——–LA PREGHIERA DELLA RANA ——– secondo volume cap. 51 pag. 104

La preghiera della rana1°

Pag. 104

LA MORTE DEL PILOTA KAMIKAZE

Kenji era un pilota kamikaze giapponese. Si era preparato a morire per la patria, ma la guerra finì prima del previsto ed egli non ebbe l’occasione di morire con onore. Per questa ragione si sentì sempre più depresso; perse la voglia di vivere e vagava inquieto per la città senza sapere cosa fare con se stesso.

Un giorno gli fu detto che un ladro tratteneva una donna in ostaggio nel suo appartamento al secondo piano di un fabbricato. La polizia non osava entrare nell’appartamento perché l’uomo era armato ed era conosciuto come un uomo pericoloso.

Kenji si affrettò; entrò nell’appartamento e intimò al ladro di rilasciare la donna. Ne seguì una lotta a coltello: Kenji uccise il ladro ma lui stesso rimase mortalmente ferito. Morì poco dopo all’ospedale, con un sorriso contento sulle labbra. Il suo desiderio di morire per una causa utile era stato soddisfatto.

Solo coloro che fanno il bene hanno perso la paura di morire.

IL MAGO E IL DRAGO

C’era una volta in Cina un enorme drago che andava di villaggio in villaggio, uccidendo bestiame, cani, galline e bambini indiscriminatamente. Gli abitanti del villaggio, allora, si rivolsero a un mago affinché li aiutasse nella loro sventura.

Il mago rispose: «Io non posso uccidere il drago perché, nonostante conosca le arti magiche, ho troppa paura. Ma troverò per voi l’uomo che lo farà!» Si trasformò quindi in un drago e si pose di traverso sul ponte: la gente, non sapendo che si trattava del mago, aveva paura di passare. Un giorno, però, un viaggiatore giunse fino al ponte, scavalcò tranquillamente il drago e proseguì.

Immediatamente il mago riprese forma umana e chiamò l’uomo: «Torna, amico! Sono rimasto qui per settimane ad aspettarti!»

L’uomo illuminato sa che la paura sta nel modo in cui si guarda alle cose, non nelle cose in se stesse.

IL DERVISCIO E IL RE

Un re incontrò un derviscio e, fedele al costume orientale che regola l’incontro fra un re e il suo suddito, gli disse: «Chiedimi un favore».

Il derviscio rispose: «Sarebbe sconveniente per me chiedere un favore a un mio schiavo».

«Come osi mancare di rispetto al re?» esclamò una delle guardie. «Giustificati o morirai».

Disse il derviscio: «Io ho uno schiavo che fa da padrone al tuo re».

«Chi è?»

«La paura», rispose il derviscio.

Quando il corpo muore, la vita non c’è più. Da qui nasce l’erronea conclusione che tenere in vita il corpo sia lo stesso che vivere. Entra là dove la pallottola dell’assassino non toglie la vita; prolungare la vita non equivale ad allungare la durata della propria esistenza.

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