——–LA PREGHIERA DELLA RANA ——– secondo volume cap. 8 pag.19

La preghiera della rana1°

Pag. 19

LA POLMONITE POSSO CURARLA

Una donna soffriva di un forte raffreddore e nessuna delle cure prescritte dal dottore sembrava darle sollievo.

«Non può fare nulla per guarirmi, dottore?» chiese avvilita.

«Il mio consiglio», rispose il dottore, «è di andare a casa e fare una doccia bollente, poi, prima di asciugarsi, resti tutta nuda in mezzo alla corrente».

«E questo mi farà guarire?» domandò lei sorpresa.

«No, ma le verrà la polmonite e quella la posso curare».

Avete mai pensato che il vostro guru potrebbe offrirvi la cura per una malattia che lui stesso vi ha procurato?

IL DOTTOR CHUNG SALVA LA VITA

«Grazie a Dio abbiamo portato con noi un mulo al picnic, così quando uno dei ragazzi si è fatto male, abbiamo usato il mulo per ricondurlo a casa».

«Come si è ferito?»

«Gli ha dato un calcio il mulo.»

«Hai un bravo dottore da consigliarmi?»

«Ti suggerisco di andare dal dottor Chung, mi ha salvato la vita».

«Come ha fatto?»

«Ecco, soffrivo di una malattia piuttosto grave, e mi sono rivolto al dottor Ching. La medicina che lui mi ha dato mi ha fatto sentire peggio. Allora ho provato dal dottor Chang e sono stato male da morire. Così alla fine sono andato dal dottor Chung, ma non era in casa».

Pag. 20

«IL DOTTORE NE SA PIÙ DI TE»

La fiducia cieca nell’autorità compromette la nostra percezione della realtà.

Il dottore si chinò sulla figura che giaceva immobile nel letto.

Poi si rialzò e disse: «Mi duole comunicarle che suo marito è passato a miglior vita, mia cara».

La creatura inerte distesa sul letto emise un debole suono di protesta: «Non è vero» sono ancora vivo».

«Stai zitto», replicò la donna. «Il dottore ne sa più di te».

CREDERE ALL’ASINO

Un vicino andò a chiedere in prestito l’asino a Nasruddin. «L’ho già prestato ad altri», rispose Nasruddin.

In quel momento l’animale cominciò a ragliare nella stalla. «Ma io lo sento ragliare», protestò il vicino.

«E tu a chi credi, a me o all’asino?»

IL PRINCIPE RITARDATO

Il principe ereditario era un po’ ritardato, perciò il re assunse per lui un insegnante privato. Le lezioni iniziarono con una spiegazione dettagliata del primo teorema di Euclide.

«È chiaro, Vostra Altezza?» domandò il professore.

«No», rispose Sua Altezza Reale. Allora quello ripeté da capo tutta la spiegazione del teorema.

«È chiaro adesso?»

«No», rispose il principe. L’insegnante riprovò ancora una volta, ma senza risultato. Quando, dopo il decimo tentativo, il principe non aveva ancora capito nulla del teorema, il povero professore scoppiò in lacrime. «

Credetemi, Vostra Altezza», gridò, «questo teorema è vero ed è così che va dimostrato».

Nell’udire queste parole, il principe balzò in piedi e dichiarò con un solenne inchino: «Caro signore, ho un’estrema fiducia in ciò che dite, perciò, se mi assicurate che il teorema è vero, lo accetterò senza riserve. Mi dispiace solo che non mi abbiate fornito subito questa certezza, così da poter passare al secondo teorema senza perdere tanto tempo».

In questo modo si ottengono tutte le risposte giuste senza conoscere la geometria, così come la gente crede di avere la fede giusta senza conoscere Dio.

Dire a chi è in posizione di autorità: «Io sono un inetto. Per favore, pensa tu per me», è come dire: «Ho sete, per favore bevi per me».

