——–LA PREGHIERA DELLA RANA ——– secondo volume cap. 16 pag. 41

La preghiera della rana1°

Pag. 41

QUANDO DIO RIDE

Il mistico indiano Ramakrishna era solito dire. Dio ride in due casi. Il primo quando sente un medico dire a una madre: «Non abbia paura. Guarirò suo figlio».

Dio pensa: «Ho deciso di prendere la vita di quel bambino e quest’uomo crede di poterla salvare!»

Il secondo è quando Dio vede due fratelli che si spartiscono la terra mediante una linea di confine e dicono: «Questa parte appartiene a me e l’altra a te».

Dio pensa: «L’universo mi appartiene tutto intero ed essi ritengono di possederne una parte!»

Un tale fu avvisato che la sua casa era stata portata via dall’inondazione, allora si mise a ridere ed esclamò: «È impossibile! La chiave ce l’ho io in tasca!»

NON SEI PADRONE NEPPURE DI TE STESSO

E Buddha disse: «Questa terra è mia, questi figli sono miei», ecco le parole di uno sciocco il quale non capisce che neppure lui è suo.

Le cose non si possono possedere veramente. Al massimo si può averle a disposizione per un po’ di tempo. Chi non è capace di privarsene ne è posseduto.

Qualunque sia il tuo tesoro, tienilo nel palmo della mano come fai con l’acqua. Se la stringi ti sfugge via. Se te ne appropri la insudici. Se la lasci libera è tua per sempre.

IL TESORO DELLA CAVERNA CHE SCOMPARE

Questa è la storia che un maestro narrò ai suoi discepoli per mostrare loro quale danno può arrecare anche il più piccolo attaccamento alle cose a chi ha acquisito molti doni spirituali.

Un giorno l’abitante di un villaggio passava davanti a una grotta nella montagna proprio in uno di quei rari momenti magici in cui essa si apriva per mostrare i suoi tesori a quanti desideravano arricchirsene. Egli entrò nella caverna e trovò montagne di gioielli e pietre preziose che si affrettò a cacciare dentro le borse attaccate al suo mulo, poiché conosceva la leggenda secondo cui la caverna sarebbe rimasta aperta solo per un periodo di tempo brevissimo e bisognava quindi fare presto.

Il mulo era carico e l’uomo si mise in marcia tutto felice della fortuna che aveva avuto, quando di colpo si accorse che aveva lasciato il suo bastone nella grotta. Tornò indietro e corse dentro, ma era arrivato il momento in cui la caverna era destinata a sparire e così anch’egli scomparve e non se ne seppe mai più nulla.

Dopo averlo atteso invano per un paio d’anni, la gente del villaggio vendette il tesoro che aveva trovato sull’asino e beneficiò della fortuna di quel povero disgraziato.

Quando il passero si fabbrica il nido nella foresta, non occupa che un ramo solo. Quando il cervo si abbevera al fiume, non beve più di quanto il suo ventre può contenere. Noi accumuliamo perché c’è un vuoto nel nostro cuore.

NONOKO E IL LADRO

C’era un tempo un vecchio maestro zen di nome Nonoko, il quale viveva solo in una capanna alle pendici della montagna. Una notte, mentre Nonoko era assorto in meditazione, uno sconosciuto fece irruzione nella capanna e, brandendo la spada, ingiunse a Nonoko di consegnargli tutto il denaro che aveva.

Nonoko, senza interrompere la sua meditazione, rivolse all’uomo queste parole: «Tutto il denaro che ho sta in una scodella, lassù sullo scaffale. Prendi ciò che ti serve, ma lasciami cinque yen. La settimana prossima devo pagare le tasse». L’uomo vuotò la scodella e vi rimise dentro cinque yen. Prese anche un vaso prezioso che stava sullo scaffale.

«Fai molta attenzione a quel vaso», disse Nonoko, «si crepa facilmente». Lo sconosciuto diede un’ultima occhiata alla nuda stanzetta e si accinse a uscire.

«Non hai detto grazie», gli fece notare Nonoko. L’uomo ringraziò e partì. L’indomani tutto il villaggio era in subbuglio. Molti affermavano di essere stati derubati Qualcuno notò l’assenza del vaso sullo scaffale di Nonoko e gli chiese se anche lui era stato vittima del ladro.

«Oh, no», rispose Nonoko. «Il vaso l’ho dato a un forestiero insieme a un po’ di denaro e lui mi ha ringraziato e se ne è andato. Era un tipo abbastanza simpatico, anche se un po’ troppo disinvolto nel maneggiare la spada!»

IL LADRO NELLA MOSCHEA

Un ricco musulmano, il quale si era recato alla moschea dopo avere partecipato a un ricevimento, dovette togliersi le scarpe eleganti e lasciarle fuori. Quando, alla fine della preghiera, uscì, le scarpe non c’erano più.

«Come sono stato sciocco», pensò, «lasciando fuori le scarpe incustodite, ho fornito a qualcuno l’occasione per rubarle, quando invece gliele avrei regalate volentieri. Ora sono responsabile di aver fatto di un uomo un ladro».

SOCRATE AL MERCATO

Da vero filosofo qual era, Socrate era convinto che il saggio fosse portato istintivamente a condurre una vita frugale. Da parte sua, egli non portava nemmeno le scarpe, eppure non riusciva a sottrarsi al fascino del mercato e vi si recava spesso a guardare la merce in esposizione.

Quando un amico gli domandò perché lo facesse, Socrate rispose: «Mi piace andarci per scoprire di quante cose posso benissimo fare a meno».

La spiritualità non consiste nel sapere che cosa vogliamo, ma nel capire di che cosa non abbiamo bisogno.

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