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Un minuto di saggezza

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DISTINZIONE

Il maestro passeggiava con alcuni suoi discepoli lungo la riva di un fiume. Disse: «Guardate i pesci che guizzano dove vogliono. È di questo che godono realmente». Un estraneo, udendo quell’osservazione, disse: «Come puoi sapere di cosa godono i pesci… tu non sei un pesce!». I discepoli rimasero senza fiato per quella che sembrò loro impudenza. Il maestro sorrise a quello che riconobbe come un impavido spirito critico. E replicò affabilmente: «E tu, amico mio, come fai a sapere che non sono un pesce… tu non sei me!». I discepoli risero, prendendo la risposta come una meritata ripulsa. Solo l’estraneo fu colpito dalla sua profondità. Vi rifletté tutto il giorno, poi si recò al convento per dire: «Può darsi che tu non sia così diverso dal pesce come pensavo. O io da te».

CREAZIONE

Era risaputo che il maestro si schierava con i rivoluzionari anche a costo di dispiacere al governo. Quando un tale gli chiese perché non si gettasse attivamente lui stesso nella rivoluzione sociale, egli replicò con questo enigmatico proverbio: «Sedendo quieto senza fare nulla la primavera viene e l’erba cresce».

PROSPETTIVA

Il maestro era d’umore gioviale e i discepoli erano curiosi. Così gli chiesero se non si sentiva mai depresso. Ci si sentiva. Allora non era vero che era in un continuo stato di felicità, insistettero. Era vero. Allora volevano sapere quale fosse il segreto. Rispose il maestro: «Questo: ogni cosa è buona o cattiva quanto ciò che pensiamo di essa».

SEPARAZIONE

Gli insegnamenti del maestro non trovavano il favore del governo, che lo aveva fatto esiliare dal suo paese. Ai discepoli che gli chiedevano se non provasse mai nostalgia, il maestro rispose: «No». «Ma è inumano non avere nostalgia della propria casa», protestarono. Al che il maestro replicò: «Smetti di essere un esule quando scopri che la creazione è la tua casa».

CAMBIAMENTO

Lo storico in visita era incline alla polemica. «I nostri sforzi cambiano il corso della storia umana?», chiese. «Sì, certo», rispose il maestro. «E le nostre opere umane non hanno forse cambiato la terra?». «Certamente», rispose il maestro. «E allora perché insegni che gli sforzi umani hanno poca importanza?». Rispose il maestro: «Perché quando il vento cessa, le foglie continuano a cadere».

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