——–LA PREGHIERA DELLA RANA ——– secondo volume cap. 7 pag.17

La preghiera della rana1°

Pag. 17

L’INSEGNANTE CURIOSO

Un insegnante imparò a sue spese a diventare un educatore saggio e comprensivo, dopo aver commesso molti errori.

Eccone uno: Era preside di una scuola, quando un ragazzo venne a comunicargli che desiderava cambiare istituto.

«Perché, figliolo? Che cos’è che non va? Che cosa ti rende infelice? Hai dei buoni voti».

«Nessun problema, signore. È solo che desidero andarmene».

«È per colpa degli insegnanti? Ce n’è qualcuno che non ti piace?»

«No, signore. Gli insegnanti non c’entrano».

«Sono forse gli altri studenti? Hai litigato con qualcuno?»

«No, niente di tutto questo».

«Le tasse scolastiche allora. Ti sembrano troppo alte?»

«Nossignore. Non è nemmeno quello».

Il preside allora osservò una lunga pausa di silenzio, con la certezza di riuscire così ad indurre il giovane a parlare. All’improvviso questo cominciò a piangere e il preside si sentì la vittoria in pugno.

Con il tono più affettuoso e comprensivo di cui era capace, disse: «Piangi perché c’è qualcosa che ti preoccupa, vero?»

Il ragazzo annuì. «Bene, allora dimmi perché piangi».

Il ragazzo guardò il preside negli occhi e dichiarò: «Perché lei mi sta facendo tutte queste domande».

UN INTERO RIFORMATORIO PER UN SOLO RAGAZZO

Si trattava di aprire un riformatorio maschile e fu chiesta la consulenza di un famoso pedagogo. Egli perorò la causa appassionatamente affinché vi si adottassero metodi educativi umani, sollecitando i fondatori a non badare a spese pur di ottenere la prestazione di educatori competenti e buoni di cuore.

Concluse infine dicendo: «Se verrà salvato dalla depravazione morale anche un solo ragazzo, saranno giustificate tutte le spese e le energie investite in un istituto come questo».

Più tardi un membro della commissione gli domandò: «Non crede di essersi lasciato trasportare un po’ troppo dal sentimento? È proprio sicuro che tante spese ed energie sarebbero giustificate se si riuscisse a salvare anche un solo ragazzo?»

«Se fosse mio figlio, sì!» fu la risposta.

AUTORITÀ FINALMENTE IL PRETE HA CAPITO

Un racconto di Ramakrishna, mistico di Calcutta:

Un re si faceva recitare ogni giorno il Bhagavad Gita da un sacerdote.

Quest’ultimo spiegava poi il testo e diceva: «Mio re, avete capito quello che ho detto?» E ogni giorno il re non rispondeva né sì né no.

Diceva soltanto: «Prima sarebbe meglio che lo capiste voi».

Questo addolorava il povero prete, il quale aveva dedicato ore a preparare la lezione quotidiana per il re e sapeva che la sua spiegazione era chiara e accurata. Il prete era uno che amava e ricercava la Verità.

Un giorno, mentre meditava, all’improvviso ebbe la percezione della natura illusoria, della relatività di tutte le cose, casa, famiglia, ricchezza, amici, onore, fama e tutto il resto. Vide tutto ciò con tale chiarezza che nel suo cuore svanì ogni desiderio di queste cose.

Decise di lasciare la sua casa e intraprendere una vita di asceta errante. Prima di andarsene, inviò al re questo messaggio: «Sire, finalmente ho capito».

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