——–LA PREGHIERA DELLA RANA ——– secondo volume cap. 5 pag.13

La preghiera della rana1°

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IL MANTRA PERICOLOSO

Un guru teneva lezione a un gruppo di giovani discepoli, quando questi gli chiesero di rivelare loro il sacro mantra mediante il quale era possibile far risuscitare i morti.

«Che cosa ve ne fareste di una cosa tanto pericolosa?» domandò il guru.

«Nulla. Servirebbe soltanto a rafforzare la nostra fede», risposero.

«La conoscenza prematura è un rischio, figli miei», replicò il vecchio.

«Quando è prematura la conoscenza?» essi chiesero.

«Quando dà potere a chi non dispone ancora del discernimento che deve guidarne l’uso».

I discepoli tuttavia insistettero finché il sant’uomo confidò loro a malincuore il segreto del sacro mantra, implorandoli più volte di usarlo con la massima discrezione.

Non passò molto tempo che i giovani si trovarono a camminare in un luogo deserto dove videro un mucchio di ossa sbiancate.

Con la leggerezza che è tipica di chi si trova in compagnia, essi decisero di provare l’efficacia del mantra, che andava invece usato solo dopo lunga meditazione.

Non appena ebbero pronunciato le parole magiche, le ossa si ricoprirono di carne e si trasformarono in lupi famelici che li inseguirono e li dilaniarono.

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SOYEN SHAKU SI ADDORMENTA

All’età di sessantuno anni, il maestro Soyen Shaku si dipartì da questo mondo, non prima però di avere portato a termine il compito che si era assunto: lasciare ai posteri una dottrina più varia e sublime di quella della maggior parte dei maestri zen. Si diceva che ai suoi allievi capitasse talvolta di addormentarsi dopo il pranzo, d’estate, sopraffatti dal caldo e dalla stanchezza. Sebbene non sprecasse mai un solo istante, Soyen non criticava mai questa debolezza dei suoi discepoli.

All’età di dodici anni, già studiava i principi filosofici della scuola Tendai. Un’estate la giornata era così torrida che il piccolo Soyen, in assenza del Maestro, si sdraiò per terra e cadde in un sonno profondo che durò tre ore. Si svegliò di soprassalto solo quando sentì entrare il Maestro, ma ormai era troppo tardi: lui se ne stava lì lungo disteso sulla soglia di casa.

«Scusami, ti prego, scusami», sussurrò il suo insegnante mentre scavalcava con grande rispetto il corpo prono di Soyen, quasi fosse stato quello di un ospite di riguardo. Da quella volta Soyen non dormì mai più durante il giorno.

PRENDERLE DALLA MAMMA

Un bambinetto che correva giù per la strada all’improvviso girò l’angolo e andò a sbattere contro un signore.

«Santo cielo!» esclamò quest’ultimo. «Dove vai così di fretta?»

«A casa», rispose il ragazzino, «e sono di corsa perché mia madre mi deve picchiare».

«E sei così ansioso di prendere le botte che torni a casa di tutta corsa?» domandò il passante allibito.

«No. Ma se il papà arriva a casa prima di me, le botte me le dà lui».

I bambini sono come specchi. Quando sono in presenza dell’amore, ne diventano il riflesso. Quando l’amore non c’è, non hanno nulla da riverberare attorno a loro.

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