La preghiera della rana (51° cap.) pag.129 —————————AMORE—————————-

La preghiera della rana1°

Pag.129

IL MAESTRO COLPISCE JITOKU

Jitoku era un bravo poeta e aveva deciso di studiare lo zen. Prese perciò appuntamento con il maestro Ekkei di Kyoto. Si recò da lui pieno di speranza ma nel momento stesso in cui entrò ricevette un ceffone, che lo lasciò stordito e umiliato.

Mai nessuno prima di allora aveva osato colpirlo. Ma poiché la regola zen imponeva di non dire o fare nulla senza il permesso del maestro, egli usci in silenzio.

Andò a trovare Dokuon, il capo dei discepoli e lo mise al corrente dell’accaduto nonché della sua intenzione di sfidare il maestro a duello.

“In realtà il maestro è stato gentile con te”, replicò Dokuon. “Fa’ tua la pratica dello zazen e lo scoprirai da te”.

Jitoku fece esattamente come gli era stato consigliato. Per tre giorni e tre notti fu tale l’intensità dei suoi sforzi che raggiunse uno stato di illuminazione estatica ben superiore a quanto avesse immaginato. Il suo satori ottenne l’approvazione di Ekkei.

Jitoku si recò nuovamente da Dokuon lo ringraziò del suo consiglio e disse: “Se non fosse stato per il vostro buon senso, non avrei mai provato un’esperienza così capace di trasformarmi. E quanto al maestro, ora mi rendo conto che avrebbe dovuto colpirmi ancora più forte!”

LA PAZIENZA DI MUSO

Muso, uno dei maestri più celebri dell’epoca, viaggiava in compagnia di un suo discepolo. Arrivati a un fiume, salirono sul traghetto. Quando stavano per partire, un samurai ubriaco arrivò di corsa e saltò nella barca stracolma, col rischio di farla affondare. Poi cominciò a barcollare di qua e di là, causando alla fragile imbarcazione pericolose oscillazioni, tanto che il barcaiolo lo supplicò di stare fermo.

“Siamo pigiati come sardine!”, protestò raucamente il samurai.

All’improvviso notò Muso e gridò: “Avanti! Gettiamo il vecchio in acqua!”

“Abbi pazienza”, disse Muso. “Fra poco saremo arrivati”.

“Cosa? Avere pazienza io?”, urlò fuori di sé. “Sta’ a sentire, se non salti giù da solo, ti scaravento fuori in questo stesso istante”.

L’atteggiamento calmo del maestro di fronte alle sue minacce esasperò il samurai al punto da indurlo ad avvicinarsi a Muso e colpirlo a sangue in pieno viso.

Il discepolo non ne poté più, da uomo grande e grosso qual era esclamò: “Dopo ciò che ha fatto, non va lasciato vivo!”

“Perché prendersela tanto per una sciocchezza?”, osservò Muso sorridendo.

“È in occasioni come questa che viene messo alla prova tutto ciò che abbiamo appreso. Non dimenticare che la pazienza non si esercita soltanto a parole”.

Poi compose una breve poesia che diceva: “L’aggressore e l’aggredito: semplici attori di un dramma che dura il tempo di un sogno”.

LE MEMBRA INTRECCIATE

Sette matti furono invitati a partecipare ai festeggiamenti che si tenevano nel paese vicino. La sera, mentre tornavano a casa barcollando in evidente stato di ubriachezza, cominciò a piovere. Decisero allora di passare la notte al riparo di un grande albero. L’indomani mattina, al loro risveglio, l’aria risuonò dei loro pianti e lamenti

“Che succede?”, chiese un passante.

“Ieri sera ci siamo addormentati tutti insieme sotto quest’albero, signore”, spiegò uno dei matti. “Questa mattina ci svegliamo e ci troviamo con gli arti così aggrovigliati fra loro che non sappiamo più distinguere a chi appartengano”.

“Ho una soluzione”, esclamò il viandante. “Datemi uno spillo”. Ficcò lo spillo nella prima gamba che trovò.

“Ahi!”, gridò uno.

“Ecco fatto”, gli disse quello. “Questa è la tua gamba”. Poi punse un braccio.

“Ahi!”, urlò un altro, rivelandosene il proprietario. E così via, finché tutti gli arti furono districati e i matti se ne tornarono allegramente al villaggio, forti dell’esperienza fatta.

Quando il tuo cuore parteciperà in modo istintivo alle gioie e ai dolori degli altri, saprai che ti sarai sbarazzato del tuo io e godrai l’esperienza del tuo “essere uno” con la razza umana, e finalmente conoscerai l’amore.

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