——–LA PREGHIERA DELLA RANA ——– secondo volume cap. 17 pag. 44

La preghiera della rana1°

Pag. 44

IL GURU E LE PERLE

Un guru era seduto a meditare sulla riva del fiume, quando un discepolo si chinò accanto a lui e posò ai suoi piedi due perle gigantesche, in segno di rispetto e venerazione. Il guru aprì gli occhi, prese una delle perle e la tenne fra le mani con così poca convinzione che essa gli scivolò via e rotolò nel fiume.

Il discepolo, inorridito, si tuffò a cercarla, ma, per quanto si fosse immerso ripetutamente nell’acqua fino a tarda sera, non riuscì a trovarla.

Alla fine, infradiciato e stremato dalla fatica, distolse il guru dalla sua meditazione e gli chiese: «Voi avete visto dove è caduta. Mostratemi il punto esatto e io andrò a riprendervela».

Il guru sollevò l’altra perla, la gettò nel fiume e disse: «Proprio lì!»

Non cercate di possedere le cose, poiché esse non si possono possedere veramente. Badate invece che non siano loro a possedere voi e sarete i padroni del creato.

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BUDDHA E PRASANJIT

Quando Buddha fece il suo ingresso nella capitale del re Prasanjit gli venne incontro il re in persona. Egli era stato amico del padre di Buddha e aveva sentito parlare della decisione del giovane di rinunciare a tutti i suoi beni. Cercò quindi di persuadere Buddha a non andare più in giro a mendicare e ritornare a corte, nella convinzione di fare così un favore al suo vecchio amico.

Buddha guardò Prasanjit negli occhi e disse: «Rispondetemi con sincerità. Nonostante tutta l’allegria che ostentate, il vostro regno vi ha mai procurato un solo giorno di felicità?»

Prasanjit abbassò lo sguardo e restò in silenzio.

Non c’è gioia più grande di quella che si prova quando non c’è motivo di sofferenza, né ricchezza maggiore di quando ci si accontenta di ciò che si ha.

LA SCIMMIA E LA IENA

Una scimmia e una iena andavano in giro per la foresta, quando la iena disse: «Ogni volta che passo vicino a quei cespugli, salta fuori un leone che mi malmena. E non so perché».

«Questa volta ti accompagnerò io», dichiarò la scimmia, «e ti difenderò contro il leone».

Si avviarono quindi verso i cespugli e quando vi passarono davanti, il leone piombò sulla iena e la ridusse quasi in fin di vita.

Nel frattempo la scimmia stava a osservare la scena dall’alto di un albero su cui si era rifugiata appena era comparso il leone.

«Perché non hai fatto nulla per aiutarmi?» gemette la iena.

E la scimmia di rimando: «Ridevi così tanto che pensavo stessi vincendo tu».

LA CIOTOLA DORATA DI NAGARJUNA

Il grande santo buddhista Nagarjuna andava in giro tutto nudo, con solo il perizoma e, paradossalmente, una ciotola dorata per raccogliere l’elemosina, dono del re, che era suo discepolo.

Una sera stava per mettersi a dormire fra le rovine di un antico monastero, quando si accorse che un ladro lo stava spiando da dietro una colonna.

«Tieni, prendila», disse Nagarjuna porgendogli la ciotola.

«Così non mi verrai a disturbare quando sarò addormentato». Il ladro arraffò la ciotola e fuggì via, per ritornare però il mattino seguente con la ciotola e una richiesta:

«Quando ieri sera mi hai regalato questa ciotola con tanta generosità, mi hai fatto sentire molto povero. Insegnami come fai a procurarti la ricchezza che ti permette di avere questo sereno distacco dalle cose».

Nessuno ci può portare via quello che non abbiamo mai fatto nostro.

JUNAID RIFIUTA LE MONETE D’ORO

Uno dei seguaci di Junaid andò da lui con una borsa piena di monete d’oro.

«Ne hai altre di monete d’oro?» domandò Junaid.

«Sì, molte altre».

«E ci sei affezionato?»

«Sì».

«Allora tieni anche queste, perché ne hai più bisogno di me. Poiché io non possiedo e non desidero nulla, sono molto più ricco di te».

Il cuore dell’illuminato è come uno specchio: non afferra né rifiuta nulla; accetta ma non trattiene.

IL TERRENO DEL QUACCHERO

Un quacchero fece affiggere su un terreno accanto alla sua casa il seguente cartello: “QUESTA TERRA SARA’ REGALATA A CHIUNQUE DIMOSTRI DI ESSERE VERAMENTE SODDISFATTO”.

Un ricco agricoltore che passava da quelle parti si fermò a leggere la scritta e disse fra sé e sé: «Se il nostro amico quacchero ha tanta voglia di dare via questo pezzo di terra, tanto vale che lo prenda io prima che ci pensi qualcun altro. Io sono ricco e non mi manca nulla, quindi sono la persona giusta».

Così suonò alla porta e spiegò il motivo per cui era lì.

«Sei davvero soddisfatto?» domandò il quacchero.

«Certo che lo sono, non mi manca nulla».

«Amico», ribatté il quacchero,

«se sei soddisfatto, a che ti serve il terreno?»

Mentre gli altri si affannano per conquistare la ricchezza, l’illuminato, che si accontenta di ciò che ha, la possiede senza fare fatica. Poiché si accontenta di poco, è ricco come un re. Anche un re è povero quando non gli basta il suo regno.

«HO PERSO I DUE DOLLARI»

Un uomo si recò con la moglie a trovare degli amici che stavano in un’altra regione e questi li condussero all’ippodromo. Affascinati dallo spettacolo dei cavalli che si rincorrevano intorno alla pista, i due continuarono a scommettere per tutta la sera, finché restarono con due dollari soltanto. L’indomani l’uomo convinse la moglie a lasciarlo andare da solo alle corse.

Alla prima gara partecipava un cavallo che era dato 50 a 1. Egli scommise su quello e vinse.

Nella corsa successiva puntò tutto il denaro della vincita su un altro cavallo poco quotato e vinse di nuovo.

Continuò con questo sistema per tutta la sera, finché ebbe guadagnato cinquantasettemila dollari.

Ritornando a casa, passò davanti a una casa da gioco e sentì una voce dentro di lui, la stessa che sembrava averlo guidato nella scelta dei cavalli su cui scommettere, che gli diceva: «Vai dentro».

Così entrò e si trovò di fronte a una roulette.

La voce suggerì: «Numero tredici». L’uomo puntò i cinquantasettemila dollari sul tredici, la ruota girò e il croupier annunciò: «Numero quattordici».

L’uomo tornò quindi a casa a mani vuote.

La moglie gli gridò dalla veranda: «Com’è andata?»

Il marito alzò le spalle e rispose: «Ho perso i due dollari».

A pensarci bene, per quanto uno possa perdere, più di tanto non perderà.

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