——–LA PREGHIERA DELLA RANA ——– secondo volume cap. 20 pag. 51

La preghiera della rana1°

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TRENT’ANNI PER RAGGIUNGERE L’ILLUMINAZIONE

Un giovane andò da un maestro e gli chiese: «Quanto tempo potrò impiegare per raggiungere l’illuminazione?»

Rispose il maestro: «Dieci anni». Il giovane era sbalordito.

«Così tanto?» domandò incredulo.

Replicò l’altro: «No, mi sono sbagliato, Ci vorranno venti anni».

Il giovane chiese: «Perché hai raddoppiato la cifra?»

Allora il maestro spiegò: «Adesso che ci penso, nel tuo caso ce ne vorranno probabilmente trenta».

C’è gente che non impara mai nulla perché afferra tutto troppo in fretta. La saggezza dopotutto non è un punto d’arrivo, ma un modo di viaggiare. Se si corre troppo, si perde il panorama. Sapere esattamente dove siamo diretti può essere il modo migliore per perdere la strada. A volte è meglio andare in giro senza meta.

TUTTO È RELIGIONE

Un predicatore americano che si trovava a Beijing domandò al cameriere di un ristorante che cos’era la religione per i cinesi.

Il cameriere lo condusse fuori in terrazza e gli chiese: «Che cosa vede, signore?»

«Vedo una strada piena di case, con la gente che cammina e tanti autobus e tassì».

«E poi?»

«Degli alberi».

«E cos’altro?»

«Il vento che soffia».

Il cinese allargò le braccia ed esclamò: «Questa è religione, signore!»

La cerchi come uno che cerca la vista con gli occhi aperti! È così evidente che è difficile vederla.

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COME RAGGIUNGERE IL TAO

Il discepolo: «Che cos’è il Tao?»

Il maestro: «Il Tao è tutto».

Il discepolo: «Come si fa a raggiungerlo?»

Il maestro: «Se cerchi di averlo, lo perderai».

Chi si sforza di essere naturale non lo sarà mai e tanto meno chi prova a non sforzarsi di esserlo.

LA VECCHIA E IL MONACO

In Cina c’era una vecchia che manteneva un monaco da oltre vent’anni. Gli aveva costruito una piccola capanna e gli dava da mangiare mentre lui passava il tempo a meditare. Ella decise infine di scoprire quali progressi avesse fatto e lo mise alla prova con l’aiuto di una ragazza che ardeva di desiderio.

«Entra nella capanna», le ordinò, «e abbraccialo. Poi domandagli: “E adesso che facciamo?”»

La ragazza una sera fece quanto le era stato detto e trovò il monaco assorto in meditazione.

Senza tanti complimenti cominciò ad accarezzarlo e gli chiese: «E adesso che facciamo?»

Il monaco andò su tutte le furie di fronte a tanta impertinenza, afferrò la scopa e cacciò fuori la ragazza.

Quando questa ritornò a riferire l’accaduto, la vecchia esclamò indignata: «E pensare che l’ho mantenuto per ben vent’anni! Non ha dimostrato la minima comprensione per le tue esigenze, non ha fatto alcuno sforzo per aiutarti là dove sbagliavi. Non c’era bisogno che cedesse alla passione, ma dopo tutti questi anni passati a pregare, poteva almeno nutrire un po’ di compassione!»

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RIVELARE IL MANTRA A TUTTI

Il devoto si inginocchiò per la sua iniziazione a discepolo. Il guru gli sussurrò all’orecchio il sacro mantra, raccomandandogli di non rivelarlo ad anima viva.

«Che accadrà se lo farò?» domandò il seguace.

Rispose il guru: «Colui al quale tu rivelerai il mantra verrà liberato dalla schiavitù dell’ignoranza e della sofferenza, ma tu verrai escluso per sempre dalla condizione di discepolo e sarai dannato».

Non appena ebbe udito queste parole, il devoto corse al mercato, radunò una grande folla intorno a sé e ripeté il sacro mantra in modo che tutti potessero udirlo. Più tardi i discepoli andarono a riferire la cosa al guru e chiesero che l’uomo fosse espulso dal monastero per la sua disobbedienza.

Il guru sorrise e disse: «Egli non ha bisogno dei miei insegnamenti. Il suo gesto dimostra che è già un guru di diritto».

COME BUDDHA TROVÒ IL GIUSTO MEZZO

Quando Buddha diede inizio al suo pellegrinaggio spirituale, praticava spesso la mortificazione. Un giorno, accanto all’albero sotto cui stava seduto a meditare, passarono per caso due musicisti, uno dei quali stava dicendo all’altro: «Non tendere troppo le corde della tua cetra, o si spezzeranno. E non tenerle neppure troppo allentate, o non produrranno alcun suono. Stai nel giusto mezzo».

Quelle parole colpirono Buddha con tanta intensità da rivoluzionare totalmente il suo modo di intendere la spiritualità. Era convinto che erano state pronunciate apposta per lui. Da quel momento in poi rinunciò a qualsiasi mortificazione e intraprese una strada facile e gradevole, quella della moderazione. Il suo metodo per ottenere l’illuminazione è appunto chiamato il «giusto mezzo».

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