12) Pag.45 Consapevolezza, senza valutare sempre tutto

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Consapevolezza, senza valutare sempre tutto

 

Volete cambiare il mondo? Che ne dite di cominciare da voi stessi? Che ne dite di venire trasformati per primi? Ma come si ottiene il cambiamento? Attraverso l’osservazione. Attraverso la comprensione. Senza interferenze o giudizi da parte vostra. Perché quel che si giudica non si può comprendere.

Quando dite di qualcuno: «Quello è un comunista in quel momento la comprensione si è fermata. Gli avete appiccicato addosso un’etichetta. «Quella è una capitalista». In quel momento si è fermata la comprensione. Le avete appiccicato addosso un’etichetta, e se a quell’etichetta sono attribuiti dei sottintesi di approvazione o disapprovazione, tanto peggio! Come potrete mai capire quel che disapprovate, o anche quel che approvate?

Le parole che vi sto dicendo vi sembrano arrivare da un altro mondo, vero?

Nessun giudizio, nessun commento, nessun atteggiamento: semplicemente, si osserva, si studia, si guarda, senza il desiderio di cambiare ciò che è. Perché se si desidera cambiare ciò che è in ciò che dovrebbe essere, si cessa di comprendere.

Un istruttore di cani cerca di capire l’animale in modo di insegnargli a eseguire determinate azioni. Uno scienziato osserva il comportamento delle formiche senza avere in mente altro scopo che lo studio delle formiche, per imparare il più possibile riguardo a esse. Non ha altro fine. Non sta tentando di insegnare loro qualcosa o di ricevere qualcos’altro in cambio. É interessato alle formiche, e vuole imparare il più possibile su di loro. Questo è il suo presupposto.

Il giorno in cui riuscirete ad assumere un atteggiamento simile, assisterete a un miracolo. Cambierete senza sforzo, correttamente. Il cambiamento si verificherà, non dovrete andarlo a cercare. Mentre la vita della consapevolezza prende il posto delle tenebre, tutto il male scomparirà. Tutto ciò che c’è di buono verrà nutrito, alimentato. É un’esperienza che dovete fare voi stessi.

 

Ma tutto ciò richiede una mente disciplinata. E quando parlo di disciplina, non parlo di sforzo. Parlo di qualcosa di diverso. Avete mai osservato attentamente un atleta? Lo sport è tutta la sua vita, ma che vita disciplinata conduce! E osservate un fiume che scorre verso il mare. Crea da solo le rive che lo contengono. Quando dentro di voi c’è qualcosa che si muove nella direzione giusta, crea la sua disciplina.

Il momento in cui si viene svegliati da quella puntura d’insetto che è la consapevolezza, è un momento splendido. É l’esperienza più splendida del mondo, la più importante, la più eccezionale. Non c’è niente, al mondo, di più importante del risveglio. Niente! E, naturalmente, anche questa è disciplina, a modo suo.

Non c’è niente di più splendido del fatto di essere consapevoli. Preferireste vivere nelle tenebre? Preferireste agire senza essere consapevoli delle vostre azioni, parlare senza essere consapevoli delle vostre parole? Preferireste ascoltare la gente senza essere consapevoli di quel che sentite, o vedere le cose senza essere consapevoli di ciò che vedete?

Il grande Socrate disse: «Una vita inconsapevole non è degna di essere vissuta». É una verità che non ha bisogno di ulteriori spiegazioni. La maggior parte della gente non vive una vita consapevole. Vive una vita meccanica, con pensieri meccanici – di solito appartenenti a qualcun altro emozioni meccaniche, azioni meccaniche, reazioni meccaniche.

Volete vedere quanto siete meccanici in realtà? «Però, bella la tua camicia». Sentirvelo dire vi gratifica. E tutto per una camicia! Sentirvelo dire vi fa essere orgogliosi di voi stessi.

La gente viene a visitare il mio centro in India e dice: «Che splendido posto, che begli alberi», (dei quali io non sono affatto responsabile), «che clima piacevole» E già comincio a sentirmi bene, finché non mi sorprendo a sentirmi bene e mi dico: «Ehi, ma siamo impazziti? Che stupidata è questa?». Non sono io il responsabile di quegli alberi, né ho scelto io quel luogo. Non ho ordinato il clima: è capitato che ci fosse bel tempo per caso. Mi sento bene nei confronti della «mia» cultura e della «mia» nazione. Ma a che punto si arriva con la propria stupidità. Non scherzo.

Mi viene detto che la mia grande cultura indiana ha prodotto un gran numero di mistici. Non sono stata io a produrli. Non sono io il responsabile. Oppure mi dicono: «Quel tuo paese, con tutta quella povertà – che schifo». Mi vergogno. Ma non sono stato io a crearlo. Cosa succede? Vi siete mai soffermati a pensare?

