Messaggio per un’aquila che si crede un pollo OSTACOLI ALLA FELICITA’ (Anthony D. M. 22 pag. 84)

Ostacoli alla felicità

Ciò che sto per dirvi vi sembrerà un tantino pomposo, ma è la verità. Quelli che seguiranno potrebbero essere i minuti più importanti della vostra vita. Se riusciste ad afferrare quel che verrà ora, potreste carpire il segreto del risveglio. Sareste felici per sempre. Non sareste mai più infelici. Niente avrebbe più il potere di farvi del male. Lo dico davvero: niente. É come quando si getta in aria della vernice nera: l’aria resta incontaminata. Non è possibile verniciare l’aria di nero. Qualsiasi cosa accada, si rimane incontaminati, si rimane in pace.
Ci sono esseri umani che hanno raggiunto quest’obiettivo, ciò che io definisco essere umani. Niente a che vedere con l’assurdità di essere un pupazzo, strattonato in tutte le direzioni, che lascia che siano gli eventi, o altre persone, a dirgli cosa deve provare. E così uno prova quel che gli dicono gli altri, e lo definisce essere vulnerabili. Ah! Io lo definisco essere un pupazzo. Volete essere dei pupazzi? Si preme un pulsante, e voi andate giù; vi piace? Ma se voi vi rifiutate di identificarvi con qualsiasi etichetta, la maggior parte delle preoccupazioni si volatilizzeranno.

Più avanti parleremo della paura delle malattie e della morte, ma in genere si è preoccupati della propria carriera.

   Un insignificante uomo d’affari, di cinquantacinque anni, sta sorseggiando una birra in un bar, e dice: «Guarda i miei compagni di classe: loro sì che sono arrivati!» Che idiota! Cosa intende dire con quel “sono arrivati?” Vedono il proprio nome sul giornale. E questo vi sembra che significhi che sono arrivati? Uno è presidente di una società; l’altro è stato nominato giudice capo; qualcun altro è diventato questo o quello. Scimmie, scimmie tutti quanti.

   Chi decide cosa significa avere successo? Questa stupida società! La principale preoccupazione della società è mantenere la società stessa in uno stato di infermità! E prima lo si capisce, meglio è. Malati, tutti quanti. Sono lunatici, pazzi. Uno diventa presidente del ricovero dei pazzi e ne è orgoglioso, anche se non significa niente. Essere presidente di una società non ha niente a che vedere con l’avere successo nella vita.

   Si ha successo nella vita quando ci si sveglia! Allora non devi chiedere scusa a nessuno, non devi spiegare nulla a nessuno, non te ne frega un bel niente di cosa pensi o dica la gente di te. Non hai preoccupazioni: sei felice. Ecco cos’è, per me, avere successo. Avere un bel lavoro, o essere famoso, o avere una splendida reputazione non ha assolutamente nulla a che fare con la felicità o il successo. Nulla! É totalmente irrilevante.

   Quell’uomo di successo ha in realtà come unica preoccupazione cosa pensano di lui i suoi figli, cosa pensano di lui i suoi vicini, cosa pensa di lui sua moglie. Avrebbe dovuto diventare famoso. La nostra società e la nostra cultura ce lo trapanano in testa, giorno e notte.

   Persone arrivate! Arrivate dove? Arrivate a rendersi ridicole. Perché hanno impiegato tutte le loro energie per ottenere qualcosa che non ha alcun valore. Sono spaventate e confuse, sono pupazzi come tutti gli altri. Guardateli, mentre passeggiano sul palcoscenico. Guardate come si turbano nel notare una macchiolina sulla camicia. E questo lo chiamate successo? Sono controllati, manipolati. Sono persone infelici, miserabili. Non si godono la vita. Sono costantemente tesi e ansiosi. E lo chiamate umano? Sapete perché accade tutto questo? Per un’unica ragione: si sono identificati con un’etichetta. Hanno identificato l'”io” con il denaro, il lavoro, la professione. É stato questo il loro errore.

   Avete mai sentito parlare di quell’avvocato che aveva ricevuto la fattura dell’idraulico?

   L’avvocato disse all’idraulico: «Ehi, ma tu mi costi duecento dollari all’ora. Non li prendo nemmeno io che sono avvocato!».

   E l’idraulico: «Nemmeno io li prendevo, quando facevo l’avvocato!».

   Potreste fare l’idraulico, l’avvocato, l’uomo d’affari o il prete, ma questo non tocca l'”io” essenziale, non tocca voi. Se domani cambio professione, è come se cambiassi abito. Rimango intatto. Voi siete i vostri abiti? Siete il vostro nome? Siete la vostra professione? Smettetela di identificarvi con queste cose, che vanno e vengono.

   Quando lo capirete davvero, nessuna critica vi potrà toccare, e nemmeno la lode o l’adulazione. Quando qualcuno dice: «Sei un tipo in gamba». di cosa sta parlando? Sta parlando di “me”, non dell'”io”. L'”io” non è né forte né debole, non è né di successo né fallito. Non è nessuna di queste etichette. Queste sono cose che vanno e vengono, e dipendono dai criteri stabiliti dalla società, dal condizionamento a cui si è stati sottoposti. Queste cose dipendono dall’umore della persona che vi parla in quel dato momento. Non hanno niente a che vedere con l'”io”. L'”io” non è alcuna di queste etichette. Il “me” è, in genere, egoista, sciocco, infantile – un vero asino. E così, quando dite: «Sei un asino», lo sapete da anni! Il sé è condizionato – cosa vi aspettavate? Io lo so da anni. E perché vi identificate con il sé? Stupidi! Non si tratta dell'”io”: quello è il “me”.

   Volete essere felici? La felicità ininterrotta non ha cause. La vera felicità non ha cause. Voi non potete rendermi felice, non siete la mia felicità. Se chiedete alla persona che si è svegliata: «Perché sei felice?», lei risponde: «Perché no?».

   La felicità è la nostra condizione naturale. La felicità è la condizione naturale dei bambini piccoli, a cui il regno appartiene finché non vengono inquinati e contaminati dalla stupidità della società e della cultura. Per acquisire la felicità non bisogna fare nulla, perché la felicità non può essere acquisita. Qualcuno sa perché? Perché l’abbiamo già. Come si fa ad acquisire qualcosa che già si possiede? E allora, perché non la provate? Perché dovete abbandonare qualcosa. Dovete abbandonare le illusioni. Non dovete aggiungere niente, per poter essere felici: dovete invece abbandonare qualcosa. La vita è facile, è meravigliosa. É dura solo con le vostre illusioni, le vostre ambizioni, la vostra avidità, le vostre richieste. Sapete da dove arrivano queste cose? Dall’essersi identificati con tutti i tipi di etichette!

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