La preghiera della rana (10° cap.) pag.40

La preghiera della rana1°

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RELIGIONE

LA STAZIONE ACCANTO AI BINARI

Il viaggiatore stanco: “Perché, in nome del cielo hanno costruito la stazione a tre chilometri di distanza dal villaggio?”
Il facchino servizievole: “Devono aver pensato che sarebbe stata una buona idea averla vicino ai treni, signore”.
Una stazione ultramoderna a tre chilometri di distanza dalla ferrovia è altrettanto assurda di un tempio molto frequentato lontano tre centimetri dalla vita.

IL BUDDHA KAMAKURA

Il Buddha Kamakura stava dentro un tempio, finché un giorno una violenta tempesta fece crollare l’edificio. Allora per molti anni l’enorme statua restò esposta al sole e alla pioggia, al vento e alle intemperie. Quando un sacerdote diede il via a una raccolta di fondi per ricostruire il tempio, la statua gli apparve in sogno e gli disse: “Quel tempio era una prigione, non una casa. Lasciami in balia degli elementi: quello è il mio posto”.

 

DOV BER E BAAL SHEM

Dov Ber era un uomo fuori del comune. La gente tremava quando si trovava alla sua presenza. Egli era uno studioso del Talmud di grande fama, inflessibile, e intransigente nelle questioni dottrinali. Non rideva mai.
Credeva fermamente nel valore dell’autopunizione e lo si sapeva capace di digiunare per parecchi giorni di fila. Alla fine le molte privazioni ebbero la meglio su di lui. Si ammalò gravemente e i dottori non riuscivano a curarlo.
Come ultima risorsa, qualcuno suggerì: “Perché non chiedere aiuto a Baal Shem Tov?”
Dov Ber acconsentì, quantunque all’inizio fosse contrario all’idea, perché disapprovava severamente il comportamento di Baal Shem, che considerava alla stregua di un eretico.
Mentre Dov Ber era convinto che la vita acquistava significato soltanto attraverso la sofferenza e le tribolazioni, Baal Shem si sforzava di alleviare il dolore e predicava pubblicamente che era la gioia a dare un senso alla vita.
Era già passata la mezzanotte, quando Baal Shem rispose alla chiamata e si presentò avvolto in un mantello di lana e con in testa un copricapo di fine pelliccia.
Entrò nella camera del malato e gli porse il Libro dello Splendore, che Dov Ber aprì e cominciò a leggere ad alta voce.
Leggeva da appena un minuto quando, così racconta la storia, Baal Shem lo interruppe.
“Manca qualcosa”, disse. “Manca qualcosa alla tua fede”.
“Che cosa?”, chiese il malato.
“L’anima”, rispose Baal Shem Tov.

 

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IL BUDDHA BRUCIATO

In una fredda notte d’inverno un asceta errante cercò riparo nel tempio. Il pover’uomo se ne stava tutto tremante nella neve, tanto che il sacerdote del tempio, pur essendo riluttante a farlo entrare, disse:
“Va bene, puoi restare, ma solo per questa notte. Questo è un tempio, non un ricovero. Alla mattina dovrai andare via”.
Nel cuore della notte, il sacerdote udì uno strano scoppiettio. Si precipitò nel tempio e si presentò ai suoi occhi uno spettacolo incredibile. Lo straniero era là che si scaldava davanti al fuoco che lui stesso aveva acceso. Mancava una statua di legno del Buddha. Il prete chiese: “Dov’è la statua?”
Il pellegrino indicò il fuoco e aggiunse: “Ero convinto che questo freddo mi avrebbe Ucciso”.
Il prete gridò: “Sei pazzo? Sai che cosa hai fatto? Quella era una statua del Buddha. Hai bruciato il Buddha!”
Il fuoco si stava estinguendo a poco a poco. L’asceta lo fissava e cominciò a scavare fra la cenere con il suo bastone.
“E ora che fai?”, urlò il sacerdote.
“Cerco le ossa del Buddha che tu dici che ho bruciato”.

Il prete raccontò in seguito l’episodio a un maestro zen, il quale commentò: “Non sei un bravo prete, poiché hai attribuito più valore a un Buddha morto che a un uomo vivo”.

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