La preghiera della rana (29° cap.) pag.85 I SANTI

La preghiera della rana1°

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LA MODESTIA DEL BUON RABBINO

Un vecchio rabbino giaceva a letto ammalato e i suoi discepoli conversavano sottovoce fra loro al suo capezzale. Essi ne esaltavano le impareggiabili virtù.

“Dai tempi di re Salomone non c’è mai stato nessuno saggio come lui” disse uno di loro.

“È la sua fede! È pari a quella del nostro padre Abramo!” aggiunse un altro.

“La sua pazienza è senz’altro come quella di Giobbe”, dichiarò un terzo. “Solo Mosè aveva un colloquio così intimo con Dio”, concluse un quarto. Il rabbino appariva irrequieto. Quando i discepoli se ne furono andati, la moglie gli chiese: “Li hai sentiti tessere le tue lodi?”

“Sì”, rispose il rabbino.

“Allora perché sei così agitato?”, domandò la moglie.

“La mia modestia”, protestò il rabbino. “Nessuno ha parlato della mia modestia!”

Era sicuramente un santo colui che disse: “Io sono soltanto quattro mura vuote, con nulla dentro”. Non esiste pienezza più grande.

UN PRETE VENERABILE SI DICHIARA COLPEVOLE

Un vecchio prete novantaduenne era venerato da tutti in città. Quando compariva per la strada, la gente si inchinava fino a terra, tanta era la sua fama di santità. Egli era anche un membro del Rotary Club e ogni volta che l’associazione si riuniva egli era sempre presente, puntualissimo e seduto nel suo posto preferito in un angolo della stanza. Un giorno il prete scomparve. Era come se fosse svanito nel nulla, poiché, per quanto cercassero, i cittadini non ne trovarono traccia. Il mese seguente, tuttavia, quando si riunì il Rotary Club, lui era li come sempre, seduto nell’angolo.

“Ma, padre”, esclamarono tutti, “dove è stato?”

“In prigione”, rispose quello tranquillo.

“In prigione? Per carità divina, ma se lei non farebbe male a una mosca! Che cosa è successo?”

“È una lunga storia”, spiegò il prete, “ma, per farla breve, ecco il fatto: avevo comprato il biglietto del treno per recarmi in città e aspettavo sulla pensilina, quando compare una ragazza stupenda al braccio di un poliziotto. Mi squadra ben bene, si volta verso l’agente e dice: “È stato lui”. E, a essere sincero, ne fui così lusingato che mi dichiarai colpevole”.

I QUATTRO MONACI ROMPONO IL SILENZIO

Quattro monaci decisero di osservare il silenzio per un mese. Iniziarono abbastanza bene, ma dopo il primo giorno uno disse: “Chissà se ho chiuso la porta della mia cella prima di lasciare il monastero”.

E un altro: “Stupido! Abbiamo deciso di stare in silenzio per un mese e tu hai già infranto la regola!”

Il terzo monaco esclamò: “E tu? Anche tu l’hai infranta!”

Proclamò il quarto: “Grazie a Dio, sono l’unico che non ha ancora parlato!”

L’AUREOLA STRETTA

Un uomo andò dal medico e gli disse: “Dottore, ho un terribile mal di testa che non mi abbandona un istante. Mi potrebbe dare qualche cosa per farmelo passare?” “Certamente”, rispose il dottore, “ma prima ho bisogno di sapere da lei alcune cose. Mi dica, beve molti liquori?” “Liquori?”, esclamò l’uomo indignato, “non bevo mai quelle schifezze”. “E fuma?” “Trovo il fumo disgustoso. Non ho mai toccato il tabacco in vita mia”. “Sono un po’ imbarazzato nel farle questa domanda, ma… sa come sono certi uomini… le capita di avere qualche avventura notturna?” “Naturalmente no. Per chi mi prende? Mi corico tutte le sere alle dieci al massimo”. “Mi dica”, prosegui il dottore, “questo dolore che sente alla testa è come una fitta acuta e lancinante?” “Sì”, rispose l’uomo. “È proprio così, una fitta acuta e lancinante”. “Molto semplice, mio caro signore! Il suo problema è che l’aureola le sta troppo stretta. Non c’è che da allentarla un po’”.

Il guaio dei nostri ideali è che, se vogliamo essere all’altezza di ciascuno di essi, diventiamo persone con cui è impossibile vivere.

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