1) Saprò esservi d’aiuto in questo ritiro?

IMG_20181208_191219 (1)

Pag. 11

 Saprò esservi d’aiuto in questo ritiro?

 

Pensate che aiuterò qualcuno? No! Oh, no, no, no, no, no! Non aspettatevi che sia d’aiuto a qualcuno. E nemmeno mi aspetto di danneggiare le persone. Se ne uscirete danneggiati, sarà responsabilità vostra; se ne uscirete aiutati, sarà responsabilità vostra. Davvero!

 

Credete forse che la gente vi aiuti? Non è così. Credete che la gente vi sostenga? Non è così.

 

Nel corso di una terapia di gruppo che stavo guidando, una donna responsabile di un istituto, mi disse: «Non mi sento sostenuta dalla mia direttrice».

 

Io le chiesi: «Cosa intendi dire?».

 

E lei rispose: «Ecco, la mia direttrice, non si fa mai viva all’istituto di cui sono responsabile. Non viene mai. Non mi dice mai parole di apprezzamento».

 

Io le dissi: «Va bene, facciamo un esercizietto. Facciamo finta che io conosca la tua direttrice. Anzi, facciamo finta che io sappia esattamente quel che pensa di te. Dunque, io ti dico (facendo finta di essere la superiora): ‘Sai, Mary, la ragione per cui non vengo mai da te è il fatto che il tuo è l’unico istituto di tutta la provincia che funzioni a  dovere. Non ci sono problemi. So che ne sei responsabile tu, e dunque va tutto bene’. Allora, adesso come ti senti?»

 

Lei rispose: «Mi sento benissimo».

 

E io: «Bene: adesso ti spiacerebbe uscire dalla stanza per un paio di minuti? Fa per te dell’esercizio».

 

La donna uscì. Mentre era fuori, dissi agli altri componenti del gruppo: «Io sono ancora la direttrice, O.K.? Mary è la peggiore direttrice di istituto con cui mi sia mai trovata ad avere a che fare nella storia della provincia di cui sono responsabile. In effetti, il vero motivo per cui non vado al suo istituto è che non sopporto di vedere quel che combina. É davvero terribile. Ma se le dico la verità, l’unico effetto sarà che quelle povere alunne soffriranno ancor di più. Nel giro di un anno o due, la sostituiremo: stiamo preparando una persona a questo fine. Nel frattempo, ho pensato di dirle alcune cose carine per tenerla buona. Cosa ne pensate?».

 

Tutti risposero: «Be’, era l’unica cosa che potevi fare, in una situazione del genere».

 

Poi feci rientrare Mary e le chiesi se si sentiva ancora benissimo.

 

«Certo», rispose lei.

 

Povera Mary! Pensava di essere apprezzata quando non lo era per nulla. Il fatto è che nella maggior parte dei casi siamo noi stessi a costruire nella nostra mente quel che sentiamo e pensiamo, compresa la convinzione di essere aiutati da altre persone.

 

Pensate forse di aiutare le persone perché ne siete innamorate? Ebbene, devo darvi una notizia. Non si è mai innamorati di qualcuno. Si è soltanto innamorati dell’idea che ci si è fatti di una data persona, un’idea preconcetta e dettata dalla speranza. Fermatevi a pensarci un minuto: non siete mai innamorati di qualcuno, siete innamorati della vostra idea preconcetta riguardo a quella persona. Non è così che ci si disamora? É la vostra idea che è cambiata, giusto?

 

«Come hai potuto deludermi, dopo che io avevo riposto tanta fiducia in te?» dite a qualcuno.

 

Davvero avevate riposto tanta fiducia in quella persona? No, non l’avete mai fatto. Piantatela! Questa convinzione deriva semplicemente dal lavaggio del cervello che la società esercita su di voi. Non si ripone mai fiducia nella gente. L’unica cosa di cui ci si fida è il proprio giudizio riguardo a quella data persona. E dunque, di cosa vi lamentate? Il fatto è che a nessuno piace ammettere che il proprio giudizio era sbagliato. L’ammetterlo non è certo particolarmente lusinghiero, e allora si preferisce dire: «Come hai potuto deludermi?».

 

E dunque rieccoci al punto: le persone non vogliono crescere davvero, non vogliono cambiare, non vogliono essere felici. Come mi ha saggiamente detto qualcuno una volta: «Non tentare di renderli felici: ti metterai nei pasticci. Non tentare di insegnare a cantare a un maiale: il risultato è che tu perdi tempo e il maiale si irrita».

 

C’è una storiella che racconta di un uomo d’affari che entra in un bar, si siede e vede che il suo vicino di tavolo ha una banana nell’orecchio – una banana nell’orecchio! E l’uomo pensa: «Chissà, forse dovrei farglielo notare. Anzi, no: non sono affari miei».

 

Ma quel pensiero continua a tormentarlo. E così, dopo aver bevuto un paio di bicchieri, dice al suo vicino: «Mi scusi… ehm…guardi che ha una banana nell’orecchio».

E il vicino: «Come?». L’uomo d’affari ripete: «Ha una banana nell’orecchio».

 

Di nuovo il vicino dice: «Come ha detto, scusi?».

 

«Ha una banana nell’orecchio!» grida l’uomo d’affari.

 

«Parli più forte» risponde il vicino. « Ho una banana nell’orecchio!».

 

Dunque, è inutile. «Rinuncia, rinuncia, rinuncia» mi dico. Di’ quel che devi dire e vattene. Se ne approfitteranno, bene, altrimenti pazienza!

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo:
search previous next tag category expand menu location phone mail time cart zoom edit close