La preghiera della rana (7° cap.) pag.29

La preghiera della rana1°Pag. 29

LA PANTOMIMA PAPALE

Molti anni fa, nel Medioevo, i consiglieri del Papa insistevano affinché bandisse gli ebrei da Roma. Dicevano che non era bello che quella gente vivesse indisturbata nella culla stessa del cattolicesimo.

Fu redatto e promulgato un bando di espulsione, con grande sgomento degli ebrei, i quali sapevano che dovunque fossero andati avrebbero sicuramente ricevuto un trattamento peggiore di quello riservato loro a Roma. Essi allora scongiurarono il Papa di sospendere l’editto. Il Papa, che era un uomo giusto, fece loro una proposta onesta: gli ebrei potevano scegliere un concorrente che si battesse con lui in una pantomima. Se costui avesse vinto, essi avrebbero potuto restare. Gli ebrei si riunirono per esaminare la proposta. Rifiutarla significava essere scacciati da Roma. Accettarla era sinonimo di sconfitta, poiché non era possibile vincere una sfida in cui il Papa fungeva sia da concorrente che da giudice. Tuttavia non restava che accettare, anche se non c’era verso di trovare qualcuno che si offrisse di assumere quel compito.

La responsabilità di diventare artefice del destino di tutti gli ebrei era troppo pesante per chiunque. Quando il custode della sinagoga venne a sapere della proposta, si presentò dal rabbino capo e si offrì come volontario per la disputa con il Papa.

“Il custode?”, esclamarono gli altri rabbini quando furono informati del fatto.

“Impossibile!”

“Ebbene”, disse il rabbino capo, “nessuno di noi è disposto a partecipare, quindi o lui o niente”.

Così, in mancanza di meglio, egli fu incaricato di competere con il Papa.

Quando il grande giorno arrivò, il Papa stava seduto su di un trono posto in piazza S. Pietro, circondato dai cardinali, davanti a una grande folla di vescovi, sacerdoti e fedeli.

Ben presto spuntò la piccola delegazione degli ebrei con le loro tonache nere e le lunghe barbe fluenti, e il custode in mezzo. Il Papa si girò in modo da fronteggiare il custode e il dibattito ebbe inizio.

Il Papa sollevò solennemente un dito e tracciò un arco nel cielo.

Subito l’altro puntò l’indice con decisione verso terra.

Il Papa apparve piuttosto sconcertato. Alzò con ancora più solennità il dito e lo tenne fisso davanti al viso del custode.

Allora questi sollevò tre dita e le tenne rivolte con altrettanta fermezza in direzione del Papa, il quale apparve esterrefatto per quel gesto.

Infine il Papa portò la mano sotto la tunica e ne estrasse una mela, al che il custode affondò la mano nel sacchetto di carta che aveva con sé e tirò fuori un pezzo di pane azzimo.

A questo punto il Papa dichiarò a voce alta: “Il rappresentante degli ebrei ha vinto la contesa. L’editto è quindi revocato”.

I capi ebrei si fecero intorno al custode e lo condussero via. I cardinali, sbalorditi, si affollarono attorno al Papa.

“Che cosa è accaduto, Vostra Santità?”, chiesero.

“Non siamo riusciti a seguire il veloce scambio di botta e risposta”.

Il Pontefice si terse il sudore dalla fronte e rispose: “Quell’uomo è un grande teologo, un vero maestro di disputa. Io ho incominciato tracciando un largo gesto della mano nel cielo a indicare che l’intero universo appartiene a Dio, ed egli mi ha puntato il dito verso il basso per ricordarmi che c’è un luogo chiamato Inferno, dove il diavolo regna supremo. Allora ho alzato un dito per far capire che Dio è uno solo. Immaginatevi il mio stupore quand’egli ha sollevato tre dita per indicare che quest’unico Dio si manifesta in tre persone, dimostrando così di aderire alla nostra dottrina della Trinità!

Sapendo che sarebbe stato impossibile avere la meglio su un simile genio della teologia, decisi alla fine di portare la disputa su un altro settore. Ho tirato fuori una mela a significare che, secondo certe recenti teorie, la terra è rotonda, e subito lui ha mostrato un pezzo di pane non lievitato per ricordarmi che, secondo la Bibbia, la terra è piatta. Non c’era altro da fare che concedergli la vittoria”.

