——–LA PREGHIERA DELLA RANA ——– secondo volume cap. 23 pag. 58

La preghiera della rana1°

Pag. 58

LA PIETRA FILOSOFALE

Provate a esaminare quello che essi chiamano un comportamento libero e responsabile e molto probabilmente non troverete dei gesti consapevoli ma dei movimenti meccanici…

Si dice che quando la grande biblioteca di Alessandria fu distrutta in un incendio, si salvò un solo libro. Era un libro assai comune, monotono e poco interessante, tant’è vero che fu venduto per pochi soldi a un uomo povero che sapeva a malapena leggere e scrivere. Quel libro però, per quanto monotono e poco interessante potesse sembrare, era forse il più prezioso del mondo, poiché all’interno della copertina erano scarabocchiate a lettere cubitali alcune frasi che racchiudevano il segreto della pietra filosofale, un sassolino che trasformava in oro puro tutto ciò che toccava.

Nel messaggio stava scritto che il prezioso sasso si trovava sulle rive del Mar Nero, fra migliaia di altri sassolini perfettamente identici tranne che per un piccolo particolare: mentre tutti gli altri erano freddi al tatto, questo era caldo come se fosse stato vivo.

L’uomo esultò per la fortuna che gli era toccata. Vendette tutto ciò che aveva, si fece prestare una ingente somma di denaro con cui vivere per un anno e partì alla volta del Mar Nero, dove montò una tenda e si accinse alla faticosa impresa della ricerca della pietra filosofale.

Il suo metodo era questo: sollevava un sassolino e se lo sentiva freddo nella mano non lo ributtava sulla spiaggia perché se l’avesse fatto avrebbe corso il rischio di tastare lo stesso sasso dozzine di volte; lo lanciava invece nel mare. Continuava così tutti i giorni per ore e ore senza mai perdere la pazienza: sollevava un sassolino, se era freddo, lo gettava in mare; ne sollevava un altro… e così via, all’infinito.

Proseguì in quest’impresa per settimane, mesi, un anno. Poi prese in prestito dell’altro denaro e andò avanti altri due anni. Sempre lo stesso gesto: sollevare un sasso, tastarlo; se era freddo, gettarlo in mare.

Passavano le ore, i giorni, le settimane… ma della pietra neppure l’ombra. Una sera raccolse un sassolino, lo sentì caldo… e per forza d’abitudine lo ributtò nel Mar Nero!

UNA DOMANDA PER IL LAMA

… e risposte programmate.

Uno scienziato aveva dedicato dieci anni alla ricerca di un metodo per trasformare l’acqua in petrolio. Era convinto che per riuscire nel suo intento gli bastava una sola sostanza, ma, per quanti tentativi facesse, non riusciva a trovare la formula giusta.

Un giorno venne a sapere che fra le alte montagne del Tibet viveva un Lama che sapeva tutto ed era in grado di rivelargli la formula che cercava.

Doveva però soddisfare tre condizioni: viaggiare fino lassù da solo, e il tragitto era pieno di pericoli; viaggiare a piedi, e il percorso era faticoso; inoltre, se mai fosse riuscito ad arrivare alla presenza del Lama, avrebbe potuto porgli una sola domanda.

Gli ci vollero molti mesi di pericoli e dure fatiche per soddisfare le prime due condizioni. Quando fu infine alla presenza del Lama, quale non fu la sua sorpresa nel trovare non un vecchio rugoso dalla lunga barba, ma una giovane donna attraente, molto più bella di quanto avesse mai potuto immaginare.

Ella gli rivolse un sorriso dolcissimo e, con una voce che alle sue orecchie suonava celestiale, gli disse: «Congratulazioni, viaggiatore! Sei riuscito ad arrivare al nostro rifugio in cima alla montagna. Qual è la tua domanda?»

Con sua grande sorpresa, lo scienziato pronunciò istintivamente queste parole: Signorina, è sposata?

«PIACELE MINESTLA?»

Invece di prendere contatto con la realtà, essi reagiscono a degli stereotipi…

Alla cena di chiusura di un congresso internazionale, un delegato americano si rivolge al delegato cinese seduto accanto a lui, indica la minestra e gli domanda, con fare bonario: «Piacele minestla?»

Il cinese annuisce tutto contento. Poco dopo è la volta di: «Piacele pesce?», «Piacele calne?», «Piacele flutta?», e la risposta è invariabilmente un affabile cenno della testa.

Alla fine il presidente presenta l’ospite d’onore della serata, che altri non è se non il cinese, il quale tiene un discorso assai acuto e brillante in perfetto inglese, lasciando esterrefatto il vicino di tavola americano.

Quando ha terminato di parlare, l’oratore si rivolge al vicino e con aria maliziosa gli chiede «Piacele discolso?»

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