La gente vi dice: «Lei ha un grande fascino» ed ecco che ci si sente al settimo cielo. Ho messo a segno un punto (è per questo che si dice: io sono O.K., tu sei O.K.). Un giorno scriverò un libro intitolato Io sono un asino, tu sei un asino. Ammettere di essere un asino è la cosa più liberatoria e magnifica del mondo. É splendido. Quando la gente mi dice: «Hai torto» io rispondo: «Cosa ti aspettavi da un asino?».

 

Disarmati: tutti dobbiamo essere disarmati. Nella liberazione finale, io sono un asino, tu sei un asino. Per come vanno le cose normalmente, io premo un bottone e tu vai su; ne premo un altro e tu vai giù. E ti piace. Quante persone conoscete che rimangono indifferenti alle lodi e alle critiche? Non è umano, diciamo noi. Umano significa che bisogna essere un po’ scimmie, in modo che tutti vi possano tirare la coda, e voi facciate tutto ciò che dovreste fare. Ma è umano? Se trovate che io abbia fascino, significa che in questo momento siete di buon umore, e niente di più.

Significa anche che sono adatto alla vostra lista della spesa. Tutti noi ci portiamo in giro una lista della spesa, e in un certo senso le persone devono essere a misura di questa lista – alto… capelli scuri… bello… secondo i miei gusti.

«Mi piace la sua voce» dice una. «Sono innamorata». Non è innamorata, stupida che non è altro. Tutte le volte che uno è innamorato – esito a dirlo è particolarmente asinino. Sedetevi e osservate quel che vi sta accadendo. State scappando da voi stessi. Volete fuggire.

Qualcuno ha detto, una volta: «Ringraziamo Dio per la realtà, e anche per la possibilità che ci ha dato di fuggirla». Dunque questo è che accade. Siamo meccanizzati, controllati. Scriviamo dei libri su come essere controllati e su com’è meraviglioso essere controllati e su come è indispensabile che la gente vi dica che siete O.K. Solo allora vi sentite bene. Che meraviglia stare in prigione. Oppure, come mi ha detto qualcuno ieri, stare nella propria gabbia. Vi piace stare in prigione? Vi piace essere controllati? Lasciate che vi dica una cosa: se consentite a voi stessi di sentirvi bene quando la gente vi dice che siete O.K., vi state preparando a sentirvi male quando la gente vi dirà che non siete in gamba. Finché si vive per soddisfare le aspettative di altri, bisogna stare attenti a come ci si veste, a come ci si pettina, al fatto che le scarpe siano sempre lucide – in breve, al fatto di soddisfare sempre le loro maledette aspettative. E lo chiamate umano?

Questo è quel che scoprirete quando vi osserverete! Sarete inorriditi! Il fatto è che non siete né O.K. né non O.K. Forse corrispondete all’umore, o alla tendenza, o alla moda attuali! E ciò significa che siete diventati O.K.? Il vostro essere O.K. dipende da questo? Dipende da ciò che la gente pensa di voi? Gesù Cristo doveva essere piuttosto «non O.K.», secondo gli standard del tempo.

Voi non siete O.K. e non siete non O.K., siete voi e basta. Spero che questa sia una grande scoperta, almeno per alcuni di voi. Se tre o quattro di voi facessero questa scoperta nel corso dei giorni che trascorriamo insieme, sarebbe un investimento splendido! Straordinario! Basta con tutta questa faccenda di essere O.K. o meno; basta con tutti i giudizi, e semplicemente osservate, guardate. Farete grandi scoperte. Queste scoperte vi cambieranno. Non dovrete fare il minimo sforzo, credetemi.

Mi viene in mente, a questo proposito, un tizio che si trovava a Londra dopo la guerra. É seduto e tiene sulle ginocchia un pacco avvolto in carta marrone; si tratta di un oggetto pesante e voluminoso.

L’autista dell’autobus gli si avvicina e chiede: «Cos’ha sulle ginocchia?».

E l’uomo risponde: «É una bomba inesplosa. L’ho trovata scavando in giardino, e la sto portando alla stazione di polizia».

E l’autista gli dice: «Non vorrà mica tenerla sulle ginocchia, no? La metta sotto il sedile».

La psicologia e la spiritualità (per come le intendiamo generalmente) trasferiscono la bomba dalle ginocchia sotto il sedile. Di solito non risolvono i problemi. Li scambiano con altri problemi. Ci avevate mai pensato? Avevate un problema, ora ne avete un altro. E sarà sempre così, finché non si risolve il problema chiamato «voi».

 

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