Nel frattempo gli ebrei erano arrivati alla sinagoga.

“Che cos’è accaduto?”, chiesero al custode pieni di stupore.

Quest’ultimo era indignato. “Che razza di stupidaggine! Pensate: prima di tutto il Papa fa un gesto con la mano come se volesse dire a tutti gli ebrei di andarsene da Roma.

Allora io indico verso il basso per fargli capire che non abbiamo nessuna intenzione di muoverci di qui, e lui mi punta contro il dito con fare minaccioso come per dire:

“Non fare il furbo con me!”

Io punto tre dita per spiegargli che lui lo era stato tre volte tanto con noi nell’ordinarci arbitrariamente di andarcene da Roma.

E infine, vedo che lui tira fuori la merenda e allora anch’io prendo la mia”.

Pag. 31

LA CONCLUSIONE DELL’ANZIANA SIGNORA EBREA

In genere la realtà non è ciò che è ma quello che noi abbiamo deciso che sia: Una vecchia ebrea è seduta accanto a uno svedese grande e grosso e continua a fissarlo. Alla fine gli rivolge una domanda: “Mi scusi, lei è ebreo?”. “No”, risponde lui. Pochi minuti dopo lei l’interpella nuovamente: “A me può dirlo, sa. Lei è ebreo, vero?” E quello risponde: “Assolutamente no”. Lei lo studia per un po’, poi ripete: “Sono sicura che lei è ebreo”. Pur di stare in pace, l’uomo dichiara: “E va bene, sono ebreo!” La vecchietta lo guarda di nuovo, scuote la testa e dice: “Non si direbbe proprio!”

Prima traiamo le nostre conclusioni e poi cerchiamo il modo per arrivarci.

IL PREZZO DEI POMODORI

Una donna si chinò a prendere dei pomodori in un banco del supermercato. In quel momento avvertì una fitta alla schiena, restò bloccata e cacciò un urlo. Un cliente che si trovava lì vicino si sporse verso di lei con aria saputa e disse: “Se pensa che i pomodori sono cari, dovrebbe vedere il prezzo del pesce!” Le nostre reazioni hanno a che fare con la realtà vera o con quello che noi riteniamo essere la realtà?

L’HIPPY CON UNA SCARPA SOLA

Un uomo salì sull’autobus e si sedette accanto a un giovane che aveva tutta l’aria di essere un hippy. Portava una scarpa sola. “Evidentemente hai perso una scarpa, ragazzo?” “Nossignore”, fu la risposta, “ne ho trovata una”. Il fatto che una cosa sia evidente per me non significa che sia vera.

Pag. 32

L’INDIANO CHE ASCOLTAVA IL TERRENO

Un cowboy attraversava a cavallo il deserto quando si imbatté in un indiano che stava sdraiato per la strada con la testa e l’orecchio appoggiato al suolo.

“Che cosa c’è, capo?”, chiese il cowboy.

“Grosso viso pallido con i capelli rossi che guida una Mercedes-Benz con dentro un pastore tedesco, targata SDT965, sta andando verso ovest”.

“Accipicchia, capo, vuoi dire che hai sentito tutto ascoltando il terreno?”

“Io non sto ascoltando il terreno. Quel figlio di un cane mi ha investito”.

LA SFORTUNA DELL’OSTRICA

Un’ostrica vide una perla che era caduta nella crepa di una roccia sul fondo dell’oceano. Dopo molti sforzi riuscì a recuperare la perla e deporla su di una foglia proprio accanto a lei. Lei sapeva che gli esseri umani vanno in cerca di perle e pensava: “Questa perla li attirerà, così sceglieranno lei e lasceranno stare me”. Tuttavia, quando arrivò un pescatore di perle, i suoi occhi erano abituati a cercare le ostriche e non le perle adagiate sulle foglie. Così egli afferrò l’ostrica, che oltre tutto non conteneva perle, e lasciò scivolare la perla vera nella crepa della roccia da dove era arrivata. Sappiamo sempre dove guardare. Ecco perché non riusciamo a trovare Dio.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo:
search previous next tag category expand menu location phone mail time cart zoom edit close