——–LA PREGHIERA DELLA RANA ——– secondo volume cap. 40 pag. 87

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LE CINQUE CAMPANE

C’era un tempo una locanda chiamata «LA STELLA D’ARGENTO». L’oste non riusciva a sbarcare il lunario anche se faceva del suo meglio per attirare i clienti, rendendo il locale confortevole, il servizio cordiale e i prezzi ragionevoli.

Disperato, chiese consiglio a un saggio.

Dopo aver ascoltato la sua triste storia, il saggio disse: «È molto semplice. Devi cambiare il nome della locanda».

«Impossibile!» esclamò l’oste. “È LA STELLA D’ARGENTO” da generazioni ed è così che la conoscono nell’intero paese».

«No», ribadì il saggio con decisione, «ora la devi chiamare “LE CINQUE CAMPANE” e far appendere sei campane all’ingresso».

«Sei campane? Ma è assurdo. A che cosa servirebbero?»

«Prova e vedrai», concluse il saggio con un sorriso.

Ebbene, l’oste ci provò ed ecco che cosa accadde. Tutti coloro che passavano davanti alla locanda entravano per far notare l’errore, ciascuno con la convinzione di essere stato il solo ad accorgersene. Una volta dentro, erano colpiti dalla cordialità del servizio e si fermavano a ristorarsi, fornendo così all’oste quei guadagni che cercava invano da tanto tempo.

Poche cose entusiasmano tanto il nostro ego come correggere gli errori degli altri.

LA GRATITUDINE E LA CARITÀ

Una volta Dio diede una festa in onore di tutte le virtù, grandi e piccole, umili ed eroiche. Si riunirono tutte in Paradiso in una grande sala splendidamente decorata e cominciarono subito a divertirsi perché si conoscevano bene; alcune erano anche imparentate fra loro.

All’improvviso Dio notò due belle virtù che a quanto pare non si conoscevano affatto e si trovavano piuttosto a disagio insieme. Allora ne prese una per mano e la presentò ufficialmente all’altra.

«Gratitudine», disse, «questa è Carità».

Ma Dio non aveva ancora fatto in tempo a voltarsi dall’altra parte che esse si erano già separate.

Così da allora corre voce che neppure Dio riesca a mettere insieme la gratitudine con la carità.

IL MESSAGGIO DEI TAMBURI

Un gruppo di missionari appena arrivati assunse un indigeno che li accompagnasse a fare un giro in canoa sul fiume Congo. Dopo un po’ di tempo cominciarono a sentire il battere ritmico dei tamburi nella foresta. Il suono si ripeté lungo tutto il percorso, a intervalli regolari.

«Che cosa dicono i tamburi?» chiese uno dei missionari impaurito.

La guida si mise in ascolto e tradusse: «Dicono: “Tre uomini bianchi. Molto ricchi. Alzate i prezzi”».

Saadi di Shiraj diceva sempre: «Tutti quelli che hanno imparato a tirare l’arco da me, hanno finito con l’adoperarmi come bersaglio».

QUANDO CHIAMARE IL DOTTORE

Una donna era curva sulla vittima di un incidente stradale, mentre la folla stava a guardare.

All’improvviso un tizio la spinse via rudemente, dicendo: «Stia indietro, per favore. Ho il diploma di pronto soccorso».

La donna lo osservò per qualche minuto mentre lui si dava da fare con la vittima.

Poi con molta calma lo avvertì: «Quando arriverà alla fase in cui dovrà chiamare il dottore, io sono già qui!»

Più spesso di quanto non crediamo il dottore è già presente, dentro la persona che stiamo tentando di aiutare! Perché preoccuparsi allora del pronto soccorso? Chiamate il dottore!

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