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Valore permanente

Ma spostiamoci su un’altra idea: c’è infatti la complessa questione del valore personale. Valore personale non significa valore del sé. Da cosa deriva il valore del sé? Deriva forse dal successo del lavoro? Deriva dall’avere un sacco di soldi? Deriva dal saper attrarre molti uomini (se siete donne) o molte donne (se siete uomini)? Com’è fragile tutto questo, com’è effimero!

   Quando parliamo di valore del sé, non parliamo, in effetti, del modo in cui ci riflettiamo nello specchio della mente delle altre persone? Ma abbiamo bisogno di dipendere da questo? Le persone capiscono il proprio valore personale quando smettono di identificare o definire il proprio sé alla luce di queste cose effimere.

   Io non sono bellissimo perché tutti dicono che sono bellissimo. In realtà non sono né bellissimo né bruttissimo. Queste sono cose che vanno e vengono. Domani potrei trasformarmi improvvisamente in una creatura orribile, ma l'”io” rimane sempre io. Mettiamo che, poi, mi sottoponga a un’operazione di chirurgia plastica e ridiventi bellissimo. L'”io” diventa forse bellissimo?

   Bisogna dedicare molto tempo a queste riflessioni. Io ve le ho buttate lì in rapida successione, ma se vorrete prendervi il tempo necessario per capire quel che vi ho detto, soffermandovi su queste frasi, troverete una miniera d’oro. Io lo so, perché quando mi sono imbattuto in queste idee per la prima volta, ho davvero scoperto un tesoro.

   Le esperienze piacevoli rendono splendida la vita. Le esperienze dolorose portano alla crescita. Le esperienze piacevoli rendono splendida la vita ma, in se stesse, non fanno crescere. Quelle che portano alla crescita sono le esperienze dolorose. La sofferenza mette il dito su una parte di voi che non è ancora cresciuta, che deve crescere, trasformarsi e mutare. Se sapeste come usare quella sofferenza, quanto potreste crescere!

   Per ora, limitiamoci alla sofferenza psicologica, a tutte quelle emozioni negative che avete. Non perdete il vostro tempo su una sola di esse: vi ho già detto cosa potreste farne, di quelle emozioni. Provate a osservare la delusione che sentite quando le cose non vanno come avreste voluto voi! Guardate quanto dice di voi. Non ve lo faccio notare con alcun intento di condannarvi (altrimenti incappereste nell’odio di voi stessi). Osservatela come la osservereste in un’altra persona. Guardate quella delusione, quella depressione che provate quando venite criticati. Cosa vi dice di voi?

   Avete mai sentito parlare di quel tizio che ha affermato: «Chi ha detto che la preoccupazione non serve a niente? Certo che serve. Ogni volta che mi preoccupo di qualcosa, non accade!» Be’, certamente a lui è servita. O di quell’altro tizio che dice: «Il nevrotico è una persona che si preoccupa di qualcosa che non è accaduto in passato. Non è come noi, persone normali, che ci preoccupiamo di cose che non accadranno in futuro». Ecco come stanno le cose. Quella preoccupazione, quell’ansia, cosa dicono di voi?

   I sentimenti negativi, tutti i sentimenti negativi, sono utili per raggiungere la consapevolezza, la comprensione. Vi danno la possibilità di sentirli, di osservarli dall’esterno. All’inizio, la depressione sarà ancora presente, ma avrete tagliato il legame che vi unisce ad essa. Gradualmente, capirete la depressione. Man mano che la capite, si verificherà con minore frequenza, fino a sparire completamente. Forse, ma a quel punto non avrà più molta importanza.

   Prima dell’illuminazione ero depresso. Dopo l’illuminazione continuo a essere depresso. Ma piano piano, o rapidamente, o all’improvviso, si arriva allo stato di veglia, che è lo stadio in cui si lasciano cadere i desideri. Ricordate tuttavia cosa intendevo per desideri e richieste. Il significato era questo: «Finché non avrò quel che desidero, mi rifiuto di essere felice». Intendo dunque i casi in cui la felicità dipende dalla realizzazione del desiderio.

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