Messaggio per un’aquila che si crede un pollo LA BUONA RELIGIONE, ANTITESI DELL’INCONSAPEVOLEZZA (Anthony D. M. 20 pag. 73)

La buona religione, antitesi dell’inconsapevolezza

Una volta, durante una conferenza, una persona mi si è avvicinata e ha chiesto: «Cosa dice di “Nostra Signora di Fatima”? Cosa ne pensa?». Quando mi vengono poste domande di questo genere, mi ricordo della storia che narra di quando la statua di Nostra Signora di Fatima era stata trasportata in aereo per essere onorata in occasione di un pellegrinaggio; mentre vi volava sulla zona meridionale della Francia l’aereo aveva cominciato a vibrare fortissimo, tanto che pareva dovesse spezzarsi. Allora la statua miracolosa gridò: «Nostra Signora di Lourdes, prega per noi!», e tutto andò per il meglio. Non è magnifico, questo fatto di una “Nostra Signora” che accorre in aiuto di un’altra “Nostra Signora”?

C’è stato anche un gruppo di un migliaio di persone che si era recato in pellegrinaggio a Città del Messico per venerare il reliquiario di Nostra Signora di Guadalupe, e si era seduto per protesta davanti alla statua perché il Vescovo della diocesi aveva designato “Nostra Signora di Lourdes” patrona della diocesi! Erano certi che Nostra Signora di Guadalupe se la fosse presa a male, e così avevano attuato la protesta per (riparare) all’offesa. Questi sono i guai causati dalla religione, se non si sta attenti.

Quando parlo ai cattolici, dico loro: «I vostri sacerdoti non saranno contenti di sentir dire questo» (notate quanto sono prudente), «ma Dio sarà molto più contento, secondo Gesù Cristo, se cambierete, invece di adorarlo. Sarebbe molto più compiaciuto del vostro amore che della vostra adorazione».

E quando parlo ai musulmani, dico: «Il vostro Ayatollah e vostri mullah non saranno contenti di sentirmi dire questo, ma Dio sarà molto più contento di vedervi trasformati in persone capaci d’amore che di sentirvi dire “Signore, Signore”».

É infinitamente più importante che voi vi destiate. Questa è spiritualità, è tutto. Se avete questo, avete Dio. Allora potete adorare “in spirito e verità”. Solo quando diventate amore, quando vi trasformate in amore.

Il pericolo di quello che può fare la religione è evidenziato in modo molto efficace in una storia narrata dal Cardinal Martini. Arcivescovo di Milano. La storia racconta del matrimonio di una coppia italiana. Gli sposi si erano messi d’accordo con il parroco per tenere un piccolo ricevimento nel cortile della parrocchia, fuori dalla chiesa. Ma si mise a piovere, e non potendo tenere il ricevimento fuori, i due chiesero al prete se era possibile festeggiare in chiesa.

Ora, il parroco non era affatto contento che si festeggiasse all’interno della chiesa, ma i due dissero: «Mangeremo un po’ di torta, canteremo una canzoncina, berremo un po’ di vino, e poi andremo a casa».

Il parroco si convinse. Ma essendo gli invitati dei bravi italiani amanti della vita, bevvero un po’ di vino, cantarono una canzoncina, poi bevvero un altro po’ di vino, cantarono qualche altra canzone, e poi ancora vino e ancora canzoni, e così dopo una mezz’ora in chiesa si stava festeggiando alla grande. Tutti si divertivano da morire, godendosi la festa. Ma il parroco, tesissimo, passeggiava avanti e indietro nella sagrestia, turbato dal rumore che gli invitati stavano facendo.

Entrò il suo assistente, che gli disse: «Vedo che è molto teso».

«Certo che sono teso! Senti che rumore stanno facendo, proprio nella Casa del Signore! Per tutti i Santi!».

«Ma Padre, non avevano davvero alcun posto dove andare!».

«Lo so bene! Ma è assolutamente necessario fare tutto questo baccano?».

«Be’, in fondo, Padre, non dobbiamo dimenticare che Gesù stesso ha partecipato una volta a un banchetto di nozze».

