——–LA PREGHIERA DELLA RANA ——– secondo volume cap. 55 pag. 110

La preghiera della rana1°

Pag.110

IL POLIZIOTTO E IL RABBINO

C’era un rabbino che viveva in un villaggio della steppa russa. Tutte le mattine, da vent’anni, egli attraversava la piazza del villaggio per andare a pregare nella sinagoga e ogni volta veniva attentamente sorvegliato da un poliziotto che odiava gli ebrei.

Finalmente una mattina il poliziotto si avvicinò al rabbino e gli chiese dove stesse andando.

«Non lo so», rispose il rabbino.

«Come sarebbe a dire “non lo so”? Sono vent’anni che ti vedo andare in quella sinagoga attraversando la piazza e ora tu mi vieni a dire che non sai? Te la do io una bella lezione!»

Afferrò quindi il vecchio per la barba e lo trascinò in prigione.

Mentre stava chiudendo a chiave la cella, il rabbino lo guardò con aria sorniona e gli disse: «Vedi che cosa intendevo dire quando ti ho risposto che non sapevo?»

IL SEGRETO DELLA FELICITÀ

Il viaggiatore: «Che tempo farà oggi?» Il pastore: «Il tempo che piace a me».

«Come fai a sapere che sarà il tempo che piace a te?»

«Poiché ho scoperto, signore, che non posso avere sempre ciò che mi piace, ho imparato a essere sempre contento di quello che ho. Perciò sono sicuro che avremo il tempo che piace a me». La felicità e l’infelicità stanno nel modo con cui affrontiamo gli eventi, non nella natura degli stessi.

L’ABITO VECCHIO

Una vecchia suora che aveva provato l’abito nuovo, discuteva del suo funerale con la madre superiora. «Vorrei essere sepolta con l’abito vecchio», ella diceva. «Certamente», replicò la superiora, «purché ti faccia sentire più a tuo agio!» Quando l’ego non c’è più, siamo morti e da cadaveri qualsiasi cosa ci sta bene. Dopo tutto, se uno si è fissato di voler annegare, non insiste per avere degli abiti asciutti con cui farlo in modo più piacevole.

UN TESORO IN CUCINA

Un racconto hasidico:

Una notte il rabbino Isacco ricevette in sogno l’ordine di recarsi nella lontana Praga e una volta laggiù scavare sotto un ponte che portava al palazzo del re, alla ricerca di un tesoro nascosto. Egli non prese il sogno sul serio, ma quando si ripeté quattro o cinque volte, decise di andare in cerca del tesoro.

Quando arrivò al ponte, scoprì con sgomento che era sorvegliato giorno e notte dai soldati. Dovette accontentarsi di guardare il ponte da lontano. Poiché però egli si recava lassù tutti i giorni, il capitano delle guardie un giorno gli si avvicinò e gliene chiese il motivo. Il rabbino Isacco, imbarazzato com’era di raccontare a chicchessia il suo sogno, disse tutto al capitano, in quanto provava simpatia per quel cristiano dal carattere bonario.

Il capitano si fece una grassa risata ed esclamò: «Santo cielo! Un rabbino come te prende i sogni tanto sul serio? Se io fossi così stupido da dare retta a quello che sogno, adesso sarei in giro per la Polonia. Te ne racconto uno che ho fatto la notte scorsa e che ricorre spesso: una voce mi dice di andare a Cracovia e scavare alla ricerca di un tesoro nell’angolo della cucina di un certo Isacco, figlio di Ezechiele! Non sarebbe forse la cosa più sciocca del mondo girare per Cracovia in cerca di un uomo chiamato Isacco e di un altro chiamato Ezechiele, quando molto probabilmente metà della popolazione maschile di quella città porta il primo nome e l’altra metà il secondo?»

Il rabbino era restato sbalordito. Ringraziò il capitano per il consiglio, corse a casa, scavò nell’angolo della cucina e trovò un tesoro così abbondante da permettergli di vivere agiatamente fino alla fine dei suoi giorni.

La ricerca spirituale è come un viaggio da fermi. Si va da dove si è in questo momento a dove si è sempre stati. Dall’ignoranza al riconoscimento, poiché non si fa che vedere per la prima volta quello che si è sempre guardato. Si è mai sentito di un cammino che ti riporta a te stesso, di un metodo che ti trasforma in ciò che sei sempre stato. Dopo tutto, la spiritualità consiste soltanto nel diventare ciò che si è realmente.

LA VERITÀ IN CASA PROPRIA

Un giovane era così ossessionato dall’amore per la Verità che disse addio alla famiglia e agli amici e partì alla sua ricerca. Viaggiò per mari e per terra, scalò montagne e dovette affrontare molte sofferenze e fatiche. Un giorno si svegliò e si rese conto che aveva settantacinque anni ma non aveva ancora trovato la Verità che cercava. Allora decise, con tristezza, di rinunciare e tornare a casa. Impiegò dei mesi per ritornare alla sua città natale, poiché era ormai vecchio. Una volta giunto a casa, aprì la porta e trovò la Verità, che in tutti quegli anni era sempre stata lì ad aspettarlo pazientemente. Domanda: «I suoi viaggi l’hanno aiutato a trovare la verità?» Risposta: «No, ma l’hanno preparato a riconoscerla».

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