9) Pag. 38 LA SANTITA’ DEL MOMENTO PRESENTE

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pag. 38 la santita' nel momento presente

 

Un guerriero giapponese fu catturato

Dai suoi nemici e gettato in prigione.

La notte non riusciva a dormire

Perché era convinto che il giorno dopo

sarebbe stato crudelmente torturato.

Poi gli vennero in mente le parole

Del suo maestro zen:

<<Il domani non è reale.

L’unica realtà è il presente>>.

Così si fermò nel presente… e

Ben presto si addormentò.

 

 

L’uomo sul quale il futuro non fa più presa! Assomiglia

Agli uccelli del cielo e ai gigli dei campi. Nessuna

Ansietà per il domani. Totalmente nel presente.

L’uomo santo!

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LE CAMPANE DEL TEMPIO

 

Il tempio sorgeva su di un’isola a due miglia dalla costa. E aveva mille campane. Campane grandi, campane piccole, campane modellate dai migliori artigiani del mondo. Quando soffiava il vento o infuriava la tempesta, tutte le campane del tempio suonavano a distesa, all’unisono, producendo una sinfonia che mandava in estasi il cuore dell’ascoltatore.

 

Ma con il passare dei secoli l’isola sprofondò nel mare e, con essa il tempio e le campane. Un’antica leggenda narrava che le campane continuavano però a suonare, senza sosta, e che chiunque ascoltasse attentamente poteva udirle. Ispirato da questa leggenda, un giovane percorse migliaia di miglia, deciso ad udire quelle campane. Per giorni sedette sulla spiaggia, di fronte al posto dove una volta sorgeva il tempio, e ascoltò, ascoltò con tutto il cuore. Ma tutto ciò che riusciva a sentire era il rumore delle onde che si infrangevano sulla spiaggia. Fece ogni sforzo per scacciare il rumore delle onde così da poter sentire le campane. Ma tutto invano; il suono del mare sembrava invadere l’universo.

 

Perseverò per molte settimane. Quando si perdeva d’animo si recava ad ascoltare i sapienti del villaggio che parlavano con devozione della leggenda delle campane del tempio e quelli che le avevano udite e dimostravano che la leggenda era vera. E il suo cuore si infiammava nell’ascoltare le loro parole… solo per scoraggiarsi di nuovo quando settimane di ulteriori tentativi non davano nessun risultato.

 

Alla fine decise di rinunciarci. Forse non era destinato ad essere uno di quei fortunati che sentivano le campane. Forse la leggenda non era vera. Sarebbe tornato a casa riconoscendo il proprio fallimento. Era il suo ultimo giorno, e si recò nel suo posto preferito per dire addio al mare e al cielo e al vento e agli alberi di cocco. Si sdraiò sulla sabbia, con lo sguardo rivolto verso il cielo, ascoltando il fragore del mare. E non oppose resistenza a quel rumore quel giorno. Invece, si abbandonò ad esso e trovò che era un rumore piacevole, rasserenante, questo fragore delle onde. Ben presto si perse talmente in quel rumore da non essere quasi più cosciente di sé, tanto profondo era il silenzio che quel suono produceva nel suo cuore.

 

Nella profondità di quel silenzio lo sentì! Il tintinnio di una campanella seguito da un’altra, e un’altra, e un’altra ancora… ed ecco che ognuna delle mille campane del tempio suonava a distesa in un glorioso unisono, e il suo cuore fu rapito dalla meraviglia e dalla felicità.

 

Se vuoi sentire le campane del tempio, ascolta il rumore del mare.

Se vuoi vedere Dio, osserva attentamente il creato, non rifiutarlo, non riflettere su di esso. Limitati a guardare.

 

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