14) Pag. 51 Trovare se stessi

IMG_20181208_191219 (1)

Pag. 51

 

Trovare se stessi

 

I grandi maestri dicono che la domanda più importante del mondo è: «Chi sono io?». O meglio, «Cos’è l'”io”?». Cos’è quella cosa che chiamo “io”? Cos’è quella cosa che chiamo il sé? Volete forse dire che avete capito tutto il resto e non questo?

Volete forse dire che avete capito l’astronomia e i buchi neri e i quasar, e avete appreso l’informatica, e non sapete chi siete? Caspita, state ancora dormendo. Siete degli scienziati addormentati.

Volete dire che avete capito chi è Gesù Cristo e non sapete chi siete voi? Come fate a sapere di capire Gesù Cristo?

Chi è che mette in atto la comprensione? Prima scoprite questo. É il fondamento di tutto, no? É proprio perché non è stato capito questo che abbiamo tutti quegli stupidi popoli religiosi coinvolti in quelle stupide guerre religiose musulmani che combattono contro ebrei, protestanti contro cattolici, e tutte quelle altre porcherie. Non sanno chi sono, perché se lo sapessero non ci sarebbero guerre.

Come la bambina che chiede al bambino: «Voi siete presbiteriani?».

E lui: «No, noi facciamo parte di un’altra confusione!».

Ma quel che vorrei sottolineare ora è l’autosservazione. Voi mi state ascoltando, ma riuscite a percepire altri suoni oltre a quello della mia voce, mentre ascoltate? Siete consapevoli delle vostre reazioni mentre mi ascoltate? Se non lo siete, significa che subirete un lavaggio del cervello. Oppure sarete influenzati da forze interne a voi di cui non siete assolutamente consci. E anche se siete consapevoli di come reagire a me, siete consapevoli anche della provenienza delle vostre reazioni? Forse non mi state ascoltando per nulla; forse è il vostro papà ad ascoltarmi. Pensate che ciò sia possibile? Certo che lo è.

Mi capita spessissimo, nei miei gruppi, di trovare persone che non sono assolutamente presenti. É presente la loro mamma, è presente il loro papà, ma loro no. Non sono mai stati presenti. «Io vivo: non io, ma mio padre vive in me». Ebbene, questo è assolutamente, letteralmente vero. Potrei sezionarvi, pezzo dopo pezzo, e chiedervi: «Vediamo, questa frase viene dal papà, dalla mamma, dalla nonna, dal nonno, da chi?».

 

Chi vive in voi? La sensazione che si prova scoprendo questo fatto è di orrore. Pensate di essere liberi, ma probabilmente non c’è gesto, un pensiero, un’emozione, un atteggiamento, una convinzione in voi che non venga da qualcun altro. Non è orribile? E non lo sapete. Si tratta di una vita meccanica, impressa su di voi. Certe cose vi danno sensazioni forti, e pensate di essere voi a provare quelle sensazioni, ma è così? Sarà necessaria molta consapevolezza, da parte vostra, per capire che forse quella cosa che chiamate “io” è semplicemente un conglomerato delle vostre esperienze passate, dei vostri condizionamenti, della vostra programmazione. É doloroso. In effetti, quando ci si comincia a svegliare, si prova un grande dolore.

É doloroso vedere crollare le proprie illusioni. Tutto ciò che pensavate di aver costruito si sbriciola, e questo è doloroso. Il pentimento è tutto qui; il risveglio è tutto qui.

E dunque, che ne dite di prendervi un minuto, seduti lì come siete, per diventare consapevoli,mentre io continuo a parlare, di quel che provate nel vostro corpo, di quel che accade nella vostra mente, del vostro stato emotivo? Cosa ne dite di diventare consapevoli della lavagna, del fatto che i vostri occhi sono aperti, del colore di queste pareti e del materiale di cui sono fatte? Che ne dite di diventare consapevoli del mio viso e della vostra reazione a questo mio viso?

Perché una reazione l’avete, che ve ne rendiate conto o meno. E probabilmente non è la vostra reazione, ma una reazione che risulta dal vostro condizionamento. E che ne dite di diventare consapevoli di alcune delle cose che ho appena detto, anche se ormai non sarebbe più consapevolezza, ma solo ricordo?

Prendete coscienza della vostra presenza in questa sala. Ditevi: «Io sono in questa sala» É come se foste fuori da voi stessi, e vi guardaste. Notate che la sensazione è leggermente diversa rispetto al guardare gli oggetti presenti nella sala.

Più avanti chiederemo: «Chi è la persona che esegue l’osservazione?». Io sto guardando me. Che cos’è un “io”? Che cos’è “me”?

Per ora è sufficiente che io osservi me, ma se vi sorprendete a condannarvi o approvarvi, non bloccate la condanna o l’approvazione, ma osservatela. Io sto condannando me; io sto disapprovando me; io sto approvando me. Guardate, punto e basta. Non cercate di cambiare le cose! Non pensate: «Oh, ci era stato detto di non fare così». Osservate semplicemente quel che accade.

Come vi ho già detto, l’autosservazione significa guardare – osservate quel che accade dentro di voi e intorno a voi come se accadesse a qualcun altro.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo:
search previous next tag category expand menu location phone mail time cart zoom edit close