Il parroco risponde: «So benissimo che Gesù Cristo ha partecipato a un banchetto di nozze, non devi mica venire a dirmelo (tu)! Ma lì non avevano il Santo Sacramento!».

Sapete, ci sono occasioni, come questa, in cui il Santo Sacramento diventa più importante di Gesù Cristo. Quando l’adorazione diventa più importante dell’amore, allora la Chiesa diventa più importante della vita. Quando Dio diventa più importante del vicino, e così via. Questo è il vero pericolo. Per me, Gesù ci voleva richiamare proprio a questo: prima le cose più importanti!

L’essere umano è molto più importante del Sabbath. Fare quello che vi dico, infatti, diventare ciò che vi sto indicando, è molto più importante del Signore. Ma vi assicuro che i vostri mullah non saranno contenti di sentirmelo dire. I vostri preti lo stesso, almeno in generale.

Dunque è di questo che abbiamo parlato fino ad ora. Spiritualità, risveglio. E come vi ho detto, è estremamente importante, se volete svegliarvi, impegnarvi in quella che ho definito “autosservazione”. Siate consci di quel che dite, di quel che fate, di quel che pensate, di come agite. Siate consci della vostra provenienza, delle vostre motivazioni. La vita inconsapevole non è degna di essere vissuta.

La vita inconsapevole è una vita meccanica. Non è umana, è programmata, condizionata. Potremmo essere una pietra, un pezzo di legno.

Nel paese da cui vengo, centinaia di migliaia di persone vivono in minuscole stamberghe, in estrema povertà, e riescono appena a sopravvivere lavorando dalla mattina alla sera, duro lavoro manuale, poi dormono e si svegliano al mattino, mangiano qualcosa, e ricominciano da capo. E voi vi appoggiate allo schienale della sedia e pensate: «Che vita». «Tutto qui quello che la vita ha in serbo per loro?».

E poi, improvvisamente, venite fulminati dalla consapevolezza che il 99,999 per cento delle persone qui presenti non sta molto meglio. Certo, potete andare al cinema, girare in automobile, fare una crociera. Credete di essere messi molto meglio di quelli là? Siete morti tanto quanto loro. Siete macchine tanto quanto loro – macchine leggermente più grandi, ma sempre macchine. É triste. É triste pensare che le persone vivano la propria vita in questo modo.

La gente vive la propria vita con delle idee fisse, non cambia mai. Semplicemente, non si rende conto di cosa accade. Tanto varrebbe che le persone fossero dei pezzi di legno, o di pietra, delle macchine che parlano, camminano, pensano. Tutto questo non è umano. Sono dei pupazzi, sbattuti da tutte le parti. Premi un pulsante e avrai una reazione. Si può quasi predire in che modo questa persona reagirà. Se studio una persona, posso dire esattamente come reagirà. Quando faccio terapia di gruppo, qualche volta scrivo su un pezzo di carta che Tizio inizierà la discussione e Caio risponderà. Credete che sia un male?

Ebbene, non ascoltate le persone che vi dicono: «Dimentica te stesso! Dedicati agli altri, nell’amore». Non ascoltatele! Hanno torto! La cosa peggiore che possiate fare è dimenticare voi stessi quando vi dedicate agli altri con il cosiddetto atteggiamento altruista.

Questo mi è stato insegnato in modo indelebile molti anni fa, quando studiavo psicologia a Chicago. Seguivo un corso di assistenza ai fedeli, dedicato ai preti. Era aperto solo ai preti effettivamente impegnati nell’assistenza ai fedeli, che accettassero di portare in classe una cassetta con la registrazione di un incontro. Dovevamo essere una ventina di allievi. Quando toccò a me, portai una cassetta con la registrazione di un colloquio avuto con una giovane donna. L’insegnante inserì il nastro e tutti iniziammo ad ascoltarlo.

Dopo cinque minuti, come faceva sempre, l’insegnante fermò il registratore e chiese: «Qualcuno vuole fare un commento?».

Un allievo chiese: «Perché le hai fatto quella domanda?».

Io risposi: «Non mi sembra di averle fatto una domanda. Anzi, sono sicuro di non averle fatto alcuna domanda».

