La preghiera della rana (13° cap.) pag.47

La preghiera della rana1°

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CHI AVREBBE DIO DA PERDONARE?

Un sufi assai venerabile, che si era recato in pellegrinaggio alla Mecca, fu felice di notare che al suo arrivo al santuario non c’era quasi nessuno e poté dedicarsi liberamente alle sue pratiche devote.
Dopo aver compiuto i riti prescritti, Si inginocchiò e toccò con la fronte per terra, dicendo: “Allah! Ho un solo desiderio nella vita. Fammi la grazia di non offenderti mai più”.
Nell’udire queste parole, colui che è Misericordia Infinita scoppiò a ridere e disse: “È quello che chiedono tutti. Ma dimmi, se concedessi a tutti questa grazia, chi avrei ancora da perdonare?”

Quando fu chiesto al peccatore come mai non avesse timore di entrare nel tempio, egli rispose: “Non esiste persona che il cielo non ricopra; non v’è alcuno che la terra non sorregga – e Dio, non è Egli terra e cielo per ognuno di noi?”

 

GLI ESPERTI CHE APRIRONO I CANCELLI DELLA MISERICORDIA

Un prete ordinò al suo diacono di radunare dieci persone che pregassero in coro per la guarigione di un infermo.
Quando furono arrivati tutti, qualcuno bisbigliò all’orecchio del prete: “Fra quelle persone ci sono dei ladri assai noti”.
“Tanto meglio”, replicò il sacerdote. “Quando i Cancelli della Misericordia sono chiusi, sono questi gli esperti che riusciranno ad aprirli”.

 

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COME INSEGUIRE UN MALFATTORE

Un viandante passava un giorno per la strada, quando gli passò accanto di corsa un uomo a cavallo. Aveva uno sguardo cattivo e le mani sporche di sangue. Qualche minuto dopo spuntò un gruppo di cavalieri, i quali chiesero al viandante se aveva visto passare uno con le mani sporche di sangue. Essi lo stavano inseguendo.
“Chi è?” domandò il viandante.
“Un malfattore”, rispose il capo della comitiva.
“E lo state inseguendo per consegnarlo alla giustizia?”
“No”, disse il capo, “lo inseguiamo per mostrargli la retta via”.
Solo la riconciliazione salverà il mondo, non la giustizia, che in genere è solo un altro nome per la vendetta.

 

GUARDA DIRETTAMENTE LA LUNA

Il poeta Awhadi di Kerman una sera stava seduto nella sua veranda, curvo su un catino. Il sufi Shams-e-Tabrizi passava di lì per caso e chiese al poeta:
“Che cosa stai facendo?”
“Contemplo la luna in una bacinella d’acqua”, fu la sua risposta.
“Se non hai il collo rotto, perché non guardi direttamente la luna lassù nel cielo?”

Le parole riflettono in modo inadeguato la realtà. Un uomo pensava di sapere che cosa fosse il Taj Mahal perché gli avevano mostrato un pezzo di marmo e gli avevano detto che il Taj non era altro che una collezione di pezzi simili a quello. Un altro era convinto, avendo visto l’acqua del Niagara in un mastello, di sapere com’erano le cascate.

“Che bel bambino avete!” “Questo è niente! Dovreste vederlo in fotografia!”

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