15) Pag. 53   TOMMASO D’AQUINO SMETTE DI SCRIVERE

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Pag 53 TOMMASO D'AQUINO SMETTE DI SCRIVERE

 

TOMMASO D’AQUINO SMETTE DI SCRIVERE

 

Si narra che Tommaso d’Aquino, uno dei maggiori teologi del mondo, abbia improvvisamente smesso di scrivere verso la fine della sua vita. Quando il suo segretario protestò che il lavoro era incompiuto, Tommaso rispose: <<Fra’ Reginaldo, mentre celebravo la liturgia alcuni mesi fa, sperimentai qualcosa del Divino. Da quel giorno mi è passata tutta la voglia di scrivere. In realtà, tutto ciò che ho scritto su Dio mi pare ora privo di alcun valore>>.

Come potrebbe essere altrimenti, quando lo studioso diventa un mistico?

Quando il mistico scese dalla montagna

l’ateo si avvicinò dicendo sarcasticamente:

<<Che cosa ci porti da quel

giardino di delizie in cui ti trovavi?>>.

 

Il mistico rispose: <<Avevo tutta l’intenzione

di riempire la mia veste di fiori e,

tornando dai miei amici,

di fare dono di alcuni di questi fiori.

Ma quand’ero là fui talmente inebriato

dalla fragranza del giardino che

lasciai andare la veste>>.

 

Il maestro zen esprime lo stesso concetto più concisamente: <<Chi sa, non dice. Chi dice, non sa>>.

IL DERVISCIO DOLORANTE

Un derviscio era tranquillamente seduto in riva ad

un fiume quando un passante, vedendogli la nuca nuda,

non seppe resistere alla tentazione di assestargli

una sonora pacca.

Rimase molto compiaciuto del rumore

prodotto dalla sua pacca

sul collo del derviscio, ma questi

provava un dolore pungente e si alzò

per restituirgli il colpo.

 

<<Aspetta un momento>>, disse l’aggressore.

<<Puoi colpirmi a tua volta, se vuoi.

Ma prima rispondi a questa domanda

che è sorta ora nella mia mente: il rumore

della pacca è stato prodotto dalla mia mano o

dalla tua nuca?>>.

 

Il derviscio replicò: <<Trova tu la risposta.

Il dolore non mi permette di teorizzare.

Tu puoi farlo perché non senti quello

che sento io>>.

 

Quando si sperimenta il divino, la voglia di teorizzare diminuisce notevolmente.

UNA NOTA DI SAGGEZZA

Nessuno sa cosa ne fu di Kakua dopo

che ebbe lasciato l’imperatore.

È semplicemente scomparso. Ecco la sua storia:

 

Kakua fu il primo giapponese a studiare lo zen

In Cina. Non viaggiò mai.

Si limitò a meditare assiduamente.

Ogni volta che la gente lo

trovava e gli chiedeva di predicare,

diceva poche parole

e si trasferiva in un altro punto della foresta

dov’era meno probabile che lo trovassero.

 

Quando Kakua tornò in Giappone, l’imperatore

sentì parlare di lui e gli chiese di predicare lo zen

a beneficio suo e di tutta la corte.

Kakua stette di fronte all’imperatore,

in silenzio. Poi tirò fuori

dalle pieghe della sua veste un flauto

 e ne cavò una breve nota.

Infine, s’inchinò profondamente al re e scomparve.

 

Confucio dice: <<Non insegnare a un uomo maturo è sprecare un uomo. Insegnare a un uomo immaturo è sprecare le parole>>.

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