Lui insistette: «Invece sì».

Io ero ben certo di ciò che dicevo, perché a quell’epoca stavo seguendo scrupolosamente il metodo di Carl Rogers, orientato alla persona e tendente a non dare direttive. Non si fanno domande e non si interrompe, né si danno consigli. Per questo ero ben consapevole, né si danno consigli. Per questo ero ben consapevole di non dover porre domande. Tuttavia iniziammo a discutere di questo, e così l’insegnante propose di riascoltare il nastro. Lo riascoltammo e, con mio grande orrore, mi accorsi che c’era una domanda enorme, alta come l’Empire State Building, una domanda immensa.

La cosa interessante, per me, è che avevo ascoltato quella domanda tre volte: la prima volta, presumibilmente, quando l’avevo fatta, la seconda quando avevo ascoltato la cassetta in camera mia (perché volevo portare in classe una buona registrazione) e la terza in classe. Ma non l’avevo registrata con la mente! Non ero conscio.

É una cosa che accade spesso nelle mie sedute terapeutiche o di direzione spirituale. Registriamo il colloquio, e quando il cliente lo ascolta, ammette: «In effetti, durante il colloquio non ho ascoltato quello che ha detto. L’ho sentito solo ascoltando la cassetta». Ancora più interessante è il fatto che (io) non abbia sentito quel che (io) dicevo nel corso del colloquio. É abbastanza shockante scoprire che, nel corso di una seduta terapeutica, dico cose di cui non sono consapevole. Solo più tardi riesco a capire la piena portata di quel che ho detto. E questo lo definite umano? «Dimentica te stesso e dedicati agli altri» udite voi.

Comunque, dopo aver ascoltato l’intera cassetta, là a Chicago, l’insegnante disse: «Qualcuno ha da fare qualche commento?».

Uno dei preti, un cinquantenne che mi piaceva, mi disse: «Tony, vorrei farti una domanda personale. Posso?».

Risposi: «Certo, falla pure. Se non vorrò risponderti, non lo farò».

Mi chiese: «La donna del colloquio è graziosa?».

A dir la verità, tutta la verità, io mi trovavo in una fase del mio sviluppo (o sottosviluppo) in cui non notavo se la persona con cui parlavo fosse o meno di bell’aspetto. Non mi importava. Quella donna era una pecora del gregge di Cristo, io ero un pastore. Io dispensavo aiuto. Non era il massimo? Eravamo stati educati in questo modo. E così gli chiesi: «Cosa c’entra?».

E lui: «Perché quella donna non ti piace, vero?».

E io: «Cosa?!».

Non mi aveva mai colpito l’idea che gli individui mi piacessero o meno. Come la maggior parte della gente, provavo occasionalmente una certa avversione che la mia coscienza registrava, ma per lo più il mio era un atteggiamento neutro.

Gli chiesi: «Cosa te lo fa pensare?».

Rispose: «La cassetta».

Riascoltammo la cassetta, ed egli mi disse: «Ascolta la tua voce: senti come si è fatta suadente. Sei irritato, no?».

Lo ero, ma me ne rendevo conto solo allora. E cosa le stavo dicendo, in modo sottinteso? Le stavo dicendo: «Non tornare più». Ma non me n’ero reso conto.

Il mio amico prete mi disse: «É una donna, e dunque l’avrà captato. Quando la dovresti rivedere?».

Risposi: «Mercoledì prossimo».

E lui: «Secondo me non verrà».

E lei non venne. Attesi una settimana, senza risultato. Attesi una settimana ancora, e non si fece vivo. Allora le telefonai. Infransi così una delle mie regole: non essere il salvatore.

La chiamai e le dissi: «Si ricorda di quella cassetta che mi ha consentito di registrare per la lezione? Mi è stata di grande aiuto, perché quella lezione mi ha fatto capire un sacco di cose (non le spiegai cosa!) che mi permetterebbero di rendere più efficace la seduta. E così, se ha voglia di venire, sarebbe più efficace».

Lei rispose: «Va bene, verrò».

