Messaggio per un’aquila che si crede un pollo PERDERE IL CONTROLLO (Anthony D. M. 47 pag. 179)

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Perdere il controllo

Se volete capire cosa s’intende per controllo, pensate a un bambino a cui venga somministrata della droga. Man mano che la droga penetra nell’organismo del bambino, egli ne diventa dipendente: tutto il suo essere reclama altra droga. Stare senza droga è un tormento talmente insopportabile che sembra addirittura preferibile morire.

Pensate a quest’immagine – il corpo si è assuefatto alla droga. Ora, questo è esattamente il trattamento che vi ha riservato la vostra società dal momento in cui siete nati. Non vi è stato concesso di godervi del cibo solido e nutriente della vita – e cioè il lavoro, il gioco, il divertimento, le risate, la compagnia della gente, i piaceri dei sensi e della mente. Vi è stata somministrata una droga chiamata approvazione, apprezzamento, attenzione.

Vorrei citare qui un grande uomo, un uomo chiamato A.S. Neill. É l’autore di (I ragazzi di Summerhill). Neill afferma che il segno distintivo del fatto che un bambino è malato è il fatto che stia sempre attaccato ai genitori; è interessato alle persone. Il bambino sano, invece, non è interessato alle persone, ma alle cose.

Quando un bambino è sicuro dell’amore di sua madre, dimentica sua madre, esce a esplorare al mondo, è curioso. Cerca una rana da mettersi in bocca – o cose di questo genere. Quando un bambino sta attaccato alle gonne della madre, è un cattivo segno: è insicuro. Forse sua madre ha tentato di succhiare amore da lui, invece di dargli tutta la libertà e la sicurezza di cui ha bisogno. Sua madre ha sempre minacciato, in molti modi sottili, di abbandonarlo.

Dunque, siamo stati assuefatti a droghe diverse: approvazione, attenzione, successo, prestigio, potere, capacità di eccellere, di apparire sulle prime pagine dei giornali, di fare il capo. Siamo stati assuefatti a esperienze come essere il capitano della squadra, il capo della banda ecc. Essendo stati esposti a queste droghe, ne siamo diventati dipendenti e abbiamo iniziato a temere di perderle.

Ricordate la perdita di controllo che provavate, il terrore per la prospettiva di fallire o di commettere degli errori, per la prospettiva di essere criticati dagli altri. Così, siete diventati vilmente dipendenti dagli altri e avete perso la vostra libertà. Sono altri, adesso, ad avere il potere di farvi felici o infelici. Avete bisogno delle vostre droghe, ma, per quanto odiate la sofferenza che vi provocano, vi ritrovate a essere completamente impotenti. Non passa momento in cui, consciamente o inconsciamente, non siate consapevoli o attenti alle reazioni degli altri, marciando al ritmo del loro tamburo.

Ecco una bella definizione della persona che si è svegliata: una persona che non marcia più al ritmo dei tamburi della società, una persona che danza seguendo la musica che sgorga dentro di lei.

Quando voi venite ignorati o criticati, provate un senso di abbandono talmente insopportabile che tornate strisciando ai piedi delle persone implorando che vi venga data quella droga riconfortante chiamata sostegno, incoraggiamento, rassicurazione. Vivere con le persone in questo stato comporta una tensione infinita. «L’inferno è l’altra gente», ha detto Sartre. Com’è vero.

Quando ci si trova in uno stato di dipendenza, bisogna sempre comportarsi al meglio: non ci si può lasciar andare, perché bisogna corrispondere alle aspettative altrui. Stare con le persone significa vivere in tensione. Stare senza di esse comporta l’agonia dell’abbandono, perché se ne sente la mancanza. Avete perso la capacità di vedere le persone esattamente per quello che sono e di rispondere loro con precisione, perché la vostra percezione di esse è offuscata dall’esigenza di ricevere la droga. Vedete le persone solo nella misura in cui rappresentano un aiuto per ottenere la droga o una minaccia alla droga stessa.

Consciamente o inconsciamente, guardate sempre le persone sotto questo aspetto. Avrò quel che voglio, da loro? Non avrò quel che voglio, da loro? E se non possono né aiutarmi né minacciarmi per quanto riguarda la droga, non sono più interessato. É un’affermazione orribile, ma mi chiedo se c’è una sola persona, qui, della quale non si possa dire questo.

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