Pag. 56 Capitolo settimo (Il più grande venditore del mondo)

Pag. 56

Capitolo settimo

 

Porta orientale di Damasco nei nostri giorni

porta orientale

Hafid entrò con il suo animale nella città fortificata di Damasco attraverso la porta orientale. Cavalcava lungo la via maestra in preda a mille dubbi e ad una certa trepidazione, e il rumore e le grida che provenivano dalle centinaia di bazar non contribuivano certo a sollevarlo dai suoi timori. Una cosa era giungere in una grande città insieme ad una carovana potente come quella di Pathros, ben altra il trovarvisi solo e senza protezione. I mercanti di strada gli correvano addosso da ogni parte offrendogli mercanzie, urlando l’uno più dell’altro. Oltrepassò una serie di bottegucce e minuscoli bazar che mettevano in mostra oggetti prodotti da calderai, argentieri, sellai, tessitori, falegnami; ad ogni passo del mulo si ritrovava faccia a faccia con altri venditori ambulanti che tendevano le mani gemendo e implorando.

Proprio davanti a lui, oltre il muro occidentale della città, si ergeva il monte Hermon. Sebbene fosse estate, la cima era ancora coperta di bianco e sembrava guardare dall’alto con spirito di tolleranza la cacofonia della piazza. Alla fine, Hafid lasciò la strada e andò in cerca di una sistemazione, che non ebbe difficoltà a trovare in una locanda chiamata Moshe. La stanza era pulita ed egli pagò un mese d’affitto anticipato, il che chiarì immediatamente il suo rango al proprietario, Antonio. Poi sistemò il mulo nella stalla sottostante, fece un bagno nelle acque del Barada e ritornò nella sua stanza.

Mise lo scrigno di cedro ai piedi del letto e si apprestò a srotolarne le cinghie. Il coperchio si aprì facilmente ed egli contemplò i rotoli di cuoio. Infine frugò all’interno e li toccò. Il cuoio reagiva sotto le sue dita come se fosse vivo, e Hafid ritrasse la mano precipitosamente. Si alzò e si diresse verso la finestra protetta da una grata da cui entravano i suoni della rumorosa piazza del mercato, pur distante quasi mezzo miglio. Guardò nella direzione da cui giungevano, un po’ smorzate, mille voci, e in quel momento sentì riaffiorare timori e dubbi e svanire la fiducia. Chiuse gli occhi, appoggiò la testa alla parete e gridò: <<Pazzo sono a sognare che io, un semplice guardiano di cammelli, verrò un giorno acclamato come il più grande venditore del mondo, quando non ho neppure il coraggio di cavalcare in mezzo alle bancarelle del mercato. Oggi i miei occhi hanno visto migliaia di venditori, tutti meglio dotati di me per la loro professione. Tutti hanno coraggio, entusiasmo e tenacia. Paiono tutti agguerriti per sopravvivere nella giungla del mercato. Quanto è stupido e presuntuoso pensare che io possa competere con loro e superarli. Pathros, Pathros mio, temo che fallirò di nuovo>>.

Stanco del viaggio si gettò sul letto singhiozzando finché non si addormentò.

Quando si svegliò era mattina. Ancor prima d’aprire gli occhi, udì cinguettare. Si alzò e fissò incredulo un passerotto posato sul coperchio aperto dello scrigno che conteneva i rotoli. Corse alla finestra. Fuori, migliaia di passeri gremivano gli alberi di fico e i sicomori, e ognuno di essi cantando dava il benvenuto al nuovo giorno. Mentre li osservava, alcuni si posarono sul davanzale ma volarono subito via, non appena azzardò un tenue movimento. Allora tornò a guardare lo scrigno. Il pennuto ospite drizzò il capo e lo fissò attentamente.

Hafid si diresse lentamente verso lo scrigno con la mano tesa. Il passero gli balzò nel palmo. <<Migliaia dei tuoi simili rimangono fuori, timorosi. Tu invece hai il coraggio di entrare dalla finestra>>, pensò.

Il passero beccò rapido la pelle di Hafid, ed egli lo portò verso il tavolo dove c’era lo zaino che conteneva pane e formaggio. Ne ruppe alcuni pezzi e li mise accanto al suo piccolo amico che cominciò a mangiare.

Assalito da un pensiero, ritornò alla finestra e tastò i fori della grata. Erano così piccoli che gli parve quasi impossibile che il passero avesse potuto entrare. Poi ricordò le parole di Pathros e le ripeté ad alta voce. Il fallimento non ti potrà mai annientare, se la tua volontà di successo è abbastanza forte.

Ritornò allo scrigno e frugò all’interno. Uno dei rotoli di pelle era più consunto degli altri. Lo tolse dalla cassetta e lo srotolò con cura. La paura che aveva provato era svanita. Guardò poi nella direzione del passero. Anch’esso se ne era andato; a testimoniare la visita del passerotto coraggioso, rimanevano soltanto briciole di pane e formaggio. Hafid diede un’occhiata al rotolo. E ne lesse il titolo. Il rotolo numero uno. E cominciò a leggere.

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