27) Pag. 107 – Una persona trasformata

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Pag. 107

– Una persona trasformata

 

Nella vostra ricerca della consapevolezza, non ponete richieste. É più o meno come ubbidire alle regole della strada. Se non si osservano tali regole, si paga una multa. Qui negli Stati Uniti si guida a destra; in Inghilterra a sinistra, così come in India. Se non lo si fa, si paga una multa; no c’è spazio per sentimenti feriti, richieste o aspettative: si ubbidisce alle regole della strada e basta.

   Mi chiedete dove si inserisce la compassione, dove si inserisce il senso di colpa, in tutto questo. Lo saprete quando sarete svegli. Se in questo momento vi sentite in colpa, come potrò mai spiegarvelo? Come potreste sapere cos’è la compassione?

   Sapete, talvolta la gente vuole imitare Cristo ma il fatto che una scimmia si metta a suonare il sassofono non la trasforma in musicista. Non si può imitare Cristo imitandone il comportamento esteriore. Bisogna essere Cristo. Solo allora saprete esattamente cosa fare in una determinata situazione, a seconda del vostro temperamento, del vostro carattere, e del temperamento e del carattere della persona con cui avete a che fare. Nessuno dovrà dirvelo. Ma per poterlo fare, dovrete essere ciò che era Cristo. Un’imitazione esteriore non vi porterà da nessuna parte.

   Se pensate che la compassione implichi la dolcezza non è assolutamente possibile, per me, descrivervi la compassione, perché la compassione può essere molto dura. La compassione può essere molto aspra, può stordire, può rimboccarsi le maniche e operare su di voi. La compassione è molte cose diverse. Certo, può essere molto dolce, ma non c’è modo di saperlo. É solo quando diventerete amore – in altri termini, quando avrete abbandonato affetti e illusioni – che “saprete”.

   Man mano che vi identificherete sempre meno con l'”io”, vi troverete sempre più a vostro agio con tutti e tutto. Sapete perché? Perché non avrete più paura di essere feriti, o respinti. Non avrete più il desiderio di fare colpo su alcuno. Riuscite a immaginarvi che sollievo sarebbe non dover più far colpo su nessuno? Oh, che sollievo. Finalmente la felicità! Non si prova più il bisogno irrefrenabile di spiegare le cose. Va tutto bene. Cosa c’è da spiegare?

   E non si prova più il bisogno irrefrenabile di chiedere scusa. Preferirei mille volte sentirvi dire: «Mi sono svegliato», piuttosto che «Mi dispiace». Preferirei mille volte sentirvi dire: «Mi sono svegliato dall’ultima volta che ci siamo visti; quello che ti ho fatto non accadrà più», piuttosto che: «Mi dispiace moltissimo per quello che ti ho fatto». Perché qualcuno dovrebbe esigere le vostre scuse? Rifletteteci sopra, è un campo da esplorare. Anche quando magari qualcuno è stato cattivo nei vostri confronti, non c’è spazio per le scuse.

   Nessuno è stato cattivo nei vostri confronti. Qualcuno è stato cattivo nei confronti di quello che pensava voi foste, ma non nei vostri confronti. Nessuno vi respinge: le persone respingono soltanto quel che pensano voi siate. Ma questo ragionamento può essere applicato in entrambi i sensi: allo stesso modo, nessuno vi accetta. Finché le persone non si svegliano, accettano o respingono l’immagine che hanno di voi. Si sono formati un’idea su di voi e respingono o accettano solo quella.

   Capite quanto sia devastante approfondire questo aspetto? Quasi troppo liberatorio. Ma come si diventa facile amare le persone quando si capisce tutto questo! Com’è facile amare tutti quanti, quando non ci si identifica con l’immagine che hanno di noi! Diventa davvero facile amarli, amare tutti.

   Io osservo il “me”, ma non penso al “me”. Perché il “me” pensante esprime un sacco di cattivi pensieri. Però, quando osservo il “me”, sono costantemente consapevole che si tratta di un riflesso. Nella realtà, non si pensa davvero all'”io” e al l”me”. Si è come una persona che guidi un’automobile: questa persona non vuole certo smettere di essere conscia dell’automobile. Va benissimo perdersi in fantasticherie, ma senza perdere la consapevolezza di ciò che sta intorno. Bisogna sempre stare all’erta.

   É come una madre addormentata: non sente gli aeroplani che rombano al di sopra della sua casa, ma è sensibile al minimo vagito del suo bambino. É all’erta, è sveglia, in questo senso. Non si può dire nulla dello stato di veglia: si può solo parlare di quando si dorme. Allo stato di veglia si può solo fare accenni.

   Non si può dire nulla della felicità: la felicità non può essere definita. Quella che può essere definita è l’infelicità. Abbandonate l’infelicità, e lo saprete. L’amore non può essere definito: l’assenza d’amore sì. Abbandonate l’assenza d’amore, abbandonate la paura, e lo saprete. Vogliamo scoprire com’è la persona che si è svegliata, ma voi lo saprete solo quando ci sarete arrivati.

   Sto forse dicendo, per esempio, che non dovremmo avere delle aspettative sui nostri figli? Io ho detto: «Non avete il diritto di pretendere qualcosa». Prima o poi quel figlio si dovrà liberare di voi, seguendo l’ingiunzione del Signore. E allora non avrete più alcun diritto su di lui. In effetti, non è vostro figlio e non lo è mai stato. Appartiene alla vita, non a voi. Nessuno vi appartiene. Ciò di cui stiamo parlando è l’educazione di un figlio.

   Se vuoi il pranzo, sarà meglio che ti presenti a tavola dalle dodici all’una, o altrimenti non avrai alcun pranzo. Punto. Le cose funzionano così, in questa casa. Se non arrivi in orario, non mangi il pranzo. Sei libero, è vero, ma devi sopportarne le conseguenze.

   Quando parlo del non avere aspettative su altri, o del pretendere qualcosa da loro, intendo le aspettative e le pretese che mirano al mio benessere. Naturalmente, il presidente degli Stati Uniti deve fare delle richieste alla gente. Anche la polizia stradale deve fare delle richieste alla gente. Ma si tratta di richieste relative al comportamento – codice della strada, organizzazione efficiente, gestione ordinata della società. Non sono intese a far sentire bene il presidente, o la polizia stradale.

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