——–LA PREGHIERA DELLA RANA ——– secondo volume cap. 22 pag. 54

La preghiera della rana1°

LA NATURA UMANA

L’AVVELENAMENTO IMMAGINARIO

Gli esseri umani non reagiscono tanto alla realtà, quanto alle idee che hanno dentro di loro…

A un gruppo di turisti sperduti in giro per la campagna fu dato da mangiare del cibo scaduto. Per precauzione fu fatto assaggiare prima a un cane, il quale sembrò gradirlo e non subire effetti collaterali. L’indomani si venne a sapere che il cane era morto. Tutti furono presi dal panico.

Molti cominciarono a vomitare e lamentare sintomi di febbre e diarrea. Fu mandato a chiamare un medico con la convinzione che si trattasse di un caso di avvelenamento collettivo.

Il dottore chiese prima di tutto che fine aveva fatto il corpo del cane. Fu avviata un’indagine e un vicino spiegò con noncuranza: «L’hanno gettato in un fosso perché era stato investito da un’automobile».

LA PAURA NE HA PRESE CINQUANTAMILA

La Peste viaggiava diretta a Damasco e incrociò una carovana nel deserto. «Dove vai di tutta corsa?» chiese il capo.

«A Damasco, dove intendo prendermi un migliaio di vite umane».

Al ritorno, la Peste incontrò nuovamente la carovana e il capo le disse: «Le vite che hai preso erano cinquantamila, non mille».

«No», replicò la Peste, «io ne ho prese un migliaio, le altre se le è portate via la Paura».

COME DISTINGUERE I MASCHI DALLE FEMMINE

Essi non vedono tanto ciò che esiste quanto ciò che sono abituati a vedere. Tommy era appena ritornato dalla spiaggia. «C’erano altri bambini?» gli domandò la mamma.

«Sì», rispose Tommy.

«Maschi o femmine?»

«Come faccio a saperlo? Non erano mica vestiti!»

LA FOBIA DEI PANINI

Quello che essi amano o detestano non è l’essenza degli oggetti o delle persone, ma il loro aspetto esteriore.

A un ragazzino era venuta una vera e propria fobia dei panini imbottiti. Ogni volta che ne vedeva uno, si metteva a tremare e urlava di paura.

Sua madre era così sconvolta da questo fatto, che lo portò da un terapeuta, il quale disse: «La fobia si può eliminare facilmente. Torni a casa e si metta a preparare un panino in modo che il ragazzo possa seguire ogni fase della lavorazione. Questo lo aiuterà a sbarazzarsi di ogni idea sbagliata in proposito e smetterà di tremare e urlare».

La madre fece esattamente ciò che le era stato detto. Prese due fette di pane e disse: «Ti fanno paura?»

Il bambino rispose: «No». Gli mostrò il burro e, dopo aver appurato che neppure quello gli faceva paura, lo spalmò sul pane. Fece lo stesso con l’insalata e poi l’appoggiò sul pane. Poi gli domandò se aveva dei problemi con le fette di pomodoro e quando lui disse di no, le pose sopra l’insalata.

Fu quindi la volta della pancetta affumicata che andò a completare il ripieno del panino. La donna teneva ora mezzo panino in ciascuna mano e li mostrò al ragazzino, il quale non mostrò alcun segno di paura.

Nell’istante però in cui ella unì le due fette per formare un tramezzino, lui si mise a urlare: «Panino, panino!» e cominciò a tremare terrorizzato.

Un giovane cieco dalla nascita si innamorò di una ragazza. Andò tutto bene finché un amico non gli disse che la ragazza non era poi così bella. Da quel momento non nutrì più alcun interesse per lei.

Peccato! Lui la «vedeva» molto bene. Il vero cieco era l’amico.

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