Pag. 25 Capitolo terzo (Il più grande venditore del mondo)

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CAPITOLO TERZO

I P G V D M 2

 

Era inverno, e il freddo era rigido sul Monte degli Olivi. Da Gerusalemme, attraverso la stretta fenditura della valle del Cedron, giungeva l’odore greve di incenso e di carne bruciata proveniente dal Tempio, misto al profumo di trementina degli alberi di terebinto sulle montagne.

Su un aperto pendio, a breve distanza dal villaggio di Beth, stazionava, addormentata, l’immensa carovana commerciale di Pathros di Palmira. L’ora era tarda, ed anche il grande stallone favorito del mercante aveva smesso di brucare i bassi cespugli di pistacchio e si era appisolato presso una soffice siepe di alloro.

Al di la della lunga fila di tende silenziose, spesse funi di canapa, avvolte intorno a quattro antichi alberi d’olivo, formavano un recinto quadrato al cui interno stavano sagome informi di cammelli e asini, ammassati insieme per scaldarsi a vicenda. Ad eccezione di due guardie, di pattuglia nei pressi dei carri delle mercanzie, nessuno si muoveva nel campo.   Soltanto una lunga ombra si profilava contro la parete di vello di capra della tenda più grande: era Pathros, che camminava irritato su e giù, fermandosi ogni tanto per aggrottare la fronte e scuotere il capo in direzione del giovane timidamente inginocchiato accanto all’ingresso.  Alla fine, curvò il corpo sofferente verso il tessuto d’oro e invitò il ragazzo ad avvicinarsi:

<<Hafid, tu sei sempre stato come un figlio per me. Sono perplesso e confuso dalla tua strana richiesta. Non sei contento del tuo lavoro?>>.

Gli occhi del ragazzo erano fissi sul pavimento. <<No, signore>>.

<<Forse il continuo ingrandirsi della nostra carovana ti ha reso troppo faticoso il compito di accudire a tutti i nostri animali?>>

<<No, signore>>.

<<Allora, vuoi ripetere per cortesia la tua richiesta, esponendo anche le ragioni che motivano un appello tanto insolito?>>.

<<È mio desiderio diventare venditore delle vostre merci, anziché essere soltanto il vostro guardiano di cammelli. Desidero diventare come Hadad, Sino, Caleb e gli altri che partono dai nostri campi con animali che si reggono a stento sotto il peso delle mercanzie, e ritornano con oro per voi e oro anche per sé stessi. Desidero migliorare la mia posizione che è troppo umile. Come guardiano di cammelli non sono nulla, ma vendendo per vostro conto posso ottenere ricchezza e successo>>.

<<Come lo sai?>>

<<Spesso vi ho sentito dire che nessun altro commercio o professione offre maggiori opportunità a chi voglia sollevarsi dalla miseria alla ricchezza>>.

Pathros stava per fare un cenno d’assenso, ma ci ripensò e continuò a fare domande. <<Credi di essere all’altezza di Hadad e degli altri venditori?>>.

<<Hafid fissò intensamente il vecchio e replicò: <<Molte volte ho udito per caso Caleb lamentarsi con voi per le disavventure a causa delle quali non aveva venduto a sufficienza, e molte ho sentito voi ricordargli che chiunque potrebbe vendere in breve tempo tutte le merci dei vostri magazzini, se soltanto si applicasse a imparare questi principi, perché non posso farlo anch’io acquistare questa speciale conoscenza?>>.

<<Se tu possedessi questi principi, quale sarebbe la meta della tua vita?>>

Hafid esitò, poi rispose: <<Si dice da un capo all’altro del paese che voi siete un grande venditore. Il mondo non ha mai visto un impero commerciale come quello che voi avete costruito grazie alla vostra maestria nell’arte del vendere. La mia ambizione è diventare perfino più grande di voi, il più grande tra i mercanti, l’uomo più ricco e il più grande venditore del mondo!>>.

Pathros indietreggiò studiando il viso scuro del giovane. Sulle sue vesti ristagnava ancora l’odore degli animali, ma egli mostrava ben poca umiltà. <<E cosa farai con questa grande ricchezza e con il potere spaventoso che sicuramente l’accompagnerà?>>.

<<Farò come voi. La mia famiglia avrà a disposizione le cose più belle del mondo, e il resto lo dividerò con i più bisognosi>>.

Pathros scosse la testa. <<La ricchezza, figlio mio, non dovrebbe mai essere lo scopo della vita. Le tue parole sono eloquenti, ma sono soltanto parole. La vera ricchezza è quella del cuore, non quella della borsa>>.

Hafid insistette: <<Non siete forse voi ricco, signore?>>.

Il vecchio rise per la sua sfrontatezza. <<Hafid, per quanto concerne la ricchezza materiale, c’è solo una differenza tra me e il più misero accattone che tende la mano davanti al palazzo di Erode. Il mendicante pensa soltanto al suo prossimo pasto, mentre io penso soltanto a quello che sarà per me l’ultimo. No, figlio mio, non aspirare alla ricchezza e non lavorare soltanto per essere ricco. Impegnati invece a raggiungere la felicità, ad essere amato e ad amare e, ancor più importante, a conquistare la pace della mente e la serenità>>.

