33) Pag. 127 Quando si abbraccia un ricordo

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Quando si abbraccia un ricordo

Ciò mi porta un altro tema, un altro argomento. Ma questo nuovo argomento si collega molto bene a quel che ho detto fino ad ora e al mio suggerimento di prendere coscienza di tutto quello che aggiungiamo alla realtà. Ma facciamo un passo alla volta.

   L’altro giorno, un gesuita mi raccontava di quando, anni fa, aveva tenuto una conferenza a New York, in un momento in cui i portoricani erano piuttosto mal visti a causa di qualche incidente occorso da poco. Tutti dicevano di loro tutto il male possibile. Così, nel suo discorso, egli disse: «Vorrei leggervi alcune delle cose che la gente di New York dice riguardo a certi immigrati».

   Quelli che lesse erano in realtà dei commenti fatti dalla gente riguardo agli irlandesi, ai tedeschi e a tutte le altre ondate di immigrazione pervenute a New York nel corso degli anni!

   Spiegò molto bene quel che intendeva, dicendo: «Questa gente non porta con sé la delinquenza: diventa delinquente quando viene messa di fronte a certe situazioni che le si presentano qui. Dobbiamo capirla. Se si vuole rimediare alla situazione, è inutile reagire con dei pregiudizi. C’è bisogno di comprensione, non di condanna».

   É così che si attua il cambiamento in se stessi: non attraverso la condanna, non insultandosi, ma capendo cosa accade. Non dandosi del vecchio peccatore insozzato. No,no, no!

   Per conseguire la consapevolezza, bisogna saper vedere, e non si può vedere se si è accecati dai pregiudizi. Quasi tutte le cose e le persone che guardiamo, le guardiamo attraverso il filtro dei pregiudizi. Direi che è sufficiente a scoraggiare chiunque.

   Come quando si incontra un amico perduto da tempo. «Ehi, Tom», gli dico. «Che bello rivederti!» e lo abbraccio forte. Chi sto abbracciando, Tom o il ricordo che ho di lui? Un essere umano vivente o un cadavere? Io parto dalla convinzione che sia ancora il giovanotto attraente che pensavo fosse. Parto dalla convinzione che corrisponda ancora all’idea che avevo di lui, ai miei ricordi e alle mie associazioni. Così, lo abbraccio. Cinque minuti più tardi mi accorgo che è cambiato e perdo ogni interesse per lui. Ho abbracciato la persona sbagliata.

   Se volete capire quanto è vero quello che sto dicendo, ascoltate questa storia: una suora indiana va in ritiro. Tutti quelli che fanno parte della sua comunità dicono: «Oh, lo sappiamo, fa parte del suo stile: partecipa sempre a seminarti e va in ritiro; non cambierà mai».

   Ora, accade che la suora subisca, in effetti, un cambiamento, nel corso di questo particolare ritiro, o gruppo di terapia, o quel che è. La suora cambia: tutti notano la differenza. E dicono: «Caspita, hai veramente capito delle cose, non è vero?». É vero, e la differenza si nota dal suo comportamento, dal suo corpo, dal suo viso.

   Accade sempre così quando si verifica un cambiamento interiore. Viene registrato nel viso, negli occhi, nel corpo.

   Ebbene, la suora torna alla sua comunità e dato che la comunità ha di lei un’idea fissa, dettata dal pregiudizio, continuerà a vederla attraverso gli occhi del pregiudizio. I membri della sua comunità sono gli unici a non vedere in lei alcun cambiamento. Dicono: «Be’, ha l’aria un po’ più animata, ma aspettate e vedrete: tra poco sarà di nuovo depressa». Ed entro poche settimane lei è di nuovo depressa: reagisce alla loro reazione. E così tutti dicono: «Visto? L’avevamo detto, noi; non era cambiata». Il tragico è invece che era cambiata davvero, solo che loro non se n’erano accorti. La percezione ha effetti devastanti in fatto di amore e di rapporti umani.

   Quale che sia un rapporto, sicuramente comporta due cose: chiarezza di percezione (nella misura in cui ne siamo capaci: alcuni vorrebbero forse capire fino a che punto possiamo avere chiarezza di percezione, ma credo che nessuno abbia obiezioni al fatto che sia desiderabile aspirare a essa) e precisione di risposta. É più probabile che si risponda con precisione se si percepisce con chiarezza. Quando la percezione è distorta, è probabile che non si risponda con precisione. Come puoi amare qualcuno che non vedi nemmeno? Vedi davvero una persona a cui sei attaccato? Vedi davvero una persona di cui hai paura e che per questo non apprezzi? Odiamo sempre quel che ci fa paura.

