Messaggio per un’aquila che si crede un pollo MINE ASSORTITE (Anthony D. M. 41 pag. 163)

Mine assortite

Nel mio paese, molti uomini crescono nella convinzione che le donne siano bestiame. «L’ho sposata» dicono. «É mia proprietà».

Sono da biasimare, questi uomini?

Preparatevi a una sorpresa: non lo sono. Nello stesso modo in cui altrettanti americani non sono da biasimare per il modo in cui vedono i russi. Semplicemente, i loro occhiali, o la loro percezione,sono stati tinti di un certo colore, e quel colore è il filtro attraverso cui guardano al mondo. Cosa ci vuole per renderli reali, per renderli consapevoli che guardano il mondo attraverso degli occhiali colorati? Non ci sarà salvezza finché non si saranno accorti di questo pregiudizio fondamentale.

Non appena si guarda al mondo attraverso il filtro di un’ideologia, si è finiti. Nessuna realtà si adatta a un’ideologia. La vita va oltre. Ecco perché la gente è sempre in cerca di un significato della propria vita.

Ma la vita non ha significato: non può avere significato perché il significato è una formula; il significato è qualcosa che alla mente appare razionale. Ogni volta che si razionalizza la realtà, ci si imbatte in qualcosa che distrugge la razionalità che ci si era creati. Il significato si trova soltanto quando si va oltre il significato.

La vita ha un senso solo quando la si percepisce come un mistero che non ha senso per la mente concettualizzata.

Non dico che il culto non abbia importanza, ma affermo che il dubbio è infinitamente più importante del culto. Dappertutto, la gente è in cerca di oggetti da adorare, ma non trovo persone sufficientemente sveglie nel proprio atteggiamento e nelle proprie convinzioni. Come saremmo felici se i terroristi adorassero meno la propria ideologia e facessero più domande! Tuttavia, non ci piace applicare lo stesso ragionamento a noi stessi: pensiamo di essere a posto, che siano i terroristi ad avere torto. Ma quello che per voi è un terrorista, è un martire per l’altra fazione.

L’isolamento è quando si sente la mancanza della gente, la solitudine è quando ci si diverte. Ricordate quella battuta di George Bernard Shaw?

Si trovava a uno di quei terribili cocktail in cui non si dice niente. Qualcuno gli chiese se si stava divertendo. Ed egli rispose: «É l’unica cosa che mi diverte, qui dentro».

La presenza degli altri non diverte mai, quando si è loro schiavi. La comunità non è formata da una serie di schiavi, da gente che esige che gli altri la facciano felice. La comunità è formata da imperatori e principesse. Siete imperatori, non mendicanti; siete principesse, non mendicanti. In una vera comunità non c’è spazio per il piattino delle elemosine. Non c’è abbarbicamento, ansia, timore, ubriacatura, possessività, richieste. La gente libera, non gli schiavi, formano una comunità. É una verità semplicissima, ma è stata cancellata da un’intera cultura, compresa quella religiosa. La cultura religiosa può essere molto manipolatrice, se non si sta attenti.

Alcuni vedono la consapevolezza come un apice, un altipiano, che si trova al di là dell’esperienza di ogni attimo per come è. Ma ciò significa fare della consapevolezza uno scopo. Con la vera consapevolezza, invece, non c’è meta da raggiungere, né scopo da ottenere. Come si arriva a questa consapevolezza? Attraverso la consapevolezza. Quando le persone dicono di voler davvero gustare ogni momento, in realtà stanno parlando di consapevolezza, se non fosse per quel “volere”. Non si vuole provare consapevolezza: o la si prova o non la si prova.

Un mio amico è appena stato in Irlanda. Mi ha riferito che, sebbene lui sia cittadino americano, ha diritto a un passaporto irlandese, e se ne è procurato uno perché viaggiare all’estero con un passaporto americano gli fa paura. Se arriva un terrorista e dice: «Fammi vedere il passaporto», vuole poter dire: «Sono irlandese». Ma quando la gente si trova seduta vicino a lui in aereo, non vuole vedere un’etichetta: vuole assaporare e conoscere questa persona, così com’è in realtà.

Quante persone passano la vita a mangiare non il cibo, ma il menù? Il menu è solo l’indicazione di qualcosa che è disponibile. Quella che volete mangiare è una bistecca, non le parole.

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