RIDI QUANDO RIDO IO

Dice Buddha: «I monaci e gli eruditi non dovrebbero accettare le mie parole con deferenza, ma analizzarle come fa l’orafo con l’oro, che lo taglia, lo fonde, lo leviga e lo sfrega».

Un signore alto in una sala cinematografica al bambino seduto dietro di lui: «Riesci a vedere lo schermo, figliolo?»

«No». «Non ti preoccupare. Guarda me e tutte le volte che rido, ridi anche tu».

Pag. 22

«QUANDO FINIRÀ LA GUERRA?»

Il Gran Maresciallo Ferdinand Foch era il comandante delle forze alleate durante la prima guerra mondiale. I giornalisti facevano la corte al suo autista nella speranza di ottenere informazioni su quello che passava per la testa al maresciallo. Non facevano che chiedergli quando la guerra sarebbe finita, ma Pierre non rispondeva.

Un giorno i cronisti sorpresero Pierre proprio mentre stava uscendo dal quartier generale.

Mentre gli si affollavano intorno, l’autista dichiarò: «Oggi il maresciallo ha parlato».

«Che cos’ha detto?» domandarono ansiosi.

«Ha detto: “Pierre, che cosa ne pensi? Quando finirà la guerra?»

Una ragazza chiese al padre sacerdote da dove traeva ispirazione per le sue prediche. «Da Dio», egli replicò.

«Allora perché certe cose le cancelli?» chiese lei.

L’IGNORANZA DI MARCONI

Il grande inventore della radio, Marconi, trascorse l’intera notte nel suo laboratorio a discutere con un amico gli aspetti più complessi della comunicazione senza filo.

Mentre uscivano dal locale, Marconi dichiarò all’improvviso: «È tutta la vita che studio questo argomento eppure c’è una cosa della radio che non riesco assolutamente a capire».

«C’è qualcosa della radio che tu non capisci?» esclamò l’amico esterrefatto. «Che cos’è?»

Marconi rispose: «Come mai funziona?»

L’ERRORE DEL VESCOVO WRIGHT

Molti anni fa un vescovo della costa orientale degli Stati Uniti visitò una piccola università privata sulla costa occidentale. Fu ospitato in casa del rettore, il quale era un giovane insegnante di fisica e chimica, dalle idee progressiste. Il preside un giorno invitò a cena i membri della sua facoltà, in modo che potessero trarre frutto dalla saggezza ed esperienza del vescovo. Al termine della cena, la conversazione si focalizzò sulla fine del mondo e il vescovo asserì che non poteva essere lontano. Uno dei motivi da lui addotti a favore di quest’idea era che ormai nella natura non c’era più nulla da scoprire e che tutte le invenzioni possibili erano state esaurite.

Il preside dissentì garbatamente. Spiegò che, secondo lui, l’umanità era alle soglie di nuove e assai brillanti scoperte.

Il vescovo sfidò il preside a citarne una e questi asserì di essere convinto che nel giro di cinquant’anni gli uomini avrebbero imparato a volare.

Il vescovo scoppiò in una gran risata. «Sciocchezze, mio caro», esclamò, «se fosse stato nei piani di Dio che noi volassimo, Egli ci avrebbe fornito di ali. Il volo è riservato agli uccelli e agli angeli».

Il nome del vescovo era Wright. Aveva due figli Orville e Wilbur, gli inventori del primo aeroplano.

INSEGNARE A UN CAVALLO A VOLARE

Un re dell’antica India condannò a morte un uomo. Questi lo implorò di condonargli la pena e aggiunse: «Se il re sarà così misericordioso da risparmiarmi la vita, nel giro di un anno insegnerò al suo cavallo a volare».

«Ci sto», disse il re. «Ma se alla fine di questo periodo il cavallo non saprà volare, sarai giustiziato».

Quando più tardi i familiari ansiosi gli chiesero come intendeva realizzare il suo piano, l’uomo rispose: «Durante questo anno potrebbe morire il re oppure il cavallo o, chissà, magari il cavallo imparerà davvero a volare!»

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