   «Il timore del Signore è il principio della saggezza», mi dicono alcuni talvolta. Ma aspettate un momento. Spero che capiscano quel che dicono, perché tutti noi odiamo quel che ci fa paura. Vogliamo sempre distruggere quel che temiamo, liberarcene, evitarlo. Quando si teme qualcuno, non lo si sopporta. Non lo si sopporta nella misura in cui lo si teme. E non lo si vede nemmeno, perché entrano in gioco le emozioni.

   Ora, la stessa cosa avviene quando si è attratti verso qualcuno. Quando si verifica il vero amore, le persone non piacciono più – e nemmeno si odiano più nel senso comune del termine. Le si vedono chiaramente e si risponde in modo preciso. Ma a questo livello umano continuano a entrare in gioco i propri gusti, le preferenze e le attrazioni e così via. Dunque bisogna essere coscienti dei propri pregiudizi, dei propri gusti, delle proprie attrazioni. Sono tutti lì, e derivano dal condizionamento a cui siamo sottoposti. Come mai a voi piacciono delle cose che a me non piacciono? Perché la vostra cultura è diversa dalla mia. La vostra educazione è diversa dalla mia. Se vi dessi da mangiare uno dei miei piatti preferiti, lo respingereste disgustati.

   In alcune zone dell’India, c’è gente che adora la carne di cane. Altre persone, invece, se venissero a sapere che quella che hanno nei piatti è una bistecca di cane, si sentirebbero male: Perché? Condizionamento diverso, programmazione diversa. Gli induisti si sentirebbero male se venissero a sapere di aver mangiato del manzo, ma agli americani piace molto. Voi chiedete: «Ma perché non mangiano la carne bovina?». Per la stessa ragione per cui voi non mangereste il vostro cagnolino. Stessa ragione. La vacca, per il contadino indiano, rappresenta ciò che rappresenta per voi il vostro cagnolino. Non vuole mangiarla. Esiste un pregiudizio culturale intrinseco contro tale pratica e in realtà in questo modo si preserva un animale di cui c’è estremo bisogno per le pratiche agricole, e così via.

E dunque, perché in realtà mi innamoro? Perché m’innamoro di un certo tipo di persone e non di altre? Perché sono condizionato. Nel mio subconscio ho un’immagine di un certo tipo di persona che mi attrae, mi attira. E così, quando incontro questa persona, ho un colpo di fulmine. Ma l’ho vista, questa persona? No! La vedrò dopo che l’avrò sposata: è allora che si verifica il risveglio! Ed è allora che l’amore può iniziare.

   Ma l’innamoramento non ha proprio nulla a che vedere con l’amore. Non è amore: è desiderio, desiderio bruciante. Quel che desiderate con tutto il cuore è che quella creatura adorabile vi dice che vi trova attraenti. Questo fatto vi dà una sensazione strabiliante. Nel frattempo, tutti gli altri dicono: «Ma che cavolo ci vedrà di tanto interessante in quella lì?». Ma si tratta del condizionamento – lui non la sta (vedendo).

   Dicono che l’amore sia cieco. Credetemi, niente ha la vista più acuta del vero amore. Niente. L’amore ha la vista più acuta del mondo. La dipendenza è cieca, l’attaccamento è cieco. L’abbarbicarsi, le richieste continue, il desiderio sono ciechi. Ma l’amore vero non lo è. Non chiamate amore quelle cose. Tuttavia, naturalmente, questa parola è stata dissacrata nella maggior parte delle lingue moderne. La gente parla di fare l’amore e dell’innamoramento. Come il ragazzino che dice alla ragazzina: «Ti sei mai innamorata?». E lei: «No, ma mi sono impiaciuta».

   E dunque, di cosa parla la gente, quando s’innamora? La prima cosa di cui abbiamo bisogno è la chiarezza di percezione. Un motivo per cui non percepiamo le persone in modo chiaro è evidente – entrano in gioco le nostre emozioni, il nostro condizionamento, i nostri gusti. Dobbiamo cimentarci con questo fatto. Ma dobbiamo cimentarci anche con qualcosa di molto più importante – le nostre idee, le nostre conclusioni, i nostri concetti.

  Che vogliate crederci o no, ogni concetto che avrebbe dovuto aiutarci a entrare in contatto con la realtà finisce con il costituire un ostacolo al contatto con la realtà, perché prima o poi dimentichiamo che le parole non sono le cose. Il concetto non corrisponde alla realtà: sono due cose diverse.

É per questo che poco fa vi ho detto che la barriera ultima che ci impedisce di trovare Dio è la parola “Dio” in sé, è il concetto di Dio. Se non si sta attenti, si interpone. Voleva essere un aiuto. Può essere un aiuto, ma può anche costituire una barriera.

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