Messaggio per un’aquila che si crede un pollo REALTA’ FILTRATA(Anthony D. M. 35 pag. 147)

Realtà filtrata

Voglio fare un’altra osservazione riguardo alla nostra percezione della realtà. Ve la propongo sotto forma di analogia.

Il presidente degli Stati Uniti deve riuscire a mantenersi in contatto con i suoi cittadini. Il Papa, a Roma, deve mantenersi in contatto con l’intera Chiesa. Naturalmente, i messaggi che dovrebbero pervenire loro sono milioni, ma è ovvio che non sono in grado di riceverli tutti – e tanto meno rielaborarli personalmente. Hanno quindi intorno a sé delle persone di fiducia che redigono dei riassunti, rielaborano il materiale, lo controllano, lo filtrano; e, alla fine, qualcosa arriva sulla loro scrivania.

Ebbene, è proprio quel che accade a noi. Attraverso ogni poro o cellula vivente del nostro corpo e attraverso tutti i nostri sensi, siamo in contatto con la realtà, ma non facciamo altro che filtrare le cose. Chi esegue quest’operazione? Il nostro condizionamento? La nostra cultura? La nostra programmazione? Il modo in cui ci è stato insegnato a guardare e vivere le esperienze?

Anche il nostro linguaggio può essere un filtro. Viene tutto filtrato talmente tanto che talvolta non vediamo delle cose che sono davanti al nostro naso. Basta dare un’occhiata a un paranoico: si sente costantemente minacciato da qualcosa che non c’è, interpreta sempre la realtà in termini di certe esperienze trascorse o dei condizionamenti che ha subìto.

Ma c’è anche un altro demone responsabile di questa filtrazione. Si chiama attaccamento, desiderio, bramosia. La radice del dolore è la bramosia. La bramosia distorce e distrugge la percezione. Le paure e i desideri ci perseguitano.

Samuel Johnson ha detto: «La consapevolezza di pendere da una forca prima che sia trascorsa una settimana fa concentrare meravigliosamente la mente di un uomo». Si cancella tutto il resto e ci si concentra unicamente sulla paura, o sul desiderio, o sulla bramosia.

Quando eravamo giovani, siamo stati drogati in molti modi. Siamo stati educati ad aver bisogno delle persone. Per che cosa? Per essere accettati, approvati, apprezzati, applauditi – per quello che definivo successo. Ma queste sono parole che non corrispondono alla realtà. Cos’è il successo? É quello che a giudizio di un certo gruppo è una cosa positiva. Ma un altro gruppo potrebbe decidere che la stessa cosa è negativa. Ciò che è bene a Washington potrebbe essere considerato male in un monastero certosino. Il successo, in una cerchia politica, potrebbe essere considerato fallimento in altre cerchie. Sono tutte convenzioni, eppure le trattiamo come se fossero la realtà stessa, non è vero?

Quando eravamo giovani, eravamo programmati per l’infelicità. Ci insegnavano che per essere felici bisogna avere denaro, successo, un partner di bell’aspetto, un buon lavoro, amicizia, spiritualità, Dio, e chi più ne ha più ne metta. Se non avrete queste cose, ci dicevano, non potrete essere felici.

Ora, questo io lo definisco un vincolo. Un vincolo è per me la convinzione che senza qualcosa non si possa essere felici. Una volta che si è convinti di questo – e la cosa penetra nel nostro subcosciente, fissandosi nelle radici del nostro essere si è finiti.

«Come potrei essere felice, senza la salute?» ribattete voi. Ma vi dirò una cosa. Ho conosciuto persone che stavano morendo di cancro ed erano felici. Ma come potevano essere felici sapendo che sarebbero morte? Eppure lo erano. «Come potrei essere felice senza denaro?» Una persona ha un milione di dollari in banca, e si sente insicuro; un’altra, praticamente non ha soldi, ma non appare affatto insicura. É stata programmata in modo diverso, ecco tutto. É inutile dare suggerimenti alla prima persona su cosa fare: ha bisogno di capire. I suggerimenti non sono di grande aiuto. É necessario capire che si è stati programmati, che si tratta di una convinzione falsa. Bisogna riuscire a vederla come una falsità, come una fantasia.

Cosa fa la gente per tutta la vita? Combatte; non fa altro che combattere. É quella che viene definita sopravvivenza. Quando l’americano medio dice che tira a campare, non è affatto vero! Ha molto di più di ciò che gli serve per campare. Venite a visitare il mio paese e ve ne accorgerete. Non sono necessarie tutte quelle auto per campare, e nemmeno un televisore, e il trucco per il viso. Non c’è bisogno di tanti vestiti. Ma provate a convincere l’americano medio di ciò che sto dicendo. Ha subito un lavaggio del cervello: è stato programmato. E così, gli americani medi lavorano e combattono per ottenere quell’oggetto del desiderio che li renderà felici.

Ascoltate questa storia patetica – la vostra storia, la mia, quella di tutti: «Finché non avrò quest’oggetto denaro, amicizia, qualsiasi cosa non sarò felice. Devo combattere per ottenerlo e una volta che l’avrò dovrò combattere per tenerlo. Sarà molto emozionante, per un po’. Oh, sono così emozionato, ce l’ho!» Ma quanto dura? Qualche minuto, qualche giorno al più. Quando finalmente avete la vostra auto nuova di zecca, quanto dura l’emozione? Fino a quando non verrà minacciato il vostro prossimo vincolo.

La verità, quando si parla di emozioni, è che dopo un po’ ci si stanca di un’emozione. Mi dicevano che la preghiera era la cosa più importante; mi dicevano che Dio era la cosa più importante; mi dicevano l’amicizia era la cosa più importante. E non sapendo cosa fosse in realtà la preghiera, cosa fosse Dio, cosa fosse l’amicizia, ne traevo grandi benefici. Ma dopo un po’ sopravviveva la noia – la noia della preghiera, di Dio, dell’amicizia. Non è patetico? E non c’è via d’uscita, semplicemente, non c’è via d’uscita. Era l’unico modello che ci veniva offerto: essere felici. Non ci veniva fornito altro modello.

La nostra cultura, la nostra società e – mi dispiace dirlo – la nostra religione non ci davano altri modelli. Uno viene ordinato cardinale. Che grande onore! Onore? Avete detto onore? No, è la parola sbagliata. Adesso altri aspireranno alla stessa carica. Siete caduti in quello che nel vangelo viene definito “il mondo” e perderete la vostra anima. Il mondo, il potere, il prestigio, la vittoria, il successo, l’onore e così via sono cose che non esistono. Si guadagna il mondo ma si perde l’anima. La vostra intera vita è stata vuota e priva di anima. Non c’è niente.

Esiste una sola via d’uscita, ed è quella di venire deprogrammati! E come si fa? Si diventa consapevoli del fatto che si è programmati. Non si può cambiare con uno sforzo di volontà; non si può cambiare attraverso degli ideali; non si può cambiare assumendo nuove abitudini. Il comportamento magari cambierebbe, ma voi no. L’unico mezzo per cambiare è la consapevolezza, la comprensione.

Quando vedete una pietra in una pietra e un pezzo di carta in un pezzo di carta, non pensate più che la pietra sia un prezioso diamante e che il pezzo di carta sia un assegno da un miliardo di dollari. Quando lo capite, cambiate. Nel vostro tentativo di cambiare non c’è più violenza. Altrimenti, quello che definite cambiamento non è altro che un tentativo di risistemare i mobili. Il comportamento è cambiato, ma non siete cambiati voi.

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