28) Pag. 110 Arrivare al silenzio

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Pag. 110

 Arrivare al silenzio

 

Tutti mi chiedono cosa accadrà quando saranno finalmente arrivati. É curiosità? Ci chiediamo sempre come la tal cosa si inserirebbe in un dato sistema, o se la tal altra avrebbe un senso in quel determinato contesto, o cosa si proverà quando saremo arrivati. Partite, e lo saprete. Non si può descrivere.

   In Oriente si dice spesso: «Coloro che sanno, non dicono; coloro che dicono, non sanno». Non si può dire: si può dire solo l’opposto. Il guru non vi può dare la verità. La verità non può essere espressa in parole, in una formula. Quella non è la verità. Quella non è la realtà. La realtà non può essere espressa con una formula. Il guru può solo indicarvi quali sono i vostri errori. Quando abbandonerete i vostri errori, conoscerete la verità. Ma nemmeno allora potrete dirla.

   Questi sono insegnamenti comuni ad alcuni grandi mistici cattolici. Il grande Tommaso d’Aquino, verso la fine della propria vita, non scriveva né parlava: aveva capito. Io pensavo che avesse mantenuto quel suo famoso silenzio solo per un paio di mesi, ma in realtà è andato avanti per anni. Aveva capito di essersi reso ridicolo e lo diceva esplicitamente.

   É come se, non avendo mai assaggiato un mango verde, mi veniste a chiedere: «Che sapore ha?». E io vi risponderei: «Aspro» ma, dandovi una parola, vi avrei mandato fuori strada. Provate a capirlo. La maggior parte della gente non è molto saggia: si appiglia alle parole – alle parole delle Scritture, per esempio – e capisce tutto alla rovescia.

   «Aspro» dico io, e voi chiedete: «Aspro come l’aceto, aspro come un limone». NO, non aspro come un limone, aspro come un mango. «Ma io non ne ho mai assaggiato uno». ribattete voi. Peccato!

   Però voi continuate per la vostra strada e scrivete una tesi di dottorato sull’argomento. Non l’avreste fatto, se l’avreste assaggiato. Davvero. Avreste scritto una tesi di dottorato su qualcos’altro, ma non sul mango. E il giorno in cui finalmente assaggerete un mango verde, direte: «Dio mio, mi sono reso ridicolo. Non avrei dovuto scrivere quella tesi». Esattamente quel che fece Tommaso d’Aquino.

   Un grande filosofo e teologo tedesco scrisse un intero libro proprio sul silenzio di Tommaso d’Aquino. Semplicemente, Tommaso s’immerse nel silenzio. Non parlava. Nella prefazione della sua Summa theologiae, cioè il sunto di tutta la sua teologia, egli dice: «Riguardo a Dio, non possiamo dire cosa sia, ma piuttosto cosa non è. Allo stesso modo non possiamo parlare di com’è, ma piuttosto di come non è».

   E nel suo famoso commento sul De Trinitate di Boezio dice che ci sono tre modi per conoscere Dio:

1) nella creazione,

2) nelle azioni di Dio attraverso la storia,

3) nella forma più elevata della conoscenza di Dio – conoscere Dio tamquam ignotum (conoscere Dio in quanto sconosciuto). La forma più elevata di discussione intorno alla Trinità è sapere che non si sa.

   Ora, quello che parla non è un maestro orientale dello Zen. É un santo canonizzato della Chiesa cattolica romana, per secoli il principe dei teologi. Conoscere Dio in quanto sconosciuto. In un’altra occasione san Tommaso dice anche: come inconoscibile. La realtà, Dio, la divinità, la verità, l’amore sono inconoscibili: significa che non possono essere compresi dalla mente razionale. Questo potrebbe fine a molte domande che la gente si pone, perché viviamo sempre nell’illusione di sapere. Non è così. Non siamo in grado di sapere.

   Cos’è la Scrittura, allora? É un accenno, un indizio, non una descrizione. Il fanatismo di un sincero credente che è convinto di sapere dà origine a mali peggiori di quelli provocati dagli sforzi congiunti di duecento criminali. É terrificante vedere quello che possono fare i sinceri credenti proprio perché pensano di sapere. Non sarebbe meraviglioso se avessimo un mondo in cui tutti dicessero: «Non sappiamo»? Cadrebbe una grande barriera. Non sarebbe splendido?

