Pag. 17 Capitolo secondo (Il più grande venditore del mondo)

Capitolo secondo

I P G V D M 1

E così avvenne che poco dopo, una carovana sotto nutrita scorta partì da Damasco portando oro e certificati di proprietà per ciascuno dei dirigenti che gestivano gli empori commerciali di Hafid. Da Obed a Joppa a Reul a Petra, ognuno dei dieci gestori venne informato del ritiro di Hafid, e ricevette il suo dono in attonito silenzio. Dopo l’ultima sosta all’emporio di Antipatris, la missione della carovana infine si concluse.

L’impero commerciale più potente dell’epoca non esisteva più.

Col cuore colmo di tristezza, Erasmo mandò a dire al suo signore che ora il magazzino era vuoto, gli empori non portavano più l’orgoglioso vessillo di Hafid. Il messaggero ritornò con la richiesta di un incontro immediato tra Erasmo e il suo signore presso la fontana, nel peristilio.

Hafid studiò il viso dell’amico e domandò:

<<Tutto fatto?>>

<<Si>>.

<<Non affliggerti, mio gentile amico, e seguimi>>.

Nell’immensa camera echeggiava soltanto il suono dei loro sandali mentre Hafid conduceva Erasmo verso lo scalone di marmo sul retro del palazzo. Rallentò per un attimo il passo presso un vaso di murrina, isolato su un alto piedistallo di legno di cedro, e stette ad osservare il vetro che per effetto della luce mutava colore dal bianco al porpora. Sul suo viso rugoso comparve un sorriso.

Poi i due vecchi amici ripresero a salire la gradinata interna che dava accesso alla stanza situata nella cupola del palazzo. Erasmo notò l’assenza della guardia armata che di solito vigilava ai piedi della scala. Raggiunto il primo piano si fermarono, poiché lo sforzo della salita li aveva lasciati senza fiato. Poi proseguirono entrambi verso il secondo piano, e Hafid tolse dalla cintura una piccola chiave. Aprì la pesante porta di quercia e vi si appoggiò contro, finché essa cigolando sui cardini si dischiuse verso l’interno. Erasmo esitò sino a che il suo signore non gli fece cenno di entrare, e allora si introdusse timidamente nella stanza dove a nessuno era mai stato permesso di accedere da oltre trent’anni.

Una luce grigia e polverosa filtrava dall’alto della torretta, ed Erasmo si appoggiò al braccio di Hafid finché i suoi occhi non si abituarono alla semioscurità. Con un debole sorriso, Hafid osservò come egli si aggirasse lentamente nella stanza che si rivelava completamente vuota, a parte un piccolo scrigno di cedro illuminato da un raggio di luce, in un angolo.

<<Non sei deluso, Erasmo?>>

<<Non so che dire, signore>>.

<<Non sei deluso per l’arredamento? Molti certamente si sono chiesti che cosa si nascondeva in questa stanza. Non sei curioso o interessato al mistero di quello che qui è contenuto e che io ho custodito per tanto tempo così gelosamente?>>.

Erasmo fece un cenno col capo: <<È vero. Molte sono state le chiacchiere e le dicerie in questi anni, su ciò che il nostro signore teneva celato qui nella torre>>.

<<Si, amico mio, e per lo più le ho sentite. Si è parlato di barili di diamanti, e lingotti d’oro, o animali selvaggi, o uccelli rari. Una volta un mercante di tappeti persiani insinuò che forse mantenevo qui un piccolo harem. Lisha si divertì all’idea di me alle prese con una collezione di concubine. Ma, come puoi osservare, qui non vi è nulla ad eccezione di un piccolo scrigno. Adesso, vieni avanti>>.

I due amici s’inginocchiarono acanto allo scrigno e Hafid si accinse a srotolare con cura il laccio di cuoio che lo circondava. Aspirò profondamente il profumo di cedro emanato dal legno, e finalmente spinse il coperchio che si aprì di scatto, silenziosamente. Erasmo si sporse in avanti e fissò il contenuto del cofanetto al di sopra della spalla di Hafid. Poi, guardando il padrone, scosse la testa sbalordito. All’interno non vi era nulla, se non rotoli… rotoli di cuoio.

Hafid frugò e prese con delicatezza uno dei rotoli. Per un attimo se lo appoggiò al petto e chiuse gli occhi. Sul suo viso apparve un’espressione serena, che cancellò i segni dell’età. Quindi si alzò ed indicò lo scrigno.

Se questa stanza fosse piena di diamanti fino a risplenderne, il loro valore non potrebbe superare quello che i tuoi occhi contemplano in questa semplice cassetta di legno. Il successo, la felicità, l’amore, la pace dello spirito e la salute… Tutto quello di cui io ho goduto, è direttamente rintracciabile nel contenuto di questi pochi rotoli. Il mio debito verso di essi e verso il saggio che li affidò alle mie cure non potrà mai essere compensato>>.

