Messaggio per un’aquila che si crede un pollo ANCORA PAROLE (Anthony D. M. 38 pag. 158)

Ancora parole

Mark Twain ha espresso molto bene il concetto scrivendo: «Faceva talmente freddo che se il termometro fosse stato più lungo di due centimetri saremmo morti congelati».

Noi moriamo davvero congelati a causa delle parole. Non è il freddo che c’è fuori che conta, ma il termometro. Non è la realtà che conta, ma quel che diciamo a noi stessi riguardo alla realtà.

Mi è stata raccontata una storiella interessante su un agricoltore finlandese. Quando si stava tracciando il confine russo-finnico, l’agricoltore doveva decidere se preferiva stare in Russia o in Finlandia. Dopo lungo tempo, decise che preferiva stare in Finlandia, ma non voleva offendere gli ufficiali russi. Questi vennero a fargli visita, e vollero sapere perché voleva stare in Finlandia. Il contadino rispose: «É sempre stato mio desiderio vivere nella Grande Madre Russia, ma credo che alla mia età non sopravviverei a un altro inverno russo».

La Russia e la Finlandia sono solo parole, concetti, ma non per gli esseri umani, per i folli esseri umani. Non guardiamo quasi mai la realtà.

Un guru, una volta, stava tentando di spiegare a una folla il modo in cui gli esseri umani reagiscono alle parole, si nutrono di parole piuttosto che di realtà.

Uno degli uomini si alzò e protestò, dicendo: «Non sono d’accordo sul fatto che le parole abbiano un effetto di questa portata su di noi».

Il guru rispose: «Siediti, figlio di puttana».

L’uomo divenne livido di rabbia e disse: «Tu ti definisci una persona illuminata, un guru, un maestro, ma dovresti vergognarti di te stesso».

Il guru allora rispose: «Perdonami, mi sono lasciato trasportare. Non volevo. Chiedo scusa».

L’uomo si calmò. Allora il guru disse: «Sono bastate poche parole per scatenare una tempesta dentro di te; e ne sono bastate poche altre per farti calmare nuovamente, non è vero?». Parole, parole, parole, parole: quanto possono imprigionarci, se non sono usate correttamente!

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