Messaggio per un’aquila che si crede un pollo (Anthony D.M. 19 LA PAURA, RADICE DELLA VIOLENZA pag.71

La paura, radice della violenza

Alcuni affermano che esistono solo due cose al mondo: Dio e la paura; l’amore e la paura sono le sole cose. C’è un solo male al mondo: la paura. C’è un solo bene al mondo: l’amore. Talvolta viene definito con altri nomi. Talvolta si chiama felicità, o libertà, o pace o gioia o Dio o chissà cosa. Ma l’etichetta non ha grande importanza. E non esiste male al mondo che non possa essere fatto risalire alla paura. Nemmeno uno.

Ignoranza e paura, ignoranza causata dalla paura: è da qui che deriva ogni male, è da qui che deriva la vostra violenza. La persona veramente non violenta, incapace di violenza, è una persona senza paura. É solo quando si ha paura che ci si arrabbia. Pensate all’ultima volta che vi siete arrabbiati. Avanti, riflettete.

Pensate all’ultima volta che vi siete arrabbiati e andate in cerca della paura che era sottintesa. Che cosa temevate di perdere? Che cosa pensavate che potesse esservi sottratto? É da lì che viene la rabbia. Pensate a una persona arrabbiata, magari una di cui avete paura. Riuscite a vedere quanto è spaventata? Lo è davvero. É davvero spaventata, altrimenti non sarebbe arrabbiata. In ultima analisi, esistono solo due cose: l’amore e la paura.

In questa sede preferisco mantenere una discussione come questa, non strutturata, capace di spostarsi da un argomento all’altro e di tornare di volta in volta ai diversi temi, perché in questo modo è possibile riuscire ad afferrare veramente quello che dico. Se un’affermazione non vi colpisce la prima volta, potrebbe farlo la seconda, e quel che non colpisce una persona può colpirne un’altra. Parlo di temi diversi, ma trattano tutti della stessa cosa. Chiamatela consapevolezza, libertà, risveglio o come volete. É davvero la stessa cosa.

– Consapevolezza e contatto con la realtà

Osservare tutto all’interno e all’esterno di voi stessi e, quando vi accade qualcosa, vederlo come se stesse accadendo a qualcun altro, senza commenti, giudizi, atteggiamenti, interferenze, senza tentativi di cambiare, solo per capire. Quando lo farete, inizierete a capire che vi state gradualmente disidentificando dal “me”.

Santa Teresa d’Avila dice che verso la fine della sua vita Dio le concesse una grazia straordinaria. Naturalmente lei non usa quest’espressione moderna, ma in effetti parla proprio della disidentificazione dal sé.

Se qualcuno soffre di cancro, e io non lo conosco, non sono poi molto coinvolto. Se fossi dotato di amore e sensibilità, forse gli darei una mano, ma dal punto di vista emotivo non sono coinvolto. Se voi dovete sostenere un esame, io non mi sento affatto coinvolto. Posso prenderla con grande filosofia e dire: «Be’, più vi preoccupate, peggio andrà. Perché non fate una pausa, invece di studiare?».

Ma quando tocca a me sostenere un esame, be’, le cose stanno diversamente, no? La ragione è che mi sono identificato con il “me” – con la mia famiglia, il mio paese, i miei beni, il mio corpo, me. Come sarebbe il mondo se Dio mi concedesse la grazia di chiamare mie queste cose? Sarei distaccato, sarei disidentificato. Ecco cosa significa perdere il sé, negare il sé, morire al sé.

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