28) Pag. 80 LA FRECCIA AVVELENATA

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Pag. 80 LA FRECCIA AVVELENATA

LA FRECCIA AVVELENATA

 

Un monaco una volta andò dal signore Buddha e disse:

<<L’anima del giusto sopravvive alla morte?>>.

Come al solito, Buddha non gli rispose.

Ma il monaco insistette. Ogni giorno ripeteva

 la domanda, e ogni giorno riceveva come risposta

solo il silenzio, finché non ne poté più

e minaccio di andarsene dal monastero

se non avesse ricevuto una risposta

a quella questione d’importanza vitale;

a che scopo sacrificava tutto per vivere nel monastero

se l’anima del giusto no sopravviveva alla morte?

Allora il signore Buddha, avendo compassione di lui,

parlò: <<Tu sei come un uomo>>, disse,

<<che è stato colpito con una freccia avvelenata

e sta rapidamente morendo.

I suoi parenti hanno chiamato in gran fretta un dottore,

ma l’uomo si rifiuta di farsi togliere la freccia o

di farsi curare la ferita se prima

non rispondono a tre domande vitali:

Primo, se l’uomo che l’ha colpito era bianco o nero?

Secondo, se era alto o basso?

Terzo, se era un bramino o un paria?

Se non fosse dato risposta

a queste tre domande, l’uomo avrebbe rifiutato

di fare qualsiasi cosa per salvarsi dalla morte>>.

 

È molto più piacevole parlare della via che percorrerla, discutere delle proprietà della medicina che prenderla.

 

IL BAMBINO SMETTE DI PIANGERE

 

Un tale affermava che, per tutta una serie di ragioni pratiche, era diventato ateo. Se pensava davvero con la sua testa ed era onesto doveva ammettere che non credeva realmente alle cose che la sua religione gli aveva insegnato. L’esistenza di Dio creava tanti problemi quanti ne risolveva; la vita dopo la morte era una pia illusione; le scritture e la tradizione avevano fatto tanto male quanto bene. Tutte queste cose erano state inventate dall’uomo per alleviare la solitudine e la disperazione della esistenza umana.

 

Era meglio lasciarlo stare. Non dire niente. Forse stava attraversando una fase di crescita e di scoperta.

 

Una volta il discepolo chiese al maestro:

<<Cos’è il Buddha?>>.

Egli rispose:

<<La mente è il Buddha>>.

 

Un altro giorno gli fu fatta la stessa domanda

ed egli rispose:

<<Niente mente, niente Buddha>>.

Il discepolo protestò:

<<Ma l’altro giorno hai detto:

“La mente è il Buddha”>>.

 

Disse il maestro:

<<L’ho detto per far smettere di piangere il bambino.

Quando il bambino smette di piangere dico:

“Niente mente, niente Buddha”>>.

 

Forse il bambino aveva smesso di piangere ed era ora pronto per la verità. Quindi era meglio lasciarlo solo.

 

Ma quando iniziò a predicare ad altri, che non vi erano preparati, il suo nuovo ateismo fu necessario tenerlo a freno: <<C’era un tempo in cui gli uomini adoravano il sole: l’era prescientifica. Poi venne l’era scientifica e gli uomini capirono che il sole non era una divinità; non era neppure una persona. Infine è venuta l’era mistica e san Francesco d’Assisi ha chiamato il sole suo fratello e parlava con lui>>.

 

<<La tua fede era quella di un bambino spaventato. Ora che sei diventato un uomo impavido l’hai persa. Speriamo che tu possa diventare un mistico un giorno o l’altro e ritroverai la tua fede>>.

 

La fede non si perde mai per la ricerca senza paura della verità. Solo le convinzioni che la esprimono sono offuscate per un po’ e, con il tempo, purificate.

 

L’UOVO

 

 

Nasruddin si guadagnava da vivere

vendendo uova. Un tale entrò nel suo negozio e disse:

<<Indovina cosa ho in mano?>>.

 

<<Dammi un’indicazione>>, disse Nasruddin.

 

<<Te ne darò più d’una: ha la forma di un uovo,

le dimensioni di un uovo.

Ha l’aspetto d’un uovo, il gusto di un uovo

E l’odore di un uovo.

Dentro è giallo e bianco.

È liquido prima di essere cotto,

si rassoda con il calore.

Inoltre è stato deposto da una gallina…>>.

 

<<Ah! Lo so>>, disse Nasruddin.

<<È un qualche tipo di dolce!>>.

 

L’esperto ha il dono di non afferrare l’ovvio!

Il sommo sacerdote ha l’abilità di lasciarsi sfuggire il messia!

 

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