——–LA PREGHIERA DELLA RANA ——– secondo volume cap. 46 pag. 96

La preghiera della rana1°

Pag. 96

UN PIANETA SU CUI COSTRUIRE LA PROPRIA CASA

C’era una volta un uomo intento a costruirsi la casa. Voleva che fosse la casa più bella, calda e accogliente del mondo. Vennero a chiedere il suo aiuto perché il mondo stava andando a fuoco. Ma a lui interessava la sua casa, non il mondo. Quando finalmente ebbe finito, scoprì che non c’era più un pianeta su cui posarla.

L’ELEFANTE ATTACCATO ALL’AVORIO

Un maestro di scuola lasciò l’insegnamento per fare l’assistente sociale. Quando i suoi amici gli chiesero il perché, ecco che cosa rispose: «Si può fare poco a scuola se non si fa niente a casa e nel mondo. A scuola mi sentivo come quell’uomo che andava in cerca di avorio nella foresta. Quando finalmente lo trovò, scoprì che era attaccato a un grosso elefante».

LA CASA E IL MONDO

La moglie al marito con il viso affondato nel giornale: «Ti è mai venuto in mente che nella vita c’è qualcos’altro oltre a quello che succede nel mondo?»

La gente in genere ama l’umanità. È il vicino di casa che non può soffrire.

ILLUMINAZIONE IL TAGLIAPIETRE

C’era una volta un tagliapietre, il quale si recava ogni giorno sulla montagna a scavare la roccia. Mentre lavorava, cantava, poiché, anche se era povero, non desiderava nulla di più di quello che aveva e perciò non aveva alcuna preoccupazione al mondo. Un giorno fu chiamato a lavorare nel palazzo di un nobile signore. Quando vide la magnificenza di quella dimora, per la prima volta in vita sua provò la sofferenza del desiderio e sospirò:

«Se solo fossi ricco! Non avrei bisogno di guadagnarmi da vivere con il sudore della fronte come faccio ora».

Quale non fu la sua sorpresa quando udì una voce che diceva: «Il tuo desiderio è stato esaudito. D’ora in poi ti sarà concesso tutto ciò che vorrai».

Non sapeva che pensare. Queste parole gli apparvero incomprensibili finché quella sera fece ritorno alla sua capanna e al suo posto trovò un palazzo splendido come quello in cui aveva lavorato. Smise allora di fare il tagliapietre e visse nella ricchezza.

Un giorno, in un pomeriggio caldo e umido, diede uno sguardo fuori dalla finestra e vide passare il re seguito da un lungo corteo di nobili e di schiavi.

Pensò: «Come mi piacerebbe essere un re e stare seduto al fresco dentro il cocchio reale!». Il suo desiderio fu subito esaudito ed egli si ritrovò sdraiato nella lussuosa carrozza. Scoprì però che là dentro faceva più caldo di quanto pensasse, allora guardò fuori dal finestrino e cominciò a meravigliarsi della potenza del sole che con il suo calore riusciva a penetrare persino attraverso le spesse pareti del cocchio.

«Vorrei essere il sole», disse fra sé a sé. Il suo desiderio fu ancora una volta esaudito ed egli divenne una fonte di calore che si diffondeva in tutto l’universo. Per un po’ tutto andò bene. Poi, in un giorno di pioggia, egli cercò di passare attraverso un fitto banco di nuvole senza riuscirvi. Allora chiese di essere tramutato in nuvola e si vantò del suo potere di oscurare il sole, finché divenne pioggia e, con sua grande rabbia, trovò una roccia assai solida che gli sbarrò il cammino e lo costrinse a scorrerle intorno.

«Cosa?» gridò. «Un semplice sasso è più potente di me? Allora io voglio essere una roccia». E subito eccolo lassù in alto, in cima alla montagna. Non aveva però ancora avuto il tempo di pavoneggiarsi, quando udì uno strano rumore come di scalpello che proveniva dal basso. Guardò giù e scorse con sgomento un minuscolo essere umano che stava seduto lì sotto a tagliare pezzi di sasso.

«Cosa?» gridò. «Una misera creatura del genere è più potente di una roccia gigantesca come me? Voglio diventare un uomo!» Così fu di nuovo uno scalpellino che lavorava sulla montagna a tagliare pietre guadagnandosi da vivere con il sudore della fronte, ma con la voglia di cantare nell’anima, perché era contento di essere ciò che era e di vivere con quello che aveva.

Niente sembra così attraente come ciò che non abbiamo ancora raggiunto.

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