostra felicità da altre cose, sia dentro che fuori di noi. Diciamo, per esempio: «Mi rifiuto di essere felice finché non mi sarà passata la nevrosi». Ebbene, ho una buona notizia per voi: «Potete essere felici adesso, (con) la vostra nevrosi».

Volete una notizia ancora migliore? C’è un’unica ragione per cui non provate quella che in India chiamiamo anand – beatitudine. C’è un’unica ragione per cui non state provando la beatitudine in questo preciso istante, ed è il fatto che pensate o vi fissate soltanto su ciò che non avete. Se così non fosse, provereste la beatitudine. Vi fissate su quel che non avete. Eppure in questo preciso istante, avete tutto quel che vi serve per provare la beatitudine.

Gesù insegnava il buon senso a persone comuni, a persone affamate, a persone povere. Stava dando loro una buona notizia: il buon senso è lì a vostra disposizione, potete prenderlo. Ma chi ascolta? Nessuno è interessato, preferiscono tutti rimanere addormentati.

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