Venne. L’avversione era ancora lì. Non era scomparsa, ma non mi disturbava. Potete controllare le cose di cui siete consapevoli; quelle di cui non siete coscienti controllano voi. Si è sempre schiavi di ciò di cui non si è consapevoli. Quando se ne prende coscienza, ci si libera da esse. Sono ancora lì, ma non vi coinvolgono, non vi controllano, non vi schiavizzano. Ecco la differenza.

Consapevolezza, consapevolezza, consapevolezza, consapevolezza. Ciò che ci hanno insegnato in quel corso è come diventare osservatori partecipi. Per metterla giù in modo più o meno figurato, io vi parlo e contemporaneamente sarei là fuori a guardare voi e me stesso. Quando vi ascolto, è infinitamente più importante, per me, ascoltare me che voi. Naturalmente, è importante ascoltare voi, ma è più importante che ascolti me stesso, altrimenti non sarò in grado di sentirvi, oppure fraintenderò ogni cosa che voi dite. Vi affronterò partendo dal mio condizionamento. Reagirò a voi in tutti i modi, partendo dalle mie insicurezze, dal mio bisogno di manipolarvi, dal mio desiderio di successo, dalle irritazioni e dai sentimenti di cui non sono consapevole. Dunque è assolutamente indispensabile che mi ascolti mentre vi ascolto. Ecco cosa ci insegnavano in quel corso: ci insegnavano a conseguire la consapevolezza.

Non c’è bisogno di immaginarsi sempre sospesi in aria. Tanto per avere una vaga idea di ciò che sto dicendo, immaginate un buon autista che guidi un’automobile e si concentri su ciò che state dicendo. In effetti, magari sta anche litigando con voi, ma è perfettamente conscio dei segnali stradali. Nel preciso istante in cui accade qualcosa di inusuale, come un rumore, un suono strano, un tonfo, lo sente subito. Vi dirà: «Sei sicuro di aver chiuso il portellone dietro?». Come ha fatto? Era consapevole, era all’erta. La sua attenzione era concentrata sulla conversazione, o sul litigio, ma la sua consapevolezza era più diffusa. Era ricettivo a ogni tipo di cosa.

Quella che sto invocando qui non è la concentrazione, che non è importante. Molte tecniche di meditazione si basano sulla concentrazione, ma io sono diffidente su questo punto. Spesso comportano violenza e ulteriore programmazione e condizionamento. Quella che invoco è la consapevolezza, che non corrisponde affatto alla concentrazione.

La concentrazione è un faro, un riflettore. Si è aperti a tutto ciò che rientra all’interno del campo d’azione della propria coscienza. Si può essere distratti da questo, ma quando si applica la consapevolezza, non si è mai distratti. Quando la consapevolezza è accesa, non c’è mai distrazione, perché si è sempre consapevoli di tutto.

Mettiamo che io stia guardando quegli alberi, e sia preoccupato. Sono distratto? Sono distratto solo se il mio obiettivo è concentrarmi sugli alberi. Ma se sono consapevole anche di essere preoccupato, vuol dire che non c’è distrazione. Bisogna solo essere consapevoli di dove si concentra l’attenzione. Quando qualcosa va storto o accade un evento spiacevole, subito si è allertati. Qualcosa sta andando male! Nell’attimo in cui emergono alla coscienza delle sensazioni negative, subito si è allertati. Proprio come nel caso dell’autista dell’automobile.

Vi ho detto che Santa Teresa d’Avila diceva che Dio le aveva concesso la grazia di disidentificare se stesso da se stessa. Qualche volta i bambini parlano in questo modo. Un bimbo di due anni può dire: «Tommy ha fatto colazione stamattina». Non dice “io”, pur essendo lui Tommy. Dice “Tommy”, in terza persona. I mistici hanno lo stesso modo di sentire. Si sono disidentificati da se stessi e vivono in pace.

É questa la grazia di cui parlava Santa Teresa. É questo l'”io” che i maestri mistici d’Oriente spingono a cercare. E anche quelli dell’Occidente! Tra questi si può annoverare anche Meister Eckhart. Spingono la gente a cercare l'”io”.

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