La preghiera della rana (33° cap.) pag.92 I SANTI

La preghiera della rana1°

Pag. 92

GESSEN, IL MONACO INGORDO

Gessen era un monaco buddhista. Inoltre era un artista di eccezionale talento. Tuttavia, prima di iniziare un dipinto, chiedeva sempre di essere pagato in anticipo. E le sue tariffe erano esorbitanti, tanto che era diventato famoso come il Monaco Ingordo.

Un giorno una geisha lo mandò a chiamare per fargli fare un quadro. Gessen domandò: “Quanto mi darai?” In quel periodo la ragazza lavorava per un cliente ricco e quindi rispose:

“Qualsiasi somma chiederai, ma il dipinto lo devi fare ora qui davanti a me”.

Gessen si mise subito all’opera e quando ebbe terminato chiese la cifra più alta che avesse mai pattuito. Mentre gli consegnava il denaro, la geisha disse al suo protettore:

“Dicono che quest’uomo sia un monaco, ma non pensa che ai soldi. Ha un talento eccezionale, ma la sua anima è oscenamente attaccata al denaro. Come si fa a esibire la tela di un uomo così gretto? Il suo lavoro può giusto andar bene per la mia biancheria intima!”

E così dicendo gli lanciò una sottoveste e gli chiese di dipingervi sopra un quadro. Gessen, prima di iniziare a lavorare, le rivolse la solita domanda:

“Quanto mi darai?”

“Oh, qualsiasi cifra va bene”, rispose la ragazza. Gessen disse il prezzo, dipinse il quadro, intascò il denaro senza il minimo imbarazzo e se ne andò.

Molti anni dopo, per puro caso, qualcuno scoprì perché Gessen era così attaccato al denaro. La sua provincia era spesso colpita da terribili carestie. I ricchi non facevano nulla per aiutare i poveri e allora fece costruire di nascosto nella zona dei granai pieni di provviste per i casi d’emergenza come quelli. Nessuno sapeva da dove provenisse il grano o chi fosse il benefattore della provincia.

Un altro dei motivi per cui Gessen desiderava tanto denaro era la strada che conduceva al villaggio dalla città, distante molti chilometri. Essa era tanto in cattivo stato che i carri tirati dai buoi non riuscivano a percorrerla, con grave sofferenza dei vecchi e dei malati che avevano bisogno di recarsi in città. Così Gessen la fece riparare.

L’ultima ragione era un tempio in cui meditare, che il maestro di Gessen aveva sempre desiderato ma non poteva permettersi. Gessen costruì il tempio in segno di gratitudine all’amato insegnante. Dopo aver costruito la strada, il tempio e i granai, il Monaco gettò via pennello e colori, si ritirò fra le montagne e si dedicò alla vita contemplativa e non dipinse mai più neppure un quadro.

La condotta di una persona in genere rivela ciò che l’osservatore immagina di vedere.

 

MINISTRO, RABBINO E IL PRETE

Due manovali irlandesi lavoravano per strada, all’entrata di un postribolo. Poco dopo arrivò il ministro della locale chiesa protestante, si tirò giù il cappello sul viso ed entrò nell’edificio.

Pat disse a Mike: “Hai visto? Che ti aspettavi? È un protestante!” A distanza di poco tempo ecco spuntare un rabbino. Si tirò su il bavero della giacca ed entrò pure lui.

Pat commentò: “Che terribile esempio per la gente da parte di un’autorità religiosa!”

Alla fine ecco che arriva un prete cattolico, il quale si avvolge il mantello intorno al capo e si infila nel portone.

E Pat: “Oh, Mike, non è tremendo pensare che una delle ragazze si deve essere ammalata?”

IL VESCOVO SACRILEGO

Un uomo era solito recarsi a pesca nelle montagne del nord. Un giorno la sua guida si mise a raccontargli degli aneddoti sul vescovo a cui aveva fatto da accompagnatore l’estate precedente. “Sì”, spiegava la guida, “è un brav’uomo, a parte il suo linguaggio”.

“Vorrebbe dire che il vescovo bestemmia?”, chiese l’uomo. “Certamente, signore”, replicò la guida.

“Una volta aveva catturato un gran bel salmone, ma proprio quando stava per riportarlo a riva, il pesce si staccò dall’amo. Allora io dissi al vescovo: “Che maledetta sfortuna!”

E lui mi guardò negli occhi e disse: “È proprio vero”. Ma quella è l’unica volta che ho sentito il vescovo usare un linguaggio simile”.

TANZAN, IL BUONO PER NATURA

Durante l’epoca Meigi, vivevano a Tokyo due noti insegnanti, quanto mai diversi l’uno dall’altro. L’uno, Unsho, un maestro di Shingon, era il tipo che osservava meticolosamente ogni singolo precetto di Buddha.

Si alzava molto prima dell’alba, si coricava quando ancora non era notte, non toccava cibo dopo che il sole aveva superato lo zenith e non beveva nessun tipo di alcolici.

L’altro, Tanzan, era professore di filosofia presso l’Imperial Todai University. Non osservava alcuna prescrizione, tanto che mangiava quando ne aveva voglia e dormiva anche durante il giorno.

Un giorno Unsho fece visita a Tanzan e scoprì che aveva alzato il gomito, il che era assai scandaloso perché un buddhista non dovrebbe assaggiare neppure una goccia di liquore.

“Salve, amico mio”, esclamò Tanzan. “Perché non entri a bere qualcosa con me?”

Unsho si sentiva offeso, ma rispose in tono controllato: “Non bevo mai”.

“Se uno non beve, in realtà non è un essere umano”, ribatté Tanzan.

Questa volta Unsho perdette la pazienza. “Vorresti dire che io non sono umano perché non tocco ciò che Buddha ha esplicitamente proibito? E se non sono un uomo, che cosa sono?”

“Un Buddha”, proclamò Tanzan allegramente.

Tanzan morì con la stessa naturalezza con cui era vissuto. L’ultimo giorno della sua vita scrisse sessanta cartoline, su ciascuna delle quali era scritto: Me ne vado da questo mondo. Questo è il mio ultimo avviso.

Tanzan, 27 luglio 1982.

Chiese a un amico di imbucare le cartoline e poi spirò serenamente.

Il sufi Junaid di Bagdad dice: “È meglio un uomo sensuale ma simpatico che un santo antipatico”.

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