Hafid insistette ancora. <<Ma queste cose sono impossibili senza il denaro. Chi, in povertà, riesce a vivere con la mente in pace? Come si può essere felici a stomaco vuoto? Come si può dimostrare amore per la propria famiglia se si è incapaci di sfamare e vestire e dare un tetto ai propri cari? Voi, voi stesso avete detto che la ricchezza è un bene quando reca gioia agli altri. Perché allora non è giusta la mia ambizione di essere ricco? La povertà può essere un privilegio ed anche una scelta di vita per il monaco nel deserto, poiché lui ha soltanto sé stesso da mantenere e nessun altro se non un Dio da soddisfare, ma io considero la povertà come il segno di una mancanza di capacità o di ambizione. E io non manco né dell’una né dell’altra di queste qualità!>>.

Pathros aggrottò la fronte. <<Qual è la causa di questa esplosione improvisa di ambizione? Tu parli di provvedere a una famiglia, ma non hai altra famiglia al di fuori di me, che ti ho adottato quando la pestilenza ti ha reso orfano di madre e di padre>>.

La pelle di Hafid, benché scurita dal sole, non poté nascondere l’improvviso rossore che gli affluì sulle guance. <<Mentre eravamo a Hebron, prima di metterci in viaggio ho conosciuto la figlia di Calneh. Lei… lei>>.

<<Oh, oh, adesso la verità viene a galla. È stato l’amore, e non un nobile ideale, a cambiare il mio guardiano di cammelli in un possente soldato pronto a sfidare il mondo! Calneh è un uomo molto ricco. Sua figlia e un guardiano di cammelli? Ohibò! Ma sua figlia e un mercante ricco, giovane, e bello… ah, questa è un’altra faccenda. Molto bene, mio giovane soldato, ti aiuterò ad iniziare la tua carriera di venditore>>.

Il ragazzo si gettò in ginocchio davanti a Pathros e gli afferrò la tunica. <<Signore, signore! Quali parole posso dire per dimostrarvi la mia riconoscenza?>>.

Pathros si liberò dalla stretta e fece un passo indietro. <<Vorrei suggerirti di lasciar perdere i ringraziamenti, per il momento. Qualsiasi aiuto io possa darti sarà un granello di sabbia in confronto alle montagne che dovrai smuovere da solo>>.

La gioia di Hafid si offuscò immediatamente, e chiese: <<Non mi insegnerete i principi e le leggi che faranno di me un grande venditore?>>

<<No. Proprio come non ho voluto rendere dolce e comoda la tua adolescenza circondandoti di vizi e comodità. Sono stato spesso criticato per aver destinato il mio figlio adottivo alla vita di guardiano di cammelli, ma pensavo che dentro di te ardesse il fuoco giusto, e che sarebbe alla fine emerso… ed allora tu saresti stato molto più “uomo” proprio grazie a questi anni di duro lavoro. La tua richiesta di stanotte mi rende felice, perché il fuoco dell’ambizione brucia nei tuoi occhi, e il tuo viso splende di ardente desiderio. Questo va bene e conferma le mie previsioni, ma tu devi ancora provarmi che c’è qualcosa in te più consistente delle parole>>.

Hafid taceva, e il vecchio mercante continuo: <<primo, devi provare a me e, cosa anche più importante, a te stesso, di essere in grado di affrontare la vita del venditore, poiché non è facile la strada che hai scelto. Si, è vero, mi hai sentito dire più volte dire che per chi ha successo i compensi sono grandi, ma sono grandi proprio perché pochissimi hanno successo. Molti soccombono alla disperazione e abbandonano l’impresa senza rendersi conto di possedere tutti gli strumenti necessari per raggiungere grande ricchezza. Altri affrontano ogni impedimento con dubbio e timore, poiché considerano gli ostacoli come nemici, mentre in realtà sono amici e alleati. Gli ostacoli sono necessari al successo perché nel vendere, come in tutte le carriere importanti, la vittoria giunge soltanto dopo molte lotte e innumerevoli sconfitte. Ogni lotta, ogni sconfitta, acuisce la tua abilità e aumenta la tua forza, alimenta il tuo coraggio e la tua resistenza, potenzia le tue capacità e il tuo senso di sicurezza; perciò ogni ostacolo è un compagno d’armi che ti costringe a diventare migliore… o ad abbandonare la lotta. Ogni umiliazione è un’opportunità ad andare più avanti; scacciale, evitale, e avrai gettato via il tuo futuro>>.

