——–LA PREGHIERA DELLA RANA ——– secondo volume cap. 13 pag. 32

La preghiera della rana1°

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LA LANTERNA DEL CIECO

In Giappone nei tempi antichi si usavano le lanterne di carta. La carta avvolgeva un’intelaiatura di canne di bambù, all’interno della quale veniva accesa una candela. Un cieco era andato a trovare un amico e poiché si era fatto tardi, questi gli offrì una lanterna da portare a casa.

Il cieco rise della proposta. «Per me non c’è differenza fra il giorno e la notte», disse. «Cosa me ne faccio di una lanterna?»

Rispose l’amico: «È vero che non ti servirà per trovare la strada di casa, ma potrà evitare che un altro si scontri con te nel buio».

Il cieco allora partì con la lanterna in mano. Non aveva fatto che pochi passi quando un tale andò a sbattergli contro, facendogli perdere l’equilibrio.

«Ehi, non puoi stare più attento?» gridò il cieco. «Non la vedi la lanterna?»

«Amico», replicò l’altro, «la tua lanterna si è spenta».

Cammini più sicuro nel tuo buio che non nella luce altrui.

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SPIRITUALITÀ LA TORRE ALTA E BUIA

Data la natura della ricerca spirituale…

Un uomo si trovò davanti ad un’alta torre, vi entrò e fu immerso nella più completa oscurità. Mentre procedeva a tastoni, scoprì una scala a chiocciola Curioso di sapere dove conduceva, cominciò a salire e ad ogni passo che faceva provava un senso di disagio sempre più grande. Allora Si volse indietro e vide con orrore che ogni volta che saliva un gradino, quello precedente si staccava e scompariva.

Davanti a lui la scala continuava a salire e non si capiva dove andasse a finire; alle sue spalle si spalancava un’enorme voragine nera.

LIN CHI HA CINQUE DISCEPOLI

…i veri appassionati sono pochi…

Quando il re visitò i monasteri del grande maestro zen Lin Chi, fu assai sorpreso di scoprire che con lui vivevano oltre diecimila monaci. Desideroso di conoscere il numero esatto dei monaci, il re domandò: «Quanti discepoli avete?»

Lin Chi rispose: «Quattro o cinque al massimo».

IL PIEDE FUORI DEL CERCHIO

…e molti gli impostori…

Una coppia in viaggio di nozze stava per andare a letto, quando nella loro camera d’albergo entrò un rapinatore. Questi tracciò con il gesso un cerchio sul pavimento, chiamò con un cenno il marito e gli disse: «Entra nel cerchio e non muoverti di lì. Al primo passo che fai, ti faccio saltare il cervello».

Mentre l’uomo restava lì impalato, il ladro fece man bassa di tutto quello che trovava, cacciò il bottino in un sacco e, quando stava per andarsene, vide la bella sposina coperta dal solo lenzuolo. La fece venire accanto a sé, accese la radio, la costrinse a ballare con lui, l’abbracciò, la baciò e l’avrebbe violentata se lei non si fosse difesa strenuamente.

Quando finalmente il rapinatore si fu allontanato, la donna si avventò contro il marito urlando: «Che razza di uomo sei, te ne sei restato tutto il tempo in quel cerchio senza muovere un dito, mentre quello stava per violentarmi!»

«Non è vero che non ho fatto niente per aiutarti», protestò l’uomo.

«Ah sì, e che cosa hai fatto?»

«L’ho sfidato. Ogni volta che mi voltava le spalle, io mettevo un piede fuori del cerchio!»

L’unico pericolo che siamo disposti ad affrontare è quello che possiamo superare da lontano.

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