——–LA PREGHIERA DELLA RANA ——– secondo volume cap. 6 pag.15

La preghiera della rana1°

Pag.15

LA SBERLA

Nasruddin consegnò a un ragazzo una brocca e gli disse di andare a prendere l’acqua al pozzo. Ma ancora prima che facesse un passo, diede al bambinetto una sberla e gli gridò: «Stai attento a non lasciarla cadere!»

Un tale che assisteva alla scena esclamò: «Perché hai colpito questo povero bambino prima ancora che abbia fatto qualcosa di male?»

Rispose Nasruddin: «Preferiresti forse che lo picchiassi dopo che ha rotto la brocca, quando ormai non c’è più niente da fare né per questa né per l’acqua? Quando le prende, lui si ricorda e così si salvano sia l’una che l’altra».

LA MAGIA DELLO PSICOLOGO

Una coppia disperata mandò a chiamare d’urgenza uno psicologo dei bambini, perché non sapeva più che cosa fare con il figlioletto, il quale si era installato sul cavallo a dondolo di un altro bambino e si rifiutava a tutti i costi di scendere. Il piccolo di cavallucci ne possedeva tre, ma aveva deciso che era proprio quello che voleva.

Qualsiasi tentativo per farlo scendere provocava tanti di quegli urli e strilli che lo rimettevano subito in sella.

Lo psicologo pattuì prima di tutto il suo compenso, poi si avvicinò al bambino, gli arruffò affettuosamente i capelli, si piegò verso di lui e gli bisbigliò sorridendo qualcosa all’orecchio. Il ragazzino saltò immediatamente giù dal cavallo e seguì docilmente i genitori fino a casa.

«Che tipo di magia avete usato col piccolo?» chiesero i genitori meravigliati.

Lo psicologo si fece pagare e solo dopo spiegò: «È molto semplice. Mi sono abbassato verso di lui e gli ho detto: “Se non scendi in questo preciso istante da quel cavallo, te ne darò tante che non potrai più sederti per una settimana. Mi pagano per farlo, te l’assicuro io”».

Prima di punire un bambino, chiedetevi se per caso non siete voi la causa delle sue malefatte.

QUAL È IL BERSAGLIO?

L’istruttore di tiro con l’arco era altrettanto famoso come maestro di vita. Un giorno, durante una gara, il suo allievo migliore fece centro per ben tre volte consecutive. Tutti applaudirono al colmo dell’entusiasmo, e da ogni parte piovvero complimenti per l’allievo, e anche per il maestro.

Quest’ultimo tuttavia non parve scomporsi. Era anzi piuttosto critico. Quando, più tardi, l’allievo gliene chiese la ragione, egli rispose: «Devi ancora imparare che l’obiettivo non è il centro».

«E qual è allora?» volle sapere il discepolo. Ma il maestro non disse nulla. Era qualcosa che il giovane avrebbe dovuto scoprire un giorno da solo, poiché non si poteva comunicare con le parole.

Un giorno scopri che ciò a cui doveva mirare non era il risultato, ma l’atteggiamento: non fare centro, ma liberarsi dell’ego.

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