——–LA PREGHIERA DELLA RANA ——– secondo volume cap. 59 pag. 117

La preghiera della rana1°

Pag. 117

IL LEONE PRIGIONIERO

Un leone fu catturato e rinchiuso in un campo di concentramento dove, con sua grande sorpresa, trovò altri leoni che erano lì da anni, alcuni anche da tutta la vita, in quanto erano nati lì dentro. Presto imparò a conoscere le attività sociali dei leoni del campo. Si riunivano in gruppi. Un gruppo era costituito da individui desiderosi di socializzare; un altro si occupava di organizzare spettacoli; un altro ancora di attività culturali, in quanto il suo scopo era quello di conservare i costumi, le tradizioni e la storia del tempo in cui i leoni erano liberi; altri gruppi erano religiosi e si riunivano prevalentemente a cantare canzoni commoventi che parlavano di una futura giungla priva di recinzioni; alcuni gruppi attiravano quanti erano letterati e artisti per natura; altri ancora erano rivoluzionari e si riunivano per complottare contro i loro carcerieri o contro altre associazioni di rivoltosi.

Ogni tanto scoppiava una rivoluzione, un gruppo veniva sopraffatto da un altro, oppure venivano uccise tutte le guardie e poi sostituite da altre. Guardandosi attorno, il nuovo venuto osservò un leone che sembrava sempre assorto nei suoi pensieri, un tipo solitario che non apparteneva a nessun gruppo e in genere se ne stava lontano da tutti.

C’era in lui qualcosa di strano che suscitava l’ammirazione e l’ostilità generale, poiché la sua presenza incuteva timore e diffidenza.

Egli disse al nuovo arrivato: «Non unirti a nessun gruppo. Questi poveri sciocchi si danno tanto da fare per tutto, meno per ciò che è essenziale».

«E che cos’è?» domandò l’altro.

«Esaminare la natura della recinzione».

Niente, ma veramente nient’altro, conta!

«FATEMI USCIRE!»

La condizione umana è ritratta perfettamente dall’esempio del povero ubriaco che si trova a tarda notte fuori del parco e picchia al cancello gridando:

«Fatemi uscire!» Sono solo le vostre illusioni che vi impediscono di vedere che siete, e siete sempre stati, liberi.

IL FIUME NEL DESERTO

Un ingrediente essenziale nella conquista della felicità: la consapevolezza che nasce dalle difficoltà.

Un viaggiatore sperduto nel deserto disperava di trovare l’acqua. Si trascinò a fatica in cima a una duna poi un’altra e un’altra ancora, nella speranza di scorgere da qualche parte un corso d’acqua. Continuò a guardare in tutte le direzioni, ma invano. Mentre procedeva barcollando inciampò con il piede in un cespuglio secco e cadde a terra. Restò lì lungo disteso, senza più la forza di rialzarsi, né il desiderio di lottare, né la speranza di sopravvivere alla terribile prova. Mentre stava così, inerme e infelice, di colpo prese coscienza del silenzio del deserto. Da ogni parte regnava una calma maestosa, che neppure il più piccolo rumore veniva a disturbare. All’improvviso sollevò la testa. Aveva udito qualcosa. Un suono così debole che solo l’orecchio più sensibile e il silenzio più profondo potevano far sentire: il suono dell’acqua che scorre. Rincuorato dalla speranza che quel suono suscitava in lui, si alzò e continuò a camminare finché giunse a un rivolo di acqua limpida e fresca.

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