Spaventato dal tono di voce di Hafid, Erasmo indietreggio: <<È forse questo il segreto al quale vi riferivate? Questo scrigno è in qualche modo collegato con la promessa che dovete ancora mantenere?>>.

<<La risposta è “sì” ad entrambe le due domande>>.

Erasmo si passò una mano sulla fronte madida e guardò Hafid con incredulità. <<Che cosa è scritto in quei rotoli di tanto prezioso da porre il loro valore al di sopra di quello dei diamanti?>>

<< tutti questi rotoli, tranne uno, contengono un principio, una legge o una verità fondamentale scritta in stile impareggiabile per aiutare il lettore a capirne il significato. Per diventare maestro nell’arte del vendere, si deve imparare e quindi applicare il segreto di ogni rotolo. Impadronendosi di questi principi, si acquista il potere di accumulare tutte le ricchezze che si possono desiderare>>.

Erasmo fissò sbigottito i vecchi rotoli.

<<Si può perfino diventare ricco come voi?>>

<<Molto di più, se lo si desidera>>.

<<Voi avete dichiarato che tutti questi rotoli, meno uno, contengono principi per vendere. Che cosa c’è nell’ultimo rotolo?>>.

<<L’ultimo rotolo, come tu lo definisci, è in realtà il primo a dover essere letto; ogni rotolo infatti è numerato, e deve essere letto in una sequenza particolare. E il primo rotolo contiene un segreto che è stato rivelato nei secoli soltanto a pochissimi uomini saggi. Il primo rotolo, in verità, insegna il modo migliore per imparare quello che sta scritto negli altri>>.

<<Sembra un compito che chiunque può svolgere>>.

<<È in effetti un lavoro semplice, purché si sia disposti a pagare un prezzo in tempo e concentrazione, affinché ogni principio s’imprima in noi diventando parte della nostra personalità e diventi un’abitudine di vita>>.

Erasmo ficcò una mano nello scrigno e ne estrasse un rotolo. Tenendolo delicatamente tra le dita lo porse ad Hafid. <<Perdonatemi, signore, ma perché non avete condiviso con altri questi principi, specie con coloro che hanno faticato al lungo a vostro servizio? Voi, che avete sempre mostrato grande generosità, come mai a tutti quelli che hanno venduto per voi non avete offerto l’opportunità di leggere queste parole di saggezza e di diventare quindi a loro volta ricchi? In fondo, con una conoscenza così preziosa sarebbero diventati tutti più abili nel vendere, perché avete tenuto per voi questi principi per tutti questi anni?>>.

<<Non avevo scelta. Molto tempo fa, quando questi rotoli furono affidati alle mie cure, dovetti promettere, sotto giuramento, che ne avrei rivelato il contenuto ad una persona soltanto. E ancora non capisco la ragione di quella strana richiesta. Comunque, mi fu ordinato di applicare i principi dei rotoli alla mia propria vita, sino a che non apparisse un giorno qualcuno che avesse necessità dell’aiuto e delle istruzioni che essi offrono più di quanto ne avessi io quando ero giovane. Mi fu detto che, attraverso un qualche segno, avrei potuto riconoscere la persona alla quale dovevo passare i rotoli anche se probabilmente essa non ne era al corrente.

Ho atteso pazientemente, e nell’attesa ho applicato queste regole come mi fu permesso di fare. Grazie a loro, io divenni quello che molti definiscono il più grande venditore del mondo, proprio come colui che mi lasciò in eredità questi rotoli fu acclamato come il più grande della sua epoca. Adesso, Erasmo, forse capirai, finalmente, perché alcune delle mie azioni di questi anni che ti sembravano bizzarre o ineseguibili, si dimostrarono invece strumenti di successo. Le mie azioni e decisioni furono sempre guidate da questi rotoli; non fu quindi grazie alla mia saggezza che acquistammo tutti quei talenti d’oro. Io ero solo uno strumento di esecuzione>>.

<<Credete ancora che dopo tutto questo tempo apparirà colui che deve ricevere da voi questi rotoli?>>.

<<Sì>>.

Hafid ripose con cura i rotoli e richiuse lo scrigno. Parlò dolcemente, senza alzarsi; <<Vuoi rimanere con me fino a quel giorno, Erasmo?>>.

L’amministratore tese verso di lui il braccio attraverso la tenue luce, finché le loro mani si strinsero. Annuì col capo, poi si ritirò dalla stanza come ubbidendo ad un tacito comando del suo signore. Hafid rimise il laccio di cuoio intorno allo scrigno, quindi si alzò e si avviò verso la piccola torre. Da essa uscì sul camminamento che circondava la grande cupola. Il vento d’oriente soffiò sul suo viso portando il profumo dei laghi e del deserto lontano. Lassù alto sui tetti di Damasco, il vecchio sorrise, mentre i suoi pensieri tornavano indietro nel tempo…

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