Messaggio per un’aquila che si crede un pollo DIVENTARE REALI (Anthony D. M. 45 pag. 173)

 

Pag. 173

Diventare reali

In India si è svolto un giorno memorabile della mia vita. Fu davvero un grande giorno, il giorno successivo alla mia ordinazione. Mi trovavo in confessionale.

Nella nostra parrocchia avevamo un prete gesuita molto pio, uno spagnolo, che conoscevo già da prima di diventare novizio. Il giorno prima di partire per il noviziato, avevo pensato fosse opportuno confessarmi fino in fondo, in modo da arrivare a questo importante appuntamento bello pulito e di non dover riferire nulla al responsabile dei novizi. Davanti al confessionale di questo vecchio prete spagnolo c’erano sempre folle di persone in fila; aveva un fazzoletto viola con cui si copriva gli occhi, mormorava qualcosa, dava una penitenza e poi mandava via il penitente. Mi aveva visto solo un paio di volte, ma mi chiamava Antonie. Così, mi misi in fila, e quando venne il mio turno, tentai, confessandomi, di cambiare il timbro di voce.

Mi ascoltò pazientemente, mi diede la penitenza, mi assolse e poi chiese: «Antonie, quando andrai al noviziato?».

Be’, comunque, il giorno dopo la mia ordinazione andai in quella parrocchia.

E il vecchio prete mi disse: «Vuoi ascoltare le confessioni?».

Io risposi: «Va bene».

«Allora vai a sederti nel mio confessionale» mi disse.

Io pensai: «Certo: sono anch’io un sacerdote. Mi metterò nel suo confessionale». Ascoltai confessioni per tre ore. Era la Domenica delle Palme e si presentava lì la folla di Pasqua. Uscii dal confessionale depresso, non per ciò che avevo ascoltato, perché ero stato preparato ad aspettarmi cose del genere e anche perché, avendo idea di cosa accadeva in cuor mio, non mi sorprendeva nulla. Sapete cosa mi aveva depresso? Il fatto di capire che davo loro soltanto piccole banalità: «Ora prega la Santa Madre, che ti ama» e «Ricorda che Dio è dalla tua parte».

Ma queste pie banalità erano forse una cura per il cancro? E quello di cui mi occupo è cancro: si tratta della mancanza di consapevolezza e di realtà. E così, quel giorno, feci un giuramento solenne: «Imparerò, imparerò, in modo che non si possa dire di me, quando sarà tutto finito: “Padre, quello che mi hai detto era verissimo ma assolutamente inutile”».

Consapevolezza, intuizione. Quando si diventa esperti (e presto lo sarete) non si ha bisogno di iscriversi a un corso di psicologia. Quando si comincia a osservarsi, a guardarsi, a individuare i sentimenti negativi, si scopre il proprio modo di spiegarlo. E il cambiamento si noterà.

Ma a quel punto dovrete affrontare il grande malvagio, e quel malvagio è la condanna di sé, l’odio di sé, l’insoddisfazione di sé.

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