La preghiera della rana (52° cap.) pag.132 ——— VERITA’—————

La preghiera della rana1°

Pag. 132

VERITÀ

LA VITA È COME UNA TAZZA DI TE

La verità non sta nelle formule…

Un uomo prendeva il tè con un amico al ristorante. Fissò a lungo la tazza e poi disse con un sospiro di rassegnazione: “Ah, amico mio, la vita è come una tazza di tè”.

L’altro ci pensò su per un po’, fissò a lungo la sua tazza e poi domandò: “Perché? Perché la vita è come una tazza di tè?”

Rispose l’uomo: “Come faccio a saperlo? Non sono mica un intellettuale!”

UNA CONDANNA PIÙ MITE

… né nelle cifre…

“Prigioniero”, disse il giudice, “siete dichiarato colpevole in base a ventitré capi d’accusa. Vi condanno quindi a un totale di centosettantacinque anni di prigione”.

Il prigioniero, un uomo anziano, si mise a piangere Il giudice assunse un’aria meno severa.

“Non era mia intenzione essere crudele”, disse. “So che la pena a cui siete stato condannato è molto severa, ma non è necessario che la scontiate tutta”.

Negli occhi del prigioniero balenò un lampo di speranza.

“Proprio così”, affermò il giudice. “Fatene più che potete”.

GOVERNANTI PER I PRETI

Un vescovo aveva stabilito che le governanti dei preti avessero almeno cinquant’anni. Fu assai sorpreso di scoprire, in occasione di una visita pastorale, un prete il quale era persuaso di osservare la regola tenendo presso di sé due governanti di venticinque anni ciascuna.

IL NOME DEL PRIMOGENITO

… e neppure nei nomi…

Al momento di dare un nome al primogenito, marito e moglie cominciarono a litigare. Lei voleva che si chiamasse come suo padre e lui come il suo. Alla fine andarono a chiedere consiglio al rabbino.

“Come si chiamava tuo padre?”, chiese il rabbino all’uomo.

“Abijah”?.

“E il tuo?”, chiese alla moglie.

“Abijah”.

“E allora che problema c’è?”, esclamò il rabbino confuso.

“Vede, rabbi”, spiegò la donna, “mio padre era un erudito e il suo un ladro di cavalli. Come posso permettere che mio figlio si chiami come un uomo simile?”

Il rabbino meditò a lungo sulla questione, che in verità era assai delicata. Non voleva che uno dei due pensasse di avere vinto e l’altro di avere perso, perciò alla fine disse:

“Ecco che cosa vi consiglio di fare. Chiamate il bambino Abijah, poi aspettate a vedere se diventa un erudito o un ladro di cavalli e saprete da chi avrà preso il nome”.

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