Il giovane annuì e accennò a parlare, ma il vecchio alzò la mano e continuò: <<Inoltre, tu ti stai imbarcando nella più solitaria professione del mondo. Anche i più disprezzati esattori delle tasse tornano alle loro case al tramonto, e i legionari romani hanno delle caserme che chiamano casa. Ma tu vedrai molti tramonti lontano da tutti gli amici e dai tuoi cari. Sentirai quanto intensamente può ferire la solitudine, ogni volta che ti accadrà di passare accanto a una casa estranea immerso nell’oscurità e di scorgere, nella luce accesa all’interno, una famiglia che spezza il pane della sera>>.

<<Sarà in questi momenti di solitudine che ti verranno in mente le tentazioni>>, continuò Pathros. <<È proprio il tuo modo di affrontare le tentazioni che inciderà molto sulla tua carriera. L’essere in cammino solo con i tuoi animali ti darà una strana sensazione, che spesso è di paura. Sovente dimentichiamo, in quei momenti, le nostre prospettive e i nostri valori, e diventiamo come bambini, affamati di amore e di sicurezza. I surrogati che possono essere usati come compensazione hanno posto fine alla carriera di molti, compresi migliaia di venditori le cui potenzialità erano grandemente stimate. Inoltre, non vi sarà nessuno al tuo fianco per consolarti quando non avrai venduto nulla; nessuno, eccetto quelli che cercano di portarti via la borsa del denaro>>.

<<Sarò prudente, e terrò conto delle vostre parole di avvertimento>>.

<<Allora cominciamo. Per il momento non riceverai più nessun consiglio. Ai miei occhi, tu sei come un fico acerbo. Finché non è maturo, il fico non può essere chiamato tale, e, similmente, finché tu non avrai avuto modo di acquisire scienza ed esperienza, non puoi essere chiamato venditore>>.

<<Quando devo cominciare?>>

<<In mattinata devi presentarti a Silvio presso i convogli delle merci. Egli ti rilascerà a tuo addebito una delle nostre più belle tuniche. È tessuta con pelo di capra senza cuciture; può resistere anche alla più dura pioggia, ed è tinta di rosso con le radici della robbia, così che il calore si mantenga sempre inalterato. Vicino all’orlo, cucita all’interno, troverai una piccola stella. Questo è il marchio di Tola, la cui corporazione produce le più belle tuniche del mondo. Dopo la stella c’è il mio marchio, un cerchio entro un quadrato. Entrambi sono marchi conosciuti e rispettati ovunque in questa terra, e di queste tuniche ne abbiamo vendute un’infinità. Ho trattato con gli Ebrei abbastanza da sapere il nome che essi danno ad un capo come questo. Lo chiamano abeyah. Prendi la tunica e un mulo e parti all’alba per Betlemme, il villaggio dove è passata la nostra carovana prima di giungere qui. Nessuno dei nostri venditori lo ha mai visitato. Dicono che sarebbe tempo sprecato, perché la popolazione è molto povera; tuttavia molti anni fa ho venduto centinaia di tuniche ai pastori del luogo. Rimani a Betlemme finché non avrai venduto la tunica>>.

Hafid fece un cenno col capo, tentando invano di nascondere la propria eccitazione. <<A quale prezzo devo vendere la tunica, signore?>>. <<Farò un addebito di un denaro d’argento a tuo nome sul mio libro mastro>>, rispose il padrone. <<Al ritorno, me lo dovrai restituire. Tutto quello che otterrai in più lo terrai come la tua commissione: così, di fatto, sarai tu a stabilire il prezzo della tunica. Puoi visitare la piazza del mercato che si trova all’ingresso sud della città, o decidere di bussare a ogni porta, e le case sono certo più di mille. Dovrebbe essere possibile vendere una tunica, non ti pare?>>.

Hafid annuì di nuovo. Con la mente, era già all’indomani.

Pathros posò gentilmente la mano sulla spalla del ragazzo. <<Non metterò nessuno al tuo posto finché non ritorni. Se dovessi scoprire di non aver lo stomaco adatto a questa professione io ti capirò, e non dovrai pensare di essere in disgrazia. Mai vergognarsi per aver tentato e fallito, poiché colui che non ha mai fallito è colui che non ha mai tentato. Al tuo ritorno, io ti farò molte domande sull’esperienze che avrai vissuto. Poi deciderò come procedere per aiutarti a realizzare i tuoi sogni più ambiziosi>>.

Hafid s’inchinò e si voltò per andarsene, ma il vecchio non aveva ancora finito. <<Figliolo, c’è una regola che devi ricordare nell’iniziare questa nuova vita. Tienila sempre a mente e supererai anche gli ostacoli apparentemente insormontabili che certamente dovrai affrontare come tutti gli ambiziosi>>.

Hafid attese. <<Si, signore?>>.

<<L’insuccesso non riuscirà mai ad abbatterti se possiedi davvero una forte determinazione>>.

Pathros si avvicinò al giovane. <<comprendi appieno il significato delle mie parole?>>.

<<Si, signore>>.

<<Allora ripetile con me!>>.

<<L’insuccesso non riuscirà mai ad abbattermi se posseggo davvero una forte determinazione>>.

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