——–LA PREGHIERA DELLA RANA ——– secondo volume cap. 33 pag. 75

La preghiera della rana1°

Pag. 75

«SONO DUE ORE CHE HO SMESSO DI CANTARE»

Una signora stava prendendo lezioni di canto. La sua voce era così stridula che il vicino di casa non riusciva più a sopportarla.

Quando trovò finalmente il coraggio di bussare alla sua porta le disse: «Signora, se non la smette di cantare, credo che impazzirò!»

«Ma di che cosa sta parlando?» domandò la donna. «Sono due ore che ho smesso di cantare».

Scusami! Non è con te che ce l’ho, ma con l’immagine che ho nella mia mente.

«E SE LUI RIFIUTASSE?»

Samuele era molto depresso e ne aveva motivo. Il suo padrone di casa l’aveva sfrattato e lui non sapeva dove andare. All’improvviso ebbe un lampo di genio: poteva andare ad abitare con il suo caro amico Moshe.

Questo pensiero consolò alquanto Samuele, finché non ne subentrò un altro: «Che cosa ti dà la certezza che Moshe ti ospiterà a casa sua?»

«E perché non dovrebbe farlo?» si disse Samuele, piuttosto seccato.

«Dopo tutto sono stato io che gli ho trovato la casa dove vive adesso e gli ho prestato il denaro per pagare i primi sei mesi di affitto. Il minimo che possa fare per me è tenermi con lui per un paio di settimane adesso che sono nei guai».

Con questo si sentì più tranquillo, ma dopo cena fu assalito di nuovo dallo stesso pensiero: «E se lui rifiutasse?»

«Rifiutare?» esclamò Samuele. «Perché mai, in nome di Dio, dovrebbe rifiutare? Quell’uomo deve a me tutto ciò che ha. Sono io che gli ho trovato lavoro, io che gli ho fatto conoscere la bella moglie che gli ha regalato i tre figlioli di cui va tanto fiero. Volete che mi rifiuti una camera per una settimana? Impossibile!»

Di nuovo si rasserenò, finché non si coricò e scoprì che non riusciva a dormire perché continuava ad assillarlo il pensiero: «Ma se lui rifiutasse davvero? Che cosa faresti?»

Samuele era fuori di sé. «E come diavolo si permette di rifiutare?» esclamò sempre più irritato.

«Se lui oggi è vivo, lo deve a me. Io l’ho salvato quando da bambino stava per annegare. Volete che sia così ingrato da buttarmi fuori di casa in pieno inverno?»

Ma il pensiero non gli dava pace. «E se…»

Il povero Samuele lottò finché poté, ma alla fine saltò giù dal letto, alle due del mattino, si recò a casa di Moshe e tenne il dito sul campanello finché Moshe aprì la porta tutto insonnolito e gli domandò allibito: «Samuele! Che cosa ti succede? Che cosa fai qui nel bel mezzo della notte?»

Samuele ormai era così arrabbiato che non poté fare a meno di urlare: «Te lo dico io che cosa ci faccio! Se pensi che io venga a chiederti di ospitarmi anche solo per un giorno, ti sbagli. Non voglio avere niente a che fare con te, con la tua casa, tua moglie e la tua famiglia. Andate tutti al diavolo!»?

E così dicendo, fece dietrofront e se ne andò.

LE PROMETTO CHE LE CREDERÒ’

Noi vediamo gli altri soprattutto attraverso le lenti delle nostre idee preconcette.

Il principale: «Sembra sfinita. Che è accaduto?»

La segretaria: «Ecco, io… No, se glielo dicessi non mi crederebbe».

«Certo che le crederei».

«No, sono sicura di no».

«Le crederò senz’altro. Glielo prometto».

«E va bene, oggi ho lavorato troppo».

«Non ci credo??.

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