   Un uomo nato cieco viene da me e mi chiede: «Cos’è quella cosa chiamata verde?».

   Come si può descrivere il colore verde a una persona nata cieca? Si usano delle analogie. Così, dico: «Il colore verde è simile a una musica dolce».

   «Oh, dice lui, come musica dolce».

   «Sì, dico io, una musica dolce e confortante ».

   Così viene da me un secondo cieco e mi chiede: «Cos’è il colore verde?».

Gli dico che è simile a morbido velluto, molto morbido e liscio al tatto.

   Il giorno dopo noto che i due uomini si stanno dando delle botte sulla testa con delle bottiglie. Uno dice: «É come una musica dolce», e l’altro: «É come morbido velluto». E così vanno avanti per un pezzo. Nessuno dei due sa di cosa sta parlando, perché altrimenti chiuderebbe la bocca.

   Le cose stanno proprio così. Anzi, anche peggio: perché mettiamo che un giorno si riesca a ridare la vista a uno di questi ciechi e lui, seduto in giardino, si sta guardando intorno e voi gli dite: «Be’, adesso sai com’è il colore verde». E lui: « É vero, stamattina ne ho ascoltato un po’!».

   Il fatto è che voi siete circondati da Dio e non lo vedete, perché “sapete” di Dio. L’ultima barriera che impedisce la visione di Dio è il vostro stesso concetto di Dio. Vi perdete Dio perché pensate di sapere. É questo l’aspetto terribile della religione. Ecco cosa dicevano i vangeli: i religiosi “sapevano” e per questo si sono liberati di Gesù. La più alta conoscenza di Dio è conoscere Dio come l’inconoscibile. Si parla davvero troppo di Dio: il mondo non ne può più. C’è troppo poca consapevolezza, troppo poco amore, troppo poca felicità, ma non usiamo nemmeno queste parole. C’è troppo poco abbandono delle illusioni, degli errori, degli affetti e della crudeltà, troppo poca consapevolezza. É di questo che soffre il mondo, non della mancanza di religione. La religione dovrebbe porre riparo alla mancanza di consapevolezza, di capacità di svegliarsi.

   Guardate a che livello di degenerazione siamo arrivati. Venite nel mio paese e vedete la gente uccidersi a vicenda a causa della religione. Lo vedrete da tutte le parti. «Colui che sa, non dice; colui che dice, non sa». Tutte le rivelazioni, per quanto divine, non sono mai più di un dito che punta verso la luna. Come diciamo noi in Oriente: «Quando il saggio indica la luna, l’idiota non vede altro che il dito».

   Jean Guitton, scrittore francese molto pio e ortodosso, aggiunge un terribile commento: «Spesso usiamo il dito per cavare gli occhi». Non è terribile? Consapevolezza, consapevolezza, consapevolezza! La guarigione è nella consapevolezza; la verità è nella consapevolezza; la salvezza è nella consapevolezza; la spiritualità è nella consapevolezza; la crescita è nella consapevolezza; l’amore è nella consapevolezza; il risveglio è nella consapevolezza. Consapevolezza.

   Io devo parlare di parole e concetti perché devo spiegarvi come mai, quando guardiamo un albero, in realtà non vediamo. Pensiamo di vederlo, ma non vediamo. Quando guardiamo una persona, in realtà non vediamo quella persona: pensiamo soltanto di vederla. Quel che vediamo è qualcosa che abbiamo fissato nella nostra mente. Riceviamo un’impressione e ci atteniamo a quell’impressione, continuando a guardare quella persona attraverso il filtro di quell’impressione. E questo lo facciamo con quasi tutto.

   Se riuscite a capire questo, capirete lo splendore e la bellezza dell’essere consapevoli di tutto ciò che vi circonda. Perché la realtà è lì: “Dio”, qualsiasi cosa significhi, è lì. É tutto . Il povero pesciolino dell’oceano dice: «Scusi, sto cercando l’oceano. Mi sa dire dove si trova?». Patetico, non è vero? Se solo aprissimo gli occhi e guardassimo, allora capiremmo.

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