La preghiera della rana (19° cap.) pag.61

La preghiera della rana1°

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GANDHI È MANDATO FUORI DI CHIESA

Nella sua autobiografia, il Mahatma Gandhi racconta di come quand’era studente in Sudafrica avesse nutrito un profondo interesse per la Bibbia, soprattutto per il Discorso della Montagna. Si convinse che il cristianesimo era la risposta al sistema delle caste, che per secoli aveva costituito una piaga per l’India, e pensò seriamente alla possibilità di diventare cristiano.

Un giorno si recò in chiesa per partecipare alla Messa e farsi dare le istruzioni necessarie. All’ingresso lo fermarono e gli spiegarono gentilmente che se desiderava ascoltare la Messa poteva farlo in una chiesa riservata ai negri. Egli se ne andò e non ritornò mai più.

A DIO NON È PERMESSO ENTRARE IN CHIESA

Un pubblico peccatore fu scomunicato e gli fu proibito di entrare in chiesa. Egli andò a lamentarsi con Dio. “Non mi fanno entrare, Signore, perché sono un peccatore”. “Di che ti lamenti?” disse Dio. “Non lasciano entrare neanche me!”

FA’ CHE NON TI SORPRENDA A PREGARE!

Una chiesa o una sinagoga per sopravvivere ha bisogno di raccogliere fondi. In una sinagoga ebraica non passavano con il piattino per la colletta come fanno nelle chiese cristiane, ma vendevano biglietti per dei posti riservati nelle feste solenni, poiché quelle erano le occasioni in cui i fedeli accorrevano più numerosi ed erano più generosi.

In una di queste festività, arrivò alla sinagoga un ragazzino in cerca di suo padre, ma l’usciere non lo lasciò entrare perché non aveva il biglietto.

“Stia a sentire”, disse il giovinetto, “è una faccenda molto importante”.

“Dicono tutti così”, replicò l’usciere, per nulla turbato.

Il ragazzo fu preso dalla disperazione e cominciò a supplicare: “Per favore, signore, mi lasci entrare. È una questione di vita o di morte. Resterò solo un minuto”.

L’usciere cedette “Va bene, se è proprio così importante”, disse, “ma fa’ che non ti sorprenda a pregare!”

La religione organizzata ha purtroppo i suoi limiti!

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SI PUÒ PIANGERE SOLO NELLA PROPRIA PARROCCHIA

Il predicatore fu assai più eloquente del solito e tutti, ma proprio tutti erano commossi fino alle lacrime. Be’, a dire il vero, non proprio tutti, giacché in prima fila sedeva un signore che guardava fisso davanti a sé, con aria del tutto indifferente.

Alla fine della funzione, uno gli chiese: “Ma lei non l’ha sentita la predica?”

“Certo che l’ho sentita”, replicò il signore impassibile. “Non sono mica sordo”.

“Come le è sembrata?”

“Così commovente che mi veniva da piangere”.

“E allora perché, mi scusi, non ha pianto?”

“Perché”, rispose il signore, “non appartengo a questa parrocchia”.

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IL DIAVOLO ORGANIZZA LA CREAZIONE

Si racconta che, quando Dio creò il mondo e si gloriò della sua bellezza, Satana condivise il suo entusiasmo, ma naturalmente a modo suo, tanto che, a mano a mano che ne contemplava le meraviglie, continuava a esclamare

“Com’è bello! Bisogna organizzarlo!” “E così togliergli tutto il divertimento!”

Avete mai provato a organizzare la pace? Nel momento in cui lo fate, scoppiano conflitti di potere e lotte tra fazioni all’interno dell’organizzazione. L’unico modo perché ci sia la pace è quello di lasciarla crescere spontaneamente.

IL SEGNO DELLA CROCE O L’AMORE?

Un vescovo stava saggiando l’idoneità di un gruppo di candidati al Battesimo. “Da quale segno gli altri riconosceranno che siete cattolici?” chiese. Nessuno rispose. Evidentemente non si aspettavano una domanda di quel genere. Il vescovo ripeté il quesito. Poi, mentre lo formulava per la terza volta, si fece il segno della croce per aiutarli a trovare la risposta esatta.

All’improvviso uno dei candidati si illuminò. “L’amore”, disse. Il vescovo fu colto di sorpresa.

Stava per dire: “Sbagliato”, ma si fermò appena in tempo.

COME SALVARE IL PERIZOMA

Come cresce l’organizzazione spirituale: Un guru era così stupito del progresso spirituale del suo discepolo che, giudicandolo ormai non più bisognoso di una guida, lo lasciò da solo in una piccola capanna in riva al fiume.

Ogni mattina, dopo le abluzioni, il discepolo appendeva il perizoma ad asciugare all’aperto. Era l’unica cosa che possedeva.

Un giorno ebbe la triste sorpresa di trovarlo ridotto a brandelli dai topi e così dovette elemosinarne un altro dagli abitanti del villaggio. Quando i topi ebbero rosicchiato anche questo, egli si procurò un gattino.

Ora non aveva più da preoccuparsi dei topi, ma, oltre al suo cibo, doveva elemosinare anche un po’ di latte.

“Troppa fatica chiedere l’elemosina”, pensò, “e troppo disturbo per la gente del villaggio. Terrò una mucca”.

Quando ebbe la mucca, dovette cercare il foraggio. “È più facile coltivare la terra intorno alla capanna”, pensò.

Ma anche così aveva dei problemi, perché gli restava poco tempo per meditare. Allora assunse dei contadini che arassero la terra per lui. E poiché sorvegliare costoro era un compito gravoso, si sposò, in modo da avere una moglie che dividesse il lavoro con lui.

Naturalmente non passò molto tempo che egli divenne uno degli uomini più ricchi del villaggio. Qualche anno più tardi il suo guru capitò per caso da quelle parti e fu sorpreso di vedere un palazzo residenziale nel luogo dove un tempo sorgeva la capanna.

Chiese a uno dei servi: “Non è qui che viveva un mio discepolo?” Prima che quello rispondesse, uscì fuori il discepolo in persona.

“Che significa tutto questo, figlio mio?”, chiese il guru. “Lei non ci crederà, signore”, rispose l’uomo, “ma non c’era altro modo per conservare il mio perizoma”.

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