——–LA PREGHIERA DELLA RANA ——– secondo volume cap. 15 pag. 37

La preghiera della rana1°

Pag. 37

DANZARE SENZA AVERE PIÙ I PIEDI

In un campo di concentramento viveva un tempo un prigioniero, il quale, pur essendo stato condannato a morte, si sentiva libero e senza paura. Un giorno si mise a suonare la chitarra in mezzo al cortile della prigione. Si radunò una grande folla ad ascoltarlo, perché la magia della sua musica comunicava a tutti il suo stesso coraggio.

Quando il direttore del carcere se ne accorse, proibì all’uomo di suonare. Tuttavia il giorno seguente la cosa si ripeté: il prigioniero cantava e suonava la chitarra, circondato da una folla ancora più grande. Le guardie furenti lo trascinarono via e gli fecero tagliare le dita.

Il giorno dopo egli riprovò a cantare e suonare come poteva con i monconi sanguinanti. Questa volta la gente applaudiva al colmo dell’entusiasmo. Le guardie lo portarono via di nuovo e gli fracassarono la chitarra.

L’indomani egli cantò con tutte le sue forze. Com’era puro e sublime il suo canto! Tutti unirono le loro voci alla sua e mentre cantavano i loro cuori divennero puri e il loro spirito indomabile come il suo. Questa volta i carcerieri si infuriarono così tanto che gli fecero strappare la lingua.

Sul campo calò un profondo silenzio, quasi un presagio di immortalità. Con grande stupore di tutti, il giorno dopo egli era di nuovo al suo posto e danzava oscillando al ritmo di una musica silenziosa che solo lui poteva udire. Presto tutti si presero per mano e si misero a ballare intorno alla sua figura mutilata e sanguinante, mentre le guardie restavano impietrite dalla sorpresa.

La carriera di Sudha Chandran, una ballerina classica contemporanea, fu letteralmente stroncata quando le dovettero amputare la gamba destra. Le fu messo poi un arto artificiale ed ella riprese a danzare e, quello che è davvero incredibile, ritornò ad essere una grande stella. Quando le fu chiesto come aveva fatto ad ottenere un simile risultato, ella rispose con molta semplicità: «Per danzare non c’è bisogno dei piedi».

IL BUCO

Un avaro aveva nascosto il suo oro ai piedi di un albero del giardino. Tutte le settimane lo tirava fuori e restava a guardarlo per ore. Un giorno un ladro prese l’oro e lo portò via. Quando l’avaro andò a contemplare il suo tesoro, non trovò che un buco vuoto. L’uomo si mise a ululare di dolore, tanto che accorsero i vicini a vedere che cosa succedeva.

Quando scoprirono la causa di tanto strazio, uno di loro domandò: «L’avevi mai usato quell’oro?»

«No», replicò l’avaro. «Mi limitavo a venire qui a guardarlo tutte le settimane».

«Be’, allora», commentò il vicino, «per quello che l’oro ti dava, non cambierà molto se tornerai qui ogni settimana a guardare il buco».

Non è il denaro che possediamo, ma la nostra capacità di goderne che ci fa ricchi e poveri. Affannarsi per ottenere la ricchezza senza saperne godere, è come essere calvi e mettersi a fare collezione di pettini.

PERLE AL POSTO DEL CIBO

Una sera due mercanti di gioielli arrivarono quasi contemporaneamente in un caravanserraglio in mezzo al deserto. Entrambi erano imbarazzati dalla presenza dell’altro e uno dei due non resistette alla tentazione di lasciar cadere in terra una perla mentre scaricava il cammello, fingendo di non essersene accorto.

La perla rotolò verso l’altro mercante, il quale, con fare cerimonioso, la raccolse e la restituì al suo legittimo proprietario dicendo: «Avete una perla bellissima, signore, grande e lucente più che mai».

«È molto gentile da parte vostra», replicò l’altro. «In realtà, questa è una delle gemme più piccole della mia collezione».

Un beduino che stava seduto accanto al fuoco e aveva osservato la scena, si alzò e invitò i due a consumare il pasto con lui.

Quando ebbero iniziato a mangiare, egli narrò loro questa storia: «Anch’io, amici miei, ero un tempo un gioielliere come voi. Un giorno fui sorpreso nel deserto da una terribile tempesta che mi sbatté di qua e di là con la mia carovana, finché mi ritrovai lontano dai miei compagni e completamente sperduto.

Trascorrevano i giorni ed io fui preso dal panico nel vedere che continuavo a girare in cerchio, senza avere la minima idea di dove mi trovavo e della direzione giusta da prendere. Allora, stremato dalla fame, scaricai dal cammello tutti i sacchi che avevo e per l’ennesima volta li aprii a uno a uno, alla ricerca disperata di qualcosa da mangiare.

Potete immaginare l’emozione che provai nello scovare una borsetta a cui prima non avevo fatto caso. Ne lacerai l’imboccatura con le mani che mi tremavano sperando che vi fosse del cibo, ma quale non fu la mia delusione nel constatare che conteneva solo perle!»

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