——–LA PREGHIERA DELLA RANA ——– secondo volume cap. 11 pag. 28

La preghiera della rana1°

Pag. 28

IL MAESTRO PERDE UN CRITICO

C’era un tempo un rabbino che la gente venerava come l’inviato di Dio. Non passava giorno senza che una folla di persone si assiepasse davanti alla sua porta in cerca di un consiglio o della sua guarigione e della benedizione del sant’uomo. E ogni volta che il rabbino parlava, la gente pendeva dalle sue labbra, facendo propria ogni parola che diceva.

Fra i presenti c’era però un personaggio piuttosto antipatico, che non perdeva mai l’occasione per contraddire il maestro. Osservava le debolezze del rabbino e ne sbeffeggiava i difetti, con sgomento dei suoi discepoli, che cominciarono a vedere in lui l’incarnazione del diavolo.

Un giorno però il «diavolo» si ammalò e morì. Tutti tirarono un sospiro di sollievo. Di fuori apparivano compresi come si conveniva, ma nel loro cuore erano contenti perché quell’eretico irriverente non avrebbe mai più interrotto i discorsi ispirati del maestro e criticato il suo comportamento. La gente fu quindi sorpresa di vedere al funerale il maestro genuinamente affranto dal dolore.

Quando più tardi un discepolo gli chiese se era addolorato per la sorte del morto, egli rispose: «No, no. Perché dovrei compiangere il nostro amico che è ora in cielo? È per me che sono triste. Quell’uomo era l’unico amico che avevo. Eccomi qui circondato da gente che mi venera. Lui era il solo che mi metteva alla prova; temo che senza di lui smetterò di crescere». E mentre diceva queste parole, il maestro scoppiò in lacrime.

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LA KATINKA

Una volta una donna si rivolse al rabbino Israel e gli confidò la sua pena segreta: era sposata da vent’anni e non aveva ancora avuto un figlio.

«Che coincidenza!» esclamò il rabbino. «A mia madre è accaduta la stessa cosa».

E le raccontò questa storia: Per vent’anni sua madre non ebbe figli. Un giorno venne a sapere che era giunto in città il santo Bal Shem Tov, allora corse fino alla casa in cui egli alloggiava e lo scongiurò di pregare affinché lei potesse avere un figlio.

«Tu che cosa sei disposta a fare?» chiese il santo.

«Che cosa posso fare?» Replicò la donna. «Mio marito è un povero bibliotecario, ma io ho qualcosa da offrire al rabbino».

E subito corse a casa, tirò fuori una katinka dalla cassapanca in cui l’aveva custodita gelosamente e tornò indietro a tutta velocità per donarla al rabbino. La katinka, come tutti sanno, era la mantellina indossata dalla sposa nel giorno delle nozze, un’eredità preziosa che veniva tramandata di generazione in generazione. Quando la donna fu di ritorno, il rabbino era già partito per un’altra città e lì si recò anche lei.

Poiché era povera, dovette fare il percorso a piedi e quando arrivò, il rabbino era ripartito per altra destinazione. Ella lo seguì per sei settimane da una città all’altra, finché finalmente riuscì a raggiungerlo.

Il rabbino accettò la katinka e la offrì in dono alla sinagoga.

Il rabbino Israel concluse: «Mia madre ripercorse a piedi tutto il tragitto inverso fino a casa. Un anno dopo nacqui io».

«È veramente una strana coincidenza!» esclamò la donna. «Anch’io a casa ho una katinka. Ve la porto subito e, se l’offrirete alla sinagoga, Dio mi donerà un figlio».

«Eh no, mia cara», replicò tristemente il rabbino, «non servirà a nulla. La differenza fra voi e mia madre è questa: voi avete sentito la sua storia, mentre lei ha dovuto fare tutto da sola».

Dopo che un santo l’ha usata, la scala si getta